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03/02/2017

Roma. La Raggi, consapevole o “a sua insaputa”, sta facendo seri danni

Nel quadro delle indagini sulle nomine dei dirigenti al Comune di Roma, la Procura ha interrogato ieri fino a tarda sera la Sindaca Virgina Raggi. Nelle maglie dell'indagine è emersa una nuova pagina anomala e fino ad ora sconosciuta: l’esistenza di una polizza assicurativa a nome della Raggi sulla vita di Salvatore Romeo, il funzionario comunale elevato a capo della segreteria politica della sindaca. Inizialmente il beneficiario della polizza indicato da Romeo non era Virginia Raggi ma un’altra persona (l'ex fidanzata, ndr). Nel gennaio del 2016 Romeo muta il beneficiario. Il soggetto che può incassare la somma accumulata diventa così Virginia Raggi, la quale di lì a poco si presenterà alle cosiddette “comunarie”, (le primarie online interne al M5S) per essere poi candidata alla carica di sindaco di Roma.

A febbraio Virginia Raggi si candida contro Marcello De Vito (allora capogruppo comunale del M5S) e lo batte, diventando così il candidato ufficiale del M5S a sindaco di Roma. Si è appreso che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo anche sulla vicenda del presunto dossier che avrebbe contribuito a sconfiggere Marcello De Vito alle primarie del M5S nella corsa alla Campidoglio, spianando così la strada alla candidatura della Raggi a sindaco. Un episodio e una modalità decisamente inquietanti, soprattutto alla luce di quello che sta emergendo. Quattro mesi dopo infatti Virginia Raggi viene eletta sindaco sconfiggendo al ballottaggio Roberto Giachetti del Pd. Tre settimane dopo nomina il funzionario comunale Salvatore Romeo come capo della sua segreteria politica.

Con il nuovo incarico, la retribuzione di Romeo passa da 39 mila euro annui a 110mila euro. A quel punto l’Autorità Anticorruzione emette un parere che consiglia – ma non obbliga – il Comune di Roma, (come per altri casi) a fissare un tetto alla retribuzione del neodirigente. Dando seguito alla segnalazione dell'Anac, la Raggi riduce la retribuzione di Romeo da 110 mila a 93mila euro lordi, comunque una retribuzione due volte e mezzo superiore rispetto al precedente stipendio da dipendente comunale. Salvatore Romeo lascerà il suo incarico il 17 dicembre 2016 a seguito dell’arresto dell’amico Raffaele Marra, finito in carcere con l’accusa di corruzione. Marra, insieme a Romeo, al fratello Michele e alla stessa Raggi, sono i soggetti di una chat privata denominata “Quattro amici al bar” abbondantemente monitorata e spiata dalla magistratura che comincia a indagare sulle nomine (e le dimissioni lampo) dei dirigenti comunali nella nuova amministrazione Raggi. Interrogata dai magistrati, la Raggi ha affermato di non sapere nulla della polizza assicurativa a suo nome e dunque che è stata accesa “a sua insaputa” (obiettivamente una linea difensiva che abbiamo già sentito in altre occasioni e da altri personaggi politici di potere).

Fin qui, se si va a vedere nel merito, materia di rilevanza penale ce n'è ancora poca (abuso d'ufficio e falso nel peggiore dei casi) e certamente non sufficiente a giustificare l'accanimento giustizialista e mediatico contro la Raggi di giornali espressione dei poteri forti come Corriere della Sera, La Repubblica e la Stampa. A questo si attengono anche le poche dichiarazioni ufficiali del M5S: "Per Roma non esiste nessun piano B. Il comportamento che Virginia Raggi e il MoVimento 5 Stelle devono tenere nel caso di vicende giudiziarie è esplicato nel codice etico e nel codice di comportamento che hanno firmato i portavoce eletti in consiglio comunale a Roma. Siamo vicini a Virginia in questo momento difficile e la giunta ha la nostra fiducia" si legge in un post del M5S pubblicato sul blog di Beppe Grillo.

Emerge invece una questione di rilevanza politica e morale che non attiene sicuramente – né deve farlo mai e per nessuno – ai tribunali.

Sembra ormai assodato che i “Quattro amici al bar” hanno agito come gruppo di pressione prima dentro il M5S riuscendo a far candidare la Raggi a sindaco, e poi hanno agito come gruppo di potere dentro la nuova amministrazione comunale orientando nomine di dirigenti ed elevando retribuzioni consistenti. Insomma un modello di comportamento apertamente in contrasto con le ragioni sociali su cui il M5S è nato ed ha incassato successi politici ed elettorali.

Torniamo a sottolineare come il mantra sull'onestà e sulla legalità sia fuorviante e contraddittorio. La prima perché l'onestà non ha solo una valenza giudiziaria, la seconda perché troppo spesso entra in contrasto con i princìpi di giustizia sociale. Infine e per entrambi, perché arrivare ad amministrare una grande, complessa, disuguale area metropolitana come Roma senza averne una visione politica a tutto campo, diventa una capitolazione o un suicidio.

Nel primo caso la pressione dei poteri forti sulla e nella Capitale (quel “mondo di sopra” tenuto tuttora al riparo dalle inchieste su Mafia Capitale), non ha esitato a giocare sporco per addomesticare o liquidare la nuova giunta comunale. Costruttori, affaristi, faccendieri, ma anche multinazionali straniere, vogliono mettere a profitto Roma in ogni aspetto della sua vita economica e sociale: dalle Olimpiadi allo Stadio di Tor di Valle, dai Piani di Zona ai Punti Verde Qualità, dal turismo di massa agli studi di Cinecittà, dalle privatizzazioni delle municipalizzate alla gestione dei grandi eventi.

Nel secondo caso perché i “Quattro amici al bar” non si sono resi conto che il clima nelle amministrazioni pubbliche è cambiato e “monitorato”, per cui certe spregiudicatezze non passano più inosservate. Il problema è che la complicità reciproca e l'avventurismo di questo gruppo di “amici” sta facendo cuocere sulla graticola e compromette la credibilità del M5S come fattore di discontinuità rispetto alle amministrazioni del passato. Difficile credere che tutto possa andare avanti come se nulla fosse. Il tappo sulla pentola a pressione imposto da Grillo e Casaleggio o salta, consentendo un dibattito aperto nella e con la base del M5S, oppure può diventare una lapide.

I sondaggi possono anche confermare i consensi alla giunta Raggi tra i cittadini romani, soprattutto perché le alternative del passato o quelle momentaneamente futuribili fanno ancora più schifo. Ma è una rendita di posizione che non può durare ancora a lungo. Soprattutto se a incalzare le contraddizioni della giunta comunale non saranno più solo i poteri forti ma i movimenti sociali e sindacali metropolitani che su una visione alternativa di Roma hanno proposte da avanzare, gambe sociali per concretizzarle e nessuna intenzione di fare sconti a nessuno.

Per martedì prossimo, 7 febbraio, questi movimenti (Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base) hanno convocato una seconda assemblea popolare in Campidoglio. In quella precedente del 4 ottobre, il cerchio magico di Raggi, Marra, Romeo impose il veto alla partecipazione e al confronto. Ma il clima è cambiato e la posta in gioco su Roma ormai ha assunto una valenza tutta politica e sul piano nazionale.

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