Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

giovedì 2 febbraio 2017

Gorsuch, il falco di Trump alla Corte Suprema

di Michele Paris

Perfettamente in linea con lo spirito dei primi provvedimenti adottati dopo l’ingresso alla Casa Bianca, martedì sera il neo-presidente Donald Trump ha nominato ufficialmente il giudice federale ultra-conservatore Neil Gorsuch per occupare il posto alla Corte Suprema degli Stati Uniti lasciato vacante dal decesso di Antonin Scalia quasi un anno fa. Gorsuch è stato scelto fra tre giudici che avevano superato la selezione di Trump e che erano stati sostanzialmente proposti da ex membri Repubblicani del governo e organizzazioni e gruppi di ricerca in ambito legale con inclinazioni marcatamente conservatrici.

L’annuncio della nomina del 49enne giudice della corte federale d’appello di Denver, in Colorado, è avvenuto nel corso di un bizzarro evento alla Casa Bianca dai contorni da reality show. In un discorso di presentazione durato 15 minuti, Trump ha elogiato in maniera decisamente spropositata sia il nuovo candidato al più altro tribunale americano sia il suo predecessore, l’arci-reazionario Scalia, del quale Gorsuch sembra appunto il degno erede.

Quest’ultimo incarna tutti i “valori” della destra americana più estrema, essendosi distinto nel corso della sua carriera legale per l’impegno a favore dell’oscurantismo religioso, della difesa degli interessi del business privato e delle forze di polizia contro i diritti democratici della popolazione.

Gli ambienti di destra negli Stati Uniti sono andati in visibilio dopo la notizia della nomina di Trump e in molti hanno celebrato gli orientamenti “originalista” e “testualista” di Gorsuch nell’approccio alla Costituzione. La stessa attitudine denotava il defunto giudice Scalia e consiste sostanzialmente in un metodo di giudizio arbitrario e tendenzioso dei casi all’attenzione della corte, secondo il quale andrebbe fatto riferimento il più possibile al significato originario del testo costituzionale come concepito alla fine del XVIII secolo, senza troppo riguardo per i cambiamenti sociali registrati fino a oggi.

Per comprendere la predisposizione verso la legge di Gorsuch è utile ricordare il contesto familiare e giuridico, imbevuto di pseudo-ideali di destra, nel quale si è formato. La madre, Anne Gorsuch Burford, era stata ad esempio scelta nel 1981 dall’allora presidente Reagan per guidare l’Agenzia federale per la Protezione Ambientale (EPA), con il preciso compito di limitarne drasticamente le funzioni se non di smantellarla del tutto.

La madre del giudice Gorsuch aveva quasi dimezzato il bilancio dell’EPA nei primi due anni, ma il suo lavoro s’interruppe quando fu costretta alle dimissioni a causa del rifiuto di riferire al Congresso le modalità con cui erano stati spesi dei fondi speciali, assegnati all’agenzia da lei guidata, da utilizzare per lo smaltimento di rifiuti tossici.

Le personalità che Gorsuch ha invece citato nel suo discorso di martedì alla Casa Bianca e che avrebbero avuto la maggiore influenza sul suo pensiero sono lo stesso Scalia e un altro giudice dalle tendenze reazionarie, David Sentelle. Sponsorizzato dal senatore Repubblicano ultra-reazionario Jesse Helms, quest’ultimo era stato protagonista negli anni Novanta di almeno un paio di vergognose vicende legali.

Nel 1990 aveva fatto parte della maggioranza in un gruppo di giudici che aveva cancellato le accuse a carico dei due principali responsabili delle operazioni relative al caso “Iran-Contra” nell’amministrazione Reagan, Oliver North e John Poindexter. Qualche anno più tardi, Sentelle avrebbe invece rimosso dal suo incarico il “procuratore speciale” indipendente Robert Fiske, impegnato a indagare sul cosiddetto scandalo “Whitewater” che aveva coinvolto l’allora presidente Bill Clinton.

Fiske non aveva trovato nulla che potesse giustificare un’incriminazione e al suo posto venne nominato Kenneth Starr, fazioso ex membro dell’amministrazione Reagan che avrebbe dato il via a una vera e propria caccia alle streghe per giungere all’impeachment di Clinton.

Neil Gorsuch, da parte sua, era salito alla ribalta nazionale qualche anno fa per aver fatto parte della maggioranza di una giuria togata in un caso che metteva di fronte i proprietari, di religione cristiana evangelica, della catena di negozi Hobby Lobby e una loro dipendente. La famigerata sentenza, confermata dalla Corte Suprema, stabiliva che una compagnia privata ha il diritto di rifiutarsi di includere strumenti di contraccezione nei piani sanitari offerti ai propri impiegati se ciò va contro i principi religiosi professati dai proprietari.

Oltre che nelle sentenze, Gorsuch fin dai tempi del college ha espresso i propri orientamenti legali e il disprezzo per il progressismo in editoriali e articoli giornalistici. Sulla conservatrice National Review nel 2005 aveva ad esempio criticato l’istituto della “class-action”, definito un modo a disposizione di lavoratori e poveri per “arricchirsi rapidamente”. Il candidato di Trump alla Corte Suprema ha d’altra parte lavorato anche per studi legali privati, difendendo prevalentemente gli interessi di grandi aziende.

Il New York Daily News ha inoltre rintracciato una serie di opinioni espresse da Gorsuch su un giornale pubblicato dalla Columbia University, dove si laureò nel 1988. In esse, Gorsuch si lamentava tra l’altro per i “pregiudizi liberal” della maggior parte degli studenti, mentre, in altre occasioni, criticava un gruppo di manifestanti contro aziende americane che facevano profitti grazie all’apartheid in Sudafrica e applaudiva Reagan per i finanziamenti segreti ai Contras in Nicaragua.

La candidatura di Neil Gorsuch dovrà essere ora valutata e approvata a maggioranza dal Senato americano. Molti Democratici hanno promesso battaglia, visto che dopo la morte di Scalia la leadership Repubblicana si era rifiutata anche solo di considerare il giudice proposto da Obama per sostituirlo alla Corte Suprema. La scommessa dei Repubblicani era di attendere fino a dopo le elezioni di novembre, in modo da avere un nuovo candidato scelto da un presidente del loro partito.

Non tutte le reazioni dei senatori del Partito Democratico hanno avuto però un tono di sfida. Il senatore dell’Oregon, Jeff Merkley, ha promesso un ostruzionismo a oltranza per bloccare la nomina di Gorsuch a un seggio che ha definito “rubato” ai Democratici e a Obama. Su posizioni simili si sono subito attestati anche altri senatori considerati “liberal”, ma i centristi e quelli provenienti da stati vinti da Trump nelle presidenziali e attesi tra meno di due anni da un delicato appuntamento elettorale si sono dimostrati molto più cauti se non apertamente disponibili ad approvare Gorsuch.

Il leader della minoranza al Senato, Charles Schumer, ha ostentato un atteggiamento bellicoso in una dichiarazione rilasciata martedì, minacciando il possibile ricorso al “filibuster”, ovvero il meccanismo parlamentare per cui viene richiesta una maggioranza di 60 voti per dare il via libera alla nomina. Al Senato, i Repubblicani dispongono di 52 seggi, contro i 48 dei Democratici. Schumer, però, ha vincolato il possibile ostruzionismo Democratico al solo comportamento che terrà Gorsuch nelle audizioni di fronte ai senatori.

L’eventuale, anche se improbabile, ostruzionismo dei senatori dell’opposizione potrebbe comunque spingere i leader Repubblicani ad adottare una misura drastica, cioè il cambiamento delle regole di voto per abolire il “filibuster” sulle nomine presidenziali dei giudici della Corte Suprema. In questo caso basterebbero 51 voti per confermare i candidati.

Parecchi Repubblicani sono contrari a una misura di questo genere, nonostante Trump si sia dimostrato favorevole, più che altro perché si trasformerebbe in un’arma in mano ai Democratici se la maggioranza al Senato dovesse cambiare nel prossimo futuro. La disponibilità a modificare una norma che rappresenta un caposaldo del regolamento del Senato è però molto più diffusa oggi rispetto al recente passato, anche perché gli stessi Democratici qualche anno fa avevano abolito il “filibuster” per le nomine presidenziali dei giudici, ad esclusione di quelli della Corte Suprema.

Secondo le analisi dei media americani, la minaccia di ostruzionismo dei Democratici potrebbe alla fine lasciare posto a una certa collaborazione con i Repubblicani. La leadership dell’opposizione starebbe studiando una strategia per cui Gorsuch sia confermato senza particolari intoppi, mentre la vera battaglia verrebbe rinviata alla possibile prossima nomina di Trump di un altro giudice della Corte Suprema.

In ballo ci sono gli equilibri ideologici di questo tribunale. La morte di Scalia aveva messo a rischio la maggioranza conservatrice della corte e per questa ragione i Repubblicani avevano congelato la nomina di Obama del giudice moderato Merrick Garland. La conferma di Neil Gorsuch non cambierebbe però le cose rispetto al periodo precedente il decesso di Scalia, mentre sarebbe l’eventuale ritiro del giudice centrista Anthony Kennedy, ipotizzato da tempo, a scatenare un’autentica battaglia per il predominio ideologico della corte.

L’80enne Kennedy, solitamente di orientamento moderato nei casi che implicano la difesa dei diritti sociali e in genere conservatore in quelli che hanno a che fare con questioni economiche, è spesso l’ago della bilancia della Corte Suprema. Il suo ritiro potrebbe perciò decidere delle sorti del tribunale costituzionale americano, nonché dei diritti democratici, per i prossimi decenni, vista anche la predilezione dei presidenti a scegliere giudici sempre più giovani per un incarico che non prevede scadenze.

L’impressione, ad ogni modo, è che i Democratici finiranno per capitolare e consentire la conferma di Neil Gorsuch, a favore del quale, d’altra parte, il partito oggi all’opposizione al Congresso aveva votato unanimemente nel 2006 dopo che era stato scelto da George W. Bush come giudice federale in Colorado.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento