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giovedì 23 marzo 2017

Attentato a Londra, l’arma della normalità

Nella strategia della morte che l’Isis rivolge ai cittadini occidentali, avviata con gli attentati spettacolari di Parigi nel novembre 2015 e proseguita l’anno scorso all’aeroporto di Bruxelles e poi a Promenade des Anglais di Nizza, al mercatino antistante Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche di Berlino e ancora al “Reina club” di Istanbul, traspare una sorta di evoluzione dell’attacco in due elementi chiave: l’attentatore e l’arma letale. E’ ormai noto il messaggio che il califfo Al Baghdadi, la mente o una delle menti dell’assalto all’Occidente, ha lanciato ai fedeli del Jihad: usare qualsiasi mezzo capace di seminare morte per punire gli infedeli. Così ordigni, camion, coltelli, kalashnikov possono tutti servire allo scopo, come mille altri strumenti. Tant’è che temendo il “plastico” inserito in un pc portatile, le sicurezze americana e britannica iniziano a vietare il trasporto in cabina di questi apparecchi (e sfugge perché li si ammetta in stiva). La via del terrore scelta dall’offensiva jihadista nel cuore dell’Occidente ha, dunque, la forza di utilizzare gli elementi della vita normale per praticare la propria guerra. Inoltre sta diversificando le figure di attentatore.

Alla cellula aggregata e protetta nel quartiere d’immigrazione, com’era il caso del sobborgo di Molenbeek, va sempre più inserendo il “lupo solitario”, spesso un marginale indottrinato in carcere dalla rete dei reclutatori com’era Mohammed Lahouaiej-Bouhel, che nella festa di Francia azzerò ottantadue vite. Oppure Anis Amri, il “camionista” di Berlino fuggito in Italia e freddato mentre s’aggirava davanti la stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni. Insomma il miliziano potrà essere un tiratore esperto come Abdulgadir Masharipov, l’uzbeko che nella notte di Capodanno ha rovesciato vari caricatori sugli avventori dell’esclusivo locale sul Bosforo, o adattarsi a colpire con qualsiasi cosa, utilizzando l’unica arma imprevedibile contro cui le Intelligence non possono nulla: l’adesione alla ‘guerra santa’. Taluni commentatori vedono nella tipologia dello strumento d’offesa utilizzato una debolezza dei terroristi, evidenziano le difficoltà nel procurarsi quel materiale (ordigni esplosivi) che aveva caratterizzato le stragi qaediste del 2005 a Londra e Madrid. Merito – sostengono – del lavoro dei Servizi. E così sarà.

Eppure ciò che destabilizza il cittadino medio delle metropoli europee, e l’intero sistema che gli gira attorno e nel quale è inghiottito, è proprio la banale normalità con cui si presenta la nuova frontiera di attentati. Assolutamente imprevedibili perché scaturiti da quel che c’è nella nostra quotidianità. La mente perversa di Al Baghdadi (o chi per lui) avrà pure partorito il topolino, ma è questo che tiene in scacco le Intelligence che pur si vantano di studiare e prevenire ogni azione. Dall’11 settembre (2001... ricordiamocelo sempre... nd Re-Carbonized) francamente non si sa chi abbia fatto più strada... Certo quella che potrebbe disattivare la citata arma letale che è la scelta della ‘guerra santa’ viene meticolosamente aggirata da parlamenti e governi occidentali, che verso il mondo islamico nel suo insieme, alzano muri e controffensive come se si stesse davvero all’epoca di Saladino e Riccardo Cuor di Leone. Così ci si perde fra ipotesi di soluzioni tecniche e militari e competizioni ideologico-confessionali fra civiltà che fanno la gioia dei predicatori salafiti e di chi nell’Islam cerca potere. Con simili presupposti ai reclutatori del Jihad i kamikaze non mancheranno. Quanto all’arma basta guardarsi attorno: il quotidiano è un bazar fornitissimo per la morte.

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