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mercoledì 15 febbraio 2017

La disputa russo-giapponese sulle Kurili

Lunedì scorso Tokyo ha indirizzato una nota di protesta alla Russia, in relazione alla denominazione, decisa lo scorso 8 febbraio dal governo Medvedev, di cinque isolotti disabitati delle Kurili, sinora senza nome e che saranno d'ora in poi conosciuti coi nomi di altrettante figure militari e politiche russe, legate in qualche modo all'arcipelago conteso. Si tratta dei generali Kuzma Derevjanko e Aleksej Gnečko: il primo, rappresentante sovietico alla cerimonia della firma dell'atto di capitolazione giapponese a bordo della corazzata americana “Missouri”, il 2 settembre 1945; il secondo, guidò lo sbarco sovietico sulle Kurili. Un altro isolotto porta ora il nome di Andrej Gromyko, per trent'anni Ministro degli esteri sovietico; e ancora, Igor Farkhutdinov, ex governatore della regione di Sakhalin, in cui rientrano amministrativamente le Kurili; infine, Anna Ščetinina, prima donna al mondo capitano di lungo corso.

Della protesta di Tokyo, ha dato notizia ieri il Capo di gabinetto giapponese Ёsihide Suga, il quale ha anche sottolineato che ciò non dovrà influire sul dialogo russo-giapponese per giungere al trattato di pace, ma che, comunque, testimonia “dell'importanza di giungere a una definizione della questione territoriale”. Il contenzioso sull'appartenenza di una parte delle Kurili (Iturup, Kunašir, Šikotan e gli isolotti disabitati conosciuti in Giappone come Khabomai guntō) ha impedito sino ad oggi la ratifica di un definitivo trattato di pace tra Mosca e Tokyo.

Il comitato giovanile del partito presidenziale “Russia Unita” aveva proposto di dare nomi di personalità russe proprio alle quattro isole contese e di far ciò in coincidenza con il 7 febbraio, data in cui i giapponesi celebrano la “giornata dei territori settentrionali” – un po' l'italico “giorno del ricordo” – organizzando manifestazioni di fronte all'ambasciata russa a Tokyo e cortei in altre città. A Mosca si è preferito dirottare sugli isolotti disabitati anche se, di fronte alle proteste nipponiche, il segretario presidenziale Dmitrij Peskov, ha tenuto a ricordare che, nonostante Mosca giudichi positivamente la dinamica dei rapporti russo-giapponesi, le Kurili sono territorio russo e la loro denominazione costituisce un diritto sovrano della Russia.

La questione dell'appartenenza delle Kurili non è ovviamente un puro problema di scogli o isolette più o meno disabitate. Pietra d'inciampo principale per la consegna delle Kurili meridionali al Giappone, la manifesta intenzione di Tokyo, una volta ottenute le isole, di affidarne la “difesa” alle forze americane. Lo ha ribadito anche ieri il Ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida, sottolineando che l'art. 5 dell'accordo di collaborazione e sicurezza tra Giappone e Stati Uniti si estende a tutto, senza eccezioni, il territorio giapponese e aggiungendo di voler discutere la questione delle Kurili col suo omologo russo Sergej Lavrov, nelle pause dei lavori del G20, in programma a Bonn il 16 e 17 febbraio. Secondo Tokyo, le assicurazioni fornite da Donald Trump a Shinzo Abe circa l'intenzione USA di difendere gli interessi giapponesi nella contesa con Pechino, a proposito dell'arcipelago Senkaku-shotō (Djaojujdao per i cinesi) nel mar Cinese Orientale, si estenderebbero anche alle Kurili. In base alle dichiarazioni del Segretario di stato USA Rex Tillerson, le Senkaku “si trovano sotto giurisdizione giapponese e ad esse si estende quindi l'art. 5 dell'Accordo su collaborazione reciproca e garanzie di sicurezza”. Difficile immaginare che Mosca consenta l'installazione di basi americane sulla porta di casa: tra l'isola settentrionale di Paramušir e la penisola di Kamčatka, tanto per dirne una, ci sono appena una quindicina di miglia nel mar di Okhotsk.

A proposito delle Kurili, un servizio di newsinfo.ru a firma di Vitalij Kokorin ricorda come, nel 1992, in occasione della sua progettata visita a Tokyo, l'allora presidente russo Boris Eltsin si apprestasse a “donare” al Giappone alcune delle isole, a testimonianza del suo “nuovo corso”. Nelle memorie del generale dei Servizi di sicurezza Boris Ratnikov, alcune figure chiave della cerchia presidenziale, il superamericano Ministro degli esteri Andrej Kozyrev (oggi residente a Miami) spingevano Eltsin in quella direzione e Tokyo, in segno di riconoscenza, si apprestava a concedere a Mosca un credito di 100 milioni di dollari. La Cina avrebbe potuto reclamare i territori di confine contesi e ciò avrebbe potuto scatenare un conflitto ben più sanguinoso di quello del 1969 per l'isola di Damanskij, sull'Ussuri: a ciò pare spingessero i servizi segreti USA, più che interessati alla contrapposizione Mosca-Pechino.

Di fronte ai tentativi dei Servizi di convincere Eltsin ad annullare la visita e alla sua risposta – “Sono o non sono lo zar? Se voglio gliele dono; se non voglio, no” – gli agenti agirono di propria iniziativa e, non potendo i giapponesi garantire l'assoluta sicurezza al presidente (pesava ancora il precedente attentato di un secolo prima contro l'allora zarevič Nikolaj II), fecero di tutto per annullare la visita, salvando al contempo l'etichetta. Altri “passaggi” di facciata e il Consiglio di sicurezza russo decreta l'annullamento della visita, cui Eltsin non può opporsi. Alla fine, ufficialmente, la responsabilità ricadde su Tokyo, che non garantiva la sicurezza presidenziale e, quantunque il primo ministro Kiichi Miyazawa dichiarasse che “pur comprendendo la complessità della situazione russa, troviamo difficile spiegare un simile passo del presidente russo”, finì che a Tokyo saltarono pure molte teste dell'intelligence.

Tornando all'oggi e di fronte al crescente attivismo di gruppi nazionalistici giapponesi per i cosiddetti “territori settentrionali”, rusvesna.su ricorda come, dopo la guerra del 1905, la Russia avesse ceduto le Kurili al Gippone come annessione e l'Urss ne fosse tornata in possesso al termine della Seconda guerra mondiale. A fronte di piccoli gruppi nazionalisti negli anni '60, Tokyo iniziò a dar loro veste “ufficiale”, istituendo addirittura un “Ministero per Okinawa” (base USA) e “i territori settentrionali”; nelle carte geografiche ufficiali, le Kurili cominciarono a esser dipinte con le stesso colore del territorio giapponese; si cominciò a raccogliere firme, si organizzavano dimostrazioni, alla presenza di deputati e Ministri, presero a veder la luce riviste illustrate e cartoni animati per i più piccoli sui territori “occupati”. E' così che, il 7 febbraio (in quella data, nel 1855, era stato firmato il Trattato commerciale russo-giapponese che stabiliva la sovranità nipponica su Iturup, Kunašir, Šikotan) è diventata la giornata ufficiale dei “territori settentrionali”. Nonostante alla testa di queste iniziative siano ufficialmente solo gruppi nazionalisti, questi paiono assumere sempre più forza, sponsorizzati da fondi statali.

Come ribadito da Putin anche in occasione dell'incontro con Shinzo Abe, nel dicembre scorso, per Mosca non sussiste alcun problema territoriale, la Russia è aperta alla possibilità di attività economiche comuni russo-giapponesi nelle quattro Kurili meridionali ma, in ogni caso, “noi non mercanteggiamo territori, anche se la questione dell'accordo di pace col Giappone è decisiva”. Da Mosca si è detto in più occasioni che Tokyo non deve contare su alcuna concessione: Iturup, Kunašir, Šikotan e Khabomai sono territorio russo in base ai risultati della Seconda guerra mondiale; ogni discussione sulla loro alienazione è semplicemente inammissibile.

La disputa continua.

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