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lunedì 29 maggio 2017

I drink alone


Tempo fa non mi capitava mai di rifletterci, ma adesso, quando ascolto pezzi come quello qui sopra, ho l'impressione di toccare con mano il cambio di passo della società occidentale dell'ultimo trentennio.

Provo a spiegarmi meglio: tra gli anni '60 e '70 la massificazione di "nuove" libertà individuali (dal sesso al consumo di sostanze, alcool incluso) era interpretata e vissuta come strumento di rottura da parte delle classi subalterne nei confronti della struttura socio-culturale borghese. L'esempio, diventato iconografico sulla lunga distanza, è universalmente riconosciuto nella tre giorni di Woodstock '69 e in Jimi Hendrix.

Negli anni '80 invece (il brano con cui ho aperto il discorso è datato 1985, così come diversi spezzoni di pellicole che compongono il video sono di quel medesimo decennio o dei primi '90, John Wayne a parte) le conquistate libertà individuali divengono lo sfogatoio per la frustrazione che prese a serpeggiare sempre più poderosamente nei corpi sociali subalterni.

In sostanza, quelle conquiste cambiarono completamente verso rispetto a quel che rappresentarono nei decenni del loro sdoganamento, finendo per essere sussunte all'interesse della dinamica dominante; si pensi alla repentina e massiccia diffusione delle droghe pesanti a fine '70, primi '80, con cui in USA furono tagliate le gambe al movimento di emancipazione nero (quello legato alle Black Panther) e in Italia – con l'operazione Blue Moon – venne annichilito il movimentismo giovanile di estrema sinistra annegando i giovani proletari delle periferie metropolitane in un oceano di eroina.

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