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sabato 11 febbraio 2017

Appello internazionale dal Donbass

La vice segretaria della Nato, la yankee Rose Gottemoeller, ha accusato la Russia di destabilizzare la situazione nel Donbass, assicurando la costanza del sostegno dell'Alleanza all'Ucraina, immutato “dall'inizio delle azioni aggressive della Russia”. Tutti i rappresentanti “dei paesi Nato” ha dichiarato Rose in una conferenza stampa a Bruxelles, al termine dell'incontro col primo ministro ucraino Vladimir Grojsman, “hanno espresso sostegno a sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina e la Nato non intende riconoscere l'annessione illegale della Crimea”. Rose ha portato a sostegno delle proprie affermazioni i dati forniti dagli osservatori Osce che, come nelle ultime settimane, in Donbass fanno di tutto fuorché registrare le violazioni ucraine al cessate il fuoco.

Tant'è che non sembra abbiano sinora registrato, ad esempio, il martellamento portato dalle 18 di ieri almeno sino alle due del mattino di oggi, sui villaggi di Trudovskie, Aleksandrovka e Staromikhajlovka, a ovest di Donetsk, e Jasinovataja, con artiglierie da 122 e 152mm, mortai da 82 e 120mm e carri armati ucraini. Ma, come ha dichiarato Rose, è la Russia che destabilizza la situazione nel Donbass; mentre Kiev si preoccupa solo di fornire una preparazione “adeguata” ai propri giovanissimi, appaltando al battaglione “Azov” la cura delle giovani anime, destinate tra qualche anno a “democratizzare” il Donbass.

Un Donbass che è così ansioso del ritorno di Kiev, che a oggi, ad appena una settimana dall'inizio della raccolta delle firme, nella sola Repubblica popolare di Lugansk già più di 153.000 cittadini (e oltre 60mila nella DNR) hanno sottoscritto l'appello lanciato dagli speaker dei parlamenti di LNR e DNR, Vladimir Degtjarenko e Denis Pušilin, a Vladimir Putin, Donald Trump e Angela Merkel, affinché “obblighino Porošenko a fermare la guerra e il genocidio nel Donbass”.

Nell'appello si ricorda come, a fine 2016, l'80% del territorio della LNR fosse rimasto privo di energia elettrica a causa dei bombardamenti ucraini e, in pericolo, fossero anche i sistemi centralizzati di riscaldamento e di rifornimento idrico. Oltre 500mila abitanti di Lugansk, Alčevsk, Stakhanov, Brjanka e Pervomajsk sono rimasti a lungo senza acqua potabile, a causa dei bombardamenti ucraini sugli acquedotti. Senz'acqua Jasinovataja e i comuni limitrofi; senza energia elettrica Makeevka; senza fornitura di gas Pervomajsk. Le truppe ucraine, continua l'appello, “scelgono volontariamente, quali obiettivi, le imprese industriali, col rischio di provocare catastrofi ecologiche. Oltre mezzo milione di persone sono a rischio idrico anche nell'area di Donetsk, per i bombardamenti sulle stazioni di filtraggio dell'acqua. L'Ucraina, sconvolgendo il sistema bancario nel sudest del paese, sta privando la popolazione di sussidi economici e pensioni.

Bisogna ricordare che i pensionati costituiscono il 30% della popolazione del Donbass: ad essi Kiev ha cessato l'erogazione degli assegni sin dal 2014, tanto che nei giorni scorsi anche il Coordinatore del Centro informazioni ONU per l'Ucraina, Neil Walker, ha dichiarato che “siamo molto preoccupati e più di una volta abbiamo sollevato la questione della cessazione del pagamento delle pensioni. In diversi casi, simili azioni contravvengono la stessa legislazione ucraina, per non parlare di quella internazionale”.

“Vi chiediamo”, conclude l'appello di Degtjarenko e Pušilin, “di fermare l'Ucraina e obbligare Porošenko a cessare le attività criminali contro il popolo del Donbass. Obbligate Porošenko a smettere di sparare contro i civili e a togliere il blocco economico. Deve essere fatto prima che sia troppo tardi! Prima che nel nostro paese si verifichi una catastrofe ambientale e umanitaria, impedite una grossa calamità! Fermate Porošenko! Salvate la gente del Donbass!”.

Un Donbass in cui Renat Akhmetov e altri magnati, proprietari di imprese attive ma non registrate nella regione, sono in debito di oltre 20 miliardi di rubli di tasse non pagate alla sola Repubblica popolare di Lugansk. In base alla normativa approvata nel dicembre 2015, ha dichiarato Vladimir Degtjarenko, abbiamo aspettato invano che gli oligarchi pagassero il dovuto: “se non cominceranno a pagare le tasse, procederemo a una temporanea amministrazione statale”. Gli oligarchi ucraini, ha detto Degtjarenko, “le cui mani sono sporche di sangue, non metteranno più piede nella Repubblica. I nostri nonni hanno costruito negli anni quelle industrie e ora qualcuno, alle nostre spalle, sta cercando di registrarsele, in Ucraina o da qualche parte in Europa”.

Ieri il parlamento della LNR ha adottato alcune modifiche al sistema di tassazione, secondo cui le imprese attive ma non registrate, sul territorio della Repubblica, saranno nazionalizzate. La maggior parte di esse, nota novorosinform.org, sono di proprietà, per l'appunto, di Renat Akhmetov.

Dalla LNR e dalla DNR si chiede che l'appello a Putin, Trump e Merkel venga sottoscritto da tutti coloro che, anche all'estero, hanno a cuore le sorti delle Repubbliche popolari e della loro lotta contro l'aggressione neonazista di Kiev.

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