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domenica 30 aprile 2017

Torna a salire l’inflazione. E l’adeguamento di salari e pensioni?

Questa la notizia:
“Tornano a salire i prezzi in Europa. In Italia inflazione al top dal 2013

Nella zona euro ad aprile l'inflazione annuale riprende a salire: la stima flash di Eurostat indica 1,9%, dopo 1,5% a marzo, 2% a febbraio, 1,8% a gennaio, 1,1 a dicembre, 0,6 a novembre. Nell'aprile 2016 era a -0,2%. Per quanto riguarda i component principali, i prezzi dell'energia dovrebbero aumentare del 7,5% dopo 7,4% a marzo, servizi +1,8% dopo +1%, alimentari, alcol e tabacco +1,5% dopo 1,8%, beni industriali non energetici +0,3%, stabili rispetto a marzo. Per quanto riguarda l'Italia, c'è stato l'effetto Pasqua e ponte del 25 aprile sui prezzi, con un aumento da record ad aprile. Secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su mese e dell’1,8% su anno (+1,4% a marzo): la variazione massima da febbraio 2013 e la sesta consecutiva positiva. L’inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, sale di tre decimi di punto percentuale (+1% da +0,7% di marzo), quella al netto dei soli Beni energetici si mantiene stabile a +1,2% come nel mese precedente. Il dato acquisito per il 2017 è pari a +1,3%
Il dato dell’inflazione in crescita viene salutato come un segnale di uscita dall’indice deflattivo fatto registrare per un lungo periodo e quindi, dal punto di vista capitalistico, di “rimessa in moto dell’economia”.
Dal nostro punto di vista si pone però una questione immediata riguardante l’adeguamento di salari e pensioni.

Il risultato delle politiche economiche di questi ultimi anni è stato sicuramente quello di un impoverimento generale e di abbassamento complessivo del livello di vita e del potere d’acquisto (basta andarsi a rileggere i dati sull’indice di povertà).

Ne consegue la necessità di rimettere all’ordine del giorno di una agenda di vera mobilitazione del mondo del lavoro, accanto agli indici di sfruttamento e a quelli di precarietà (valori sicuramente in crescita) la questione dell’adeguamento di salari e pensioni al costo della vita.

E’ il tema della scala mobile o di come vogliamo chiamare un meccanismo che indicizzi il potere d’acquisto al costo della vita: un tema decisivo che deve essere sollevato con grande forza accanto a quello dei contratti nazionali di lavoro, della stabilizzazione del precariato in tutti i settori, della rappresentanza diretta dei lavoratori nelle aziende, della sicurezza sul lavoro e – complessivamente – della democrazia, della libertà di sciopero e di manifestazione, della giustizia nei rapporti di lavoro (articolo 18, vedasi andamento dei licenziamenti dopo il job act).

Questioni decisive e fondamentali che pongono la questione irrisolta di una presenza sindacale confederale di classe posta in grado di contrastare sul piano generale l’obiettivo politico della disintermediazione che, in Italia, vede uniti tutti i soggetti politici padronali, quelli europeisti e quelli presuntamente populisti (ma padronali nell’animo, tutti quanti, nell’omogeneizzazione ideologica della gran parte del sistema politico italiano ed europeo).

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