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giovedì 9 febbraio 2017

Libia - Ancora guai per l’avventurismo del governo italiano

Il Parlamento di Tobruk, ha fatto sapere di giudicare "nullo e inesistente" l'accordo sulla lotta all'immigrazione clandestina firmato tra il governo di accordo nazionale libico (quello insediato a Tripoli) e l'Italia.

Il memorandum di accordo, firmato lo scorso 2 febbraio a Roma tra il premier libico al-Serraj e Gentiloni, secondo i parlamentari che si riuniscono a Tobruk non avrebbe nessuna validità. Prima della firma con il presidente del Consiglio italiano, il rappresentante del governo libico aveva trascorso due giorni a Bruxelles, dove aveva tenuto colloqui anche con i rappresentanti dell'Unione Europea.

Ma l'autorità di Sarraj e del suo governo insediato a Tripoli e sostenuto dalle potenze occidentali non è riconosciuta dal Parlamento dell'Est della Libia. Al momento solo l'Italia ha riaperto la sua ambasciata a Tripoli (nelle cui adiacenze due settimane fa è esplosa un'autobomba).

Quelli di Tobruk hanno affermato in un comunicato che "Dossier come quelli dell'immigrazione clandestina sono tra le questioni cruciali" che devono essere decise "dal popolo libico attraverso l'intermediazione dei deputati democraticamente eletti".

Ma su questa presa di posizione, è intervenuto piuttosto importunamente l'inviato speciale dell'Italia per la Libia, Giorgio Starace (cognome suo malgrado decisamente pesante quando si parla di Libia nel ventennio fascista). “Non è stato il Parlamento di Tobruk a bocciare l'intesa tra Italia e Libia sull'emergenza migranti, ma solo il suo presidente, Aguila Saleh. All'agenzia Agi, Starace ci ha tenuto a precisare che “Aguila Saleh è presidente di un Parlamento che non ha mai dibattuto sull'accordo, perché non si riunisce da mesi per assenza del numero legale. E' dunque sbagliato scrivere che è stato il Parlamento a respingere l'intesa".

Dopo il memorandum firmato dal governo italiano con quello di Tripoli, a Malta si era tenuto un vertice dei leader europei sull'immigrazione, dove avevano siglato una Dichiarazione congiunta sui temi della lotta agli sbarchi clandestini e di aiuti ai paesi africani per bloccare i flussi migratori. Ma il punto di forza di quella dichiarazione era proprio l'accordo raggiunto tra Italia e Libia. Adesso si scopre che il partner libico è molto più che un'anatra zoppa.

La soluzione paventata per mettere un'altra toppa sul buco, potrebbe essere quella indicata dall'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Kobler. In una intervista rilasciata a La Stampa, Kobler suggerisce all'Italia di aprire un'ambasciata anche a Tobruk oltre a quella già aperta a Tripoli. E in effetti lunedì scorso, l'ambasciatore italiano per la Libia, Giuseppe Perrone, si è recato a Tobruk ed ha parlato con il presidente Saleh ma anche con altri parlamentari libici. Più che di ambasciata si parla dell'apertura di un consolato, insomma un gradino più basso. Una soluzione pasticciata ma che in uno scenario critico come quello libico rischia di creare più danni che risultati. Anche perché i responsabili della destabilizzazione in Libia e della caduta di Gheddafi (Francia e Gran Bretagna) continuano a rimanere defilati e a mandare avanti l'Italia.

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