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02/02/2017

J-Ax e Fedez, Comunisti col Rolex e falsa coscienza

Dopo un’efficace campagna pubblicitaria è uscito Comunisti col Rolex, il nuovo album di J-Ax e Fedez, che sta già avendo un successo da record.

Non è mia intenzione presentare qui una recensione del disco, dato che (1) non sono un critico musicale e (2) faccio parte di quei nostalgici degli Articolo 31 che mal digerirono la fine del gruppo (quelli che J-Ax prende in giro in Meglio Prima, per capirci) e non riuscirei quindi ad essere obiettivo. Vorrei invece tentare una riflessione sul significato che i due autori attribuiscono a questo album.

Nelle parole dei due cantanti, il titolo del disco si riferisce a loro stessi, che, a dir loro, sono spesso accusati di essere dei comunisti col Rolex: artisti arricchitisi scrivendo canzoni che affrontano tematiche sociali care alla sinistra (oltre che prestando la propria immagine a campagne pubblicitarie di multinazionali, aggiungerei io). J-Ax e Fedez, però, ripetono che essere comunisti col Rolex, ovvero l’essersi arricchiti, è in realtà “un merito”, “una virtù”, un “sintomo di riscatto” di cui andare fieri. Questa chiave di lettura è piaciuta moltissimo a Fabio Fazio, che li ha intervistati entusiasta a “Che tempo che fa” pochi giorni fa. 

Fazio si è spinto al punto di sostenere che il discorso alla base di Comunisti col Rolex è fatto “per ricordarci che sono passate le ideologie, sono caduti i muri ma l’idea che il denaro sia meritocratico è scomparsa di nuovo, cioè è diventato appunto un segno di demerito” (sic!). Tradotto in italiano: la nostra società biasima chi fa soldi, mentre invece dovrebbe riconoscere il giusto valore di merito a chi riesce a diventare ricco. D’accordo con Fazio i due autori: “assolutamente!”, risponde J-Ax; “fa parte di un retaggio culturale old but gold”, rincara Fedez.

Per arrivare a una conclusione simile immagino che Fazio, partito dalla galassia di quella che fu la sinistra italiana e approdato al mondo delle star milionarie della tv, debba aver sofferto duramente durante il suo viaggio a causa di qualche biasimo ricevuto per il suo conto in banca da parte di astiosi compagni. Una sofferenza che lo porta oggi a sostenere con ardore chi, come J-Ax e Fedez, vede finalmente nella propria ricchezza e quindi anche in quella di Fazio, una ragione d’orgoglio e non un tradimento (“l’essersi venduto”). Il problema è che questo discorso, nonostante riesca forse a placare qualche sporadico senso di colpa notturno di Fazio, Fedez e J-Ax, è una narrazione completamente falsa della realtà. Un esempio cristallino di falsa coscienza. 

La falsa coscienza è una rappresentazione fittizia della realtà, in cui il soggetto si inganna sulle proprie ragioni e motivazioni, senza che abbia coscienza della sua falsità. Si può sviluppare per varie ragioni, tra cui quella in cui il soggetto entra in una situazione nuova e la interpreta tramite categorie improprie, poiché rifiuta o non dispone delle categorie adeguate, e crea così una narrazione fittizia che gli dà l’illusione di aver risolto la contraddizione che lo attraversa. È il caso di Fedez, J-Ax e Fazio, in cui la falsa coscienza fornisce loro una narrazione che legittima la loro ricchezza nonostante la provenienza politica (è una virtù essere comunisti col Rolex) e lo fa mistificando la realtà (la società non riconosce il giusto merito al denaro).

In verità, viviamo in una società che, schiacciata dall’egemonia del paradigma neoliberista, negli ultimi trenta-quaranta anni ha sistematicamente elogiato il successo materiale e la ricchezza, equiparando merito e conto in banca. E non c’è bisogno di essere comunisti (con o senza Rolex) per notarlo. Lo si vede anche nella cultura popolare: Zuckerberg e Steve Jobs vengono considerati punti di riferimento. Persino personaggi di rara rozzezza, come Flavio Briatore, ricevono stima e rispetto. Per non parlare dell’ammirazione di milioni di persone verso la scalata imprenditoriale di Berlusconi o di Donald Trump.

L’elogio della ricchezza tipico delle società occidentali contemporanee ha legittimato e favorito livelli di diseguaglianza abnormi. Secondo l’ultimo rapporto OXFAM, le otto persone più ricche del mondo hanno la stessa ricchezza di 3.6 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Solo un anno fa erano 62 e non 8.

L’apologia del denaro, la diffusione del sogno del successo materiale individuale, agiscono come una vera e propria legittimazione ideologica del neoliberalismo economico, e si trasmettono come un morbo, mettendo in crisi valori di comunità, di solidarietà, di rispetto dei più deboli e di realizzazione collettiva.

Il discorso di J-Ax, Fedez e Fazio non fa altro che fornire nuovi (per quanto bizzarri) argomenti a favore di questa elogio della ricchezza. Sono argomenti falsi e dannosi. Falsi, in quanto si scontrano con la verità storica: come abbiamo notato, il denaro è lungi dall’essere un “segno di demerito” nelle società contemporanee. Dannosi, poiché sono avversi all’etica progressista e umanista di cui abbiamo bisogno: dire che il denaro sia meritocratico, come fa Fazio, implica una concezione elitista e conservatrice della giustizia.

È per queste ragioni che chiunque rivendichi oggi una morale diversa da quella dominante dovrebbe rifiutare la narrazione di Fedez, J-Ax e Fazio. I loro valori sono frutto di un’egemonia neoliberista che va respinta anche sul fronte dell’etica e della morale. Indipendentemente dal fatto che chi si ne fa portavoce si dichiari comunista o no. A prescindere dal fatto che porti un Rolex sul braccio o no.

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