Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

venerdì 10 febbraio 2017

La Brexit spacca il Labour Party

Il terzo voto sull'attuazione della Brexit (quello definitivo) ha visto la Camera dei Comuni approvare a larga maggioranza (494 a 122) l'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, la norma del trattato europeo che mette in moto la fuoriuscita di uno stato membro dalla Unione Europea. Fino ad oggi questa opzione non era mai stata intrapresa da alcun governo.

Ma il voto sulla Brexit ha fatto riemergere la divisione profonda che esiste sull'argomento nel Labour Party. Il segretario Jeremy Corbyn aveva proibito libertà di voto ai propri deputati, esortandoli a votare a favore dell'articolo 50, ossia della Brexit, nonostante il fatto che tutti gli emendamenti presentati dal Labour nel dibattito in parlamento fossero stati bocciati.

“C'è stato un referendum” ha detto Corbyn nel programma mattutino della Bbc1. “C'è stata una decisione da parte del popolo di questo paese e noi sosteniamo il risultato del referendum, e agiremo per portarlo a termine”.

Il leader laburista si è schierato per la Brexit, ma solo un terzo dell'elettorato laburista, secondo i sondaggi, aveva votato per il leave nel referendum del giugno scorso. Una cinquantina di deputati del Labour hanno disobbedito agli ordini di Corbyn, votando contro l'articolo 50, ovvero contro la Brexit, tra questi il noto Clive Lewis, che dentro il Labour ricopre l' emblematico incarico di “ministro ombra” del Business cioè delle relazioni con il mondo degli affari. Non sono tardate a circolare voci su Corbyn costretto a dimettersi, per essere rimpiazzato proprio da Lewis.

Prima del referendum i laburisti avevano fatto campagna a favore della permanenza nell’Unione Europea, ma Corbyn, era stato accusato da altri leader del partito di non averlo fatto con molta convinzione.

Il quotidiano The Indipendent, riferisce che secondo un sondaggio YouGov, il 45 per cento degli elettori laburisti sarebbe “felice” o “soddisfatto” se il partito si impegnasse ad invertire la Brexit. Il 42 per cento, reagirebbe positivamente se il partito si impegnasse su un secondo referendum, che potrebbe vedere il voto per il Leave rovesciato.

Nelle ultime settimane nel Labour Party c’era stato un aspro dibattito interno sulla questione delle migrazioni e della libera circolazione delle persone. Alcuni parlamentari laburisti avevano suggerito la creazione di un sistema a due livelli che preveda la possibilità di arrivare nel Regno Unito per lavoratori altamente qualificati e con un lavoro confermato mentre si devono prevedere delle quote per i lavoratori meno qualificati. La deputata laburista Harriet Harman, che aveva proposto garanzie per i cittadini stranieri comunitari nel Regno Unito, ha detto che il fallimento di una rinegoziazione significava che queste persone venivano usate come "scudi umani" per i negoziati sulla Brexit.

Rimane il fatto che nelle zone operaie e popolari della Gran Bretagna il voto per la Brexit è risultato maggioritario. Le cinture “rosse” delle aree metropolitane britanniche hanno cozzato frontalmente con gli interessi e il voto della City di Londra e del mondo del business. Difficile che il Labour Party non possa tenere conto di questo, a meno di una spaccatura interna che oggi appare meno improbabile di ieri.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento