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mercoledì 22 marzo 2017

Siria - Gli Usa bombardano una scuola: 33 morti. Respinta offensiva Al Qaida su Damasco

Anche questa volta non si tratta dell’Aleppo dagli innumerevoli ospedali pediatrici ma di Al Mansoura, città ancora in mano ai miliziani jiahdisti dell’Isis. E non si tratta neanche di bombardamenti russi, seguiti e denunciati con dovizia di particolari dai mass media, ma di bombardamenti statunitensi. Ma il risultato è che almeno 33 persone sono morte in un raid aereo condotto dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro una scuola usata come rifugio dagli sfollati e situata nei pressi della città di Al-Mansoura, nel Nord della Siria. Stando a quanto reso noto oggi dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco è avvenuto “nelle prime ore di martedì” a sud di al-Mansoura, città controllata dai jihadisti dello Stato islamico.

“Possiamo confermare che sono morte 33 persone e che si trattava di sfollati provenienti da Raqqa, Aleppo e Homs”, ha detto il direttore dell’ong Rami Abdel Rahman. L’agenzia Askanews rende noto che, malgrado la ripresa dei combattimenti intorno a Damasco, il governo siriano e delegazioni dei ribelli hanno confermato la partecipazione ai negoziati di pace la cui ripresa è fissata per la prossima settimana a Ginevra. Lo confermano le Nazioni Unite.

L’agenzia Nena News riferisce che nei giorni scorsi c’è stata una massiccia offensiva lanciata contro la capitale siriana Damasco da Hay’at Tahrir al Sham (Hts, Assemblea per la Liberazione del Levante), la coalizione di forze jihadiste guidata da Fateh al Sham (an Nusra) e che risponde agli ordini di Ayman Zawahri, il leader di al Qaeda.

Si è trattato dell’attacco più ampio portato contro Damasco negli ultimi cinque anni ma ha trovato spazio solo in qualche articolo su pochi quotidiani. Non sorprende. Per governi e media occidentali al Qaeda è terrorista in Europa e Stati Uniti e “forza di liberazione” in Siria.

Ieri l’esercito siriano è riuscito a riprendere il controllo dell’area intorno alle aree di Jobar e Qaboun, da dove è scattato il piano dei qaedisti. Tra sabato e domenica però le truppe governative sono state prese alla sprovvista dall’attacco che ha visto l’impiego di auto imbottite di esplosivo, l’utilizzo di tunnel sotterranei e lanci di razzi e colpi di mortaio su aree centrali della capitale. I morti negli scontri a fuoco sono stati decine.

L’offensiva della Hay’at Tahrir al Sham è stata appoggiata dagli alleati di Ahrar al Sham e da decine di uomini della fazione indipendente Failaq al Rahman. È dovuta intervenire la Guardia repubblicana, appoggiata dall’aviazione, per respingere le forze di al Qaeda.

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