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venerdì 10 febbraio 2017

Gauck: “Germania pronta ad un ruolo finanziario e militare più attivo”

La più alta carica dello Stato più potente dell’Unione Europea fa un bilancio della propria Nazione, fra responsabilità storiche e rinnovamento presente, alla luce della Brexit: ne esce un quadro non troppo ottimistico in un periodo, quello pre-elettorale, che obbliga la Cancelliera Merkel a confrontarsi anche con la presidenza Trump ed il problema dei flussi migratori.

Se la soluzione è nell’Unione Europea a due velocità la Germania potrebbe doversi scontrare con le contraddizioni interne al proprio Paese... Non sarà un compito facile.

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Il Presidente tedesco, Joachim Gauck, dichiara che la Germania è pronta ad essere più attiva nel mondo della finanza.

Joachim Gauck, ha rilasciato un’intervista al nostro giornale, in cui dichiara che il Paese, dopo il voto per la Brexit e la vittoria di Trump, ha superato un certo riserbo ad imporsi, che le derivava dal dopoguerra.

Da Berlino per “The Guardian” Kate Connolly, 3 Febbraio 2017
Traduzione e cura di Francesco Spataro


Il Presidente della Germania, Joachim Gauck, ha dichiarato che il suo Paese ha ormai superato la propria avversione a partecipare al mondo degli affari, che derivava dal dopoguerra, ed è anzi pronto ad assumere anche un ruolo politico e militare più attivo, sull’onda del referendum per la Brexit e dell’elezione di Donald Trump.

Il Presidente afferma che sempre più tedeschi accolgono con favore il fatto che la Germania, per imporsi maggiormente a livello internazionale, si sia presa le proprie colpe storiche; però persistono ancora nel popolo, sia una forte consapevolezza della Storia, sia molti dubbi riguardo qualsiasi forma di predominanza tedesca.

“Andiamo orgogliosi del modello odierno di Germania, così diverso da qualsiasi altro che ha avuto posto nella Storia; di vivere in un clima di pace durevole, a fianco dei paesi confinanti, e di essere un partner affidabile all’interno dell’Unione Europea e della Nato; siamo inoltre fieri che la nostra Nazione viva così stabilmente in pace con sé stessa, e goda di un benessere sociale tale da non rendere indigente il proprio popolo”, ha dichiarato Gauck durante la lunga intervista.

“Nonostante molti tedeschi trovino ancora inaccettabile l’idea di una Germania che si prenda maggiori responsabilità a livello internazionale... credo sia corretto farci carico di quegli oneri. Un Paese che crede in sé stesso è un partner più affidabile per chiunque.”

Gauck, ora settantasettenne, ha rilasciato l’intervista a “The Guardian” e ad altri quattro fra i maggiori quotidiani europei, proprio poco prima del suo ritiro dalla più alta carica del Paese.

Il Presidente tedesco sostiene che l’atteggiamento di molti tedeschi nel dopoguerra è ancora così contaminato da decenni di passato guerrafondaio, da far respingere totalmente – ad altre nazioni – perfino l’idea che una Nazione come la Germania abbia la possibilità di avere un esercito; ma, a poco a poco, questa opinione ha lasciato il posto ad un approccio più pragmatico.

“L’incremento del budget per la difesa non ha più incontrato resistenze nella maggioranza della popolazione,” ha dichiarato “Molti tedeschi, per un certo periodo, hanno provato addirittura vergogna, a non avere un esercito.”

Più avanti nell’intervista, quindi, chiarisce che se i tedeschi hanno accettato che “la loro terra d’origine diventasse un Paese affidabile, che promuove e sostiene la certezza della legalità, delle istituzioni solide ed una popolazione equilibrata e democratica, saranno più pronti a conseguire quei risultati, per assumersi e sostenere maggiori responsabilità sullo scenario internazionale”.

Ex pastore protestante, dichiaratamente anticomunista, Gauck acquistò notorietà nella Germania dell’Est come attivista per i diritti civili; egli ribadisce che è sempre stato convinto del fatto che, proprio a causa della lezione che aveva appreso dalle sue esperienze più dolorose, la Germania avrebbe “resistito molto bene” agli sviluppi politici, inclusi l’Euroscetticismo ed il neo-nazionalismo, e che avrebbe guadagnato sicuramente terreno, durante i cinque anni del suo mandato.

Prosegue: “Credo che dovremmo essere gli ultimi in Europa a sentirci tentati da un ritorno ad un qualsiasi modello di società autoritaria. Gran parte dei tedeschi hanno patito un nazionalismo eccessivo per così tanti anni da non volerne più sentir parlare. Il nazional-socialismo prima, ed il comunismo in una parte della Germania poi, con le sue promesse di salvezza e la sua alienazione politica, i suoi crimini... Queste esperienze hanno lasciato il segno su di noi.”

Gauck sostiene con convinzione che, malgrado il numero sempre più crescente di “questioni critiche” i tedeschi, come altri membri dell’Unione, “rimarrebbero fedelmente schierati dalla parte del progetto europeo”, perché “l’Europa è nel DNA della Germania”.

Il Presidente dichiara che il messaggio del risultato al referendum per la Brexit è arrivato, per dirla con un espressione gergale, “forte e chiaro”; questo vuol dire, che si sente un certo “bisogno di rallentare” in relazione al progetto dell’UE. Sia la Brexit che l’elezione di Trump, afferma, hanno sottolineato il bisogno, per i politici, di imparare a parlare un linguaggio più semplice e, di non lasciare che “settori di popolazione sentano di essere stati lasciati in disparte”, facile preda dei populisti.

“Sta diventando sempre più chiaro... quanta urgenza c’è di parlare con quei settori dell’elettorato più scettici e meno coinvolti politicamente”, ribadisce. “Se deve affermarsi una politica illuminata, saggia, questa politica avrà bisogno di parlare un linguaggio che non sia compreso solo dalla élite, che non rifiuti di esprimersi con semplicità, e che non rifugga dalle emozioni insite nelle cose. Non dobbiamo lasciare l’intervento diretto, onesto, solo ai populisti o a chi semina paura.”

Da parte sua, Gauck ha sempre creduto che quello che aveva portato al risultato della Brexit, era in parte ciò che lui ha sempre chiamato “stupido orgoglio senza senso”.

“L’orgoglio di una grande nazione è nella peculiarità delle sue tradizioni, nel ruolo che un Paese è abituato a ricoprire nella sfera d’influenza globale; per molti, in Gran Bretagna, in questo periodo invece... sembra essere confuso; hanno perso le coordinate”. La politica, la finanza, l’élite dei media si erano “impegnati nel tentativo di tenere al laccio quell’orgoglio, per lungo tempo”; Gauck, ha sempre creduto invece, che alla fine, sarebbe stato il referendum a liberarlo.

“Credo inoltre, che la Gran Bretagna subirà un periodo di intensa riflessione su questa decisione, nei prossimi 10 o 15 anni,” ha aggiunto il presidente.

Gauck, che prima di diventare presidente è stato il custode degli archivi della polizia segreta della Germania Est, la Stasi, ha fatto rilevare che in Inghilterra l’attuale nostalgia per quelli che lui ha chiamato “i giorni in cui la Gran Bretagna era una nazione con una larga sfera di influenza” è, per lui, “uno sgradevole ricordo di qualcosa che avevo già visto nella Germania Est di 20 anni prima”.

“La gente aveva voluto sbarazzarsi del comunismo, ma poi, pochi anni dopo, in gran parte della popolazione era cresciuto un forte sentimento di rimpianto, una sorta di nostalgia verso di esso,” afferma ora Gauck. Il fenomeno è spesso descritto come “ostalgia”, o desiderio di un “clima da Germania Est”.

Egli aveva previsto che le singole nazioni sarebbero state “troppo deboli” per uscire dall’Unione Europea da sole; aveva riconosciuto, quindi, che sarebbe stato assai improbabile che gli altri stati membri della UE avrebbero seguito l’esempio dell’Inghilterra.

Gauck ha poi ammesso che, la “politica delle porte aperte” della cancelliera Angela Merkel, che ha portato all’arrivo in Germania di oltre un milione di immigrati, avrebbe profondamente diviso ampi settori della popolazione tedesca, ma, nel contempo, si è rifiutato di dire che è stato un “errore di valutazione”. Dalla “cultura dell’accoglienza”, afferma, ha avuto origine ciò che lui definisce “un popolo tedesco rispettabile, perbene”; un popolo con la voglia di dimostrare che ci sono persone, diverse da quelle che hanno portato a termine gli incendi dolosi negli alloggi per immigrati. Ed aggiunge: “Volevano dimostrare che non tutti i tedeschi la pensano allo stesso modo”.

“Naturalmente è molto facile dire, come molti fanno, che l’Europa non avrebbe un problema di rifugiati, se non fosse stato per Angela Merkel. Ma il punto è che, i rifugiati esistono, con o senza la Merkel, e tutti noi in Europa dobbiamo confrontarci con questo problema. Noi tutti abbiamo delle enormi responsabilità”.

Gauck ha anche chiesto di migliorare il sistema di sicurezza alle frontiere esterne della UE, con un accesso meglio regolamentato e “corridoi d’accesso legali, per le persone che hanno bisogno di protezione, o che sono state chiamate in Europa per lavoro o ricongiungimenti”; in particolare in questo periodo, alla luce degli attacchi terroristici nel continente europeo.

Ha condannato la recente decisione di Trump di vietare l’ingresso negli USA ai cittadini di alcune nazioni a maggioranza musulmana, ritenendolo “incompatibile con i nostri concetti di uguaglianza, dignità umana, e libertà di culto”. Ed ha aggiunto: “La cosa sconcertante, che sconforta, è che, in realtà, questi sono concetti che noi europei condividiamo assolutamente con gli Americani. Sono stati loro che hanno sostenuto quei valori, durante i periodi più bui della nostra storia, e che li hanno restituiti poi al nostro continente.”

In una citazione molto personale, il Presidente ci ha confessato che per decenni era stato capace di interagire con il suo stesso Paese, soltanto “in un modo totalmente negativo. Non la sentivo come la nostra ideale terra d’origine. Molti tedeschi, hanno disprezzato la loro stessa Nazione.”

Joachim Gauck aveva anche interpretato la riunificazione della Germania, nel 1990, e la stabilità economica e politica che lentamente sono emerse negli anni a seguire, come un segnale, per poter riconsiderare di tirare fuori un qualche senso d’orgoglio. Ma poi ammette: “Per poter pronunciare di nuovo la parola “orgoglio”, riferendola al mio Paese, c’è voluta la mia elezione a Presidente. A quel punto avevo quasi 70 anni. Mi ci è voluto tutto questo tempo, per fare una cosa, che qualsiasi sedicenne, in un qualunque altro Paese, è capace di fare. In qualsiasi momento.”

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