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martedì 23 maggio 2017

La necrosi della sinistra di fronte alla sfilata italiana di Trump

Mercoledì – domani – Donald Trump arriverà in Italia. Il presidente più odiato dalla sinistra imperiale ci arriva, come sappiamo, carico di buoni propositi: dopo aver foraggiato il terrorismo internazionale con 110 miliardi di dollari in armamenti, aver ricompattato il fronte islamico-reazionario contro il nemico iraniano (cioè il nemico palestinese, libanese, siriano, e soprattutto russo), omaggiato Israele e le sue colonie con la visita a Gerusalemme, eccolo giungere nelle retrovie imperiali per disporre i suoi voleri, d’altronde già chiariti nel precedente incontro. Il cabaret quotidiano riservatoci da Trump è il frutto di due tendenze contrapposte: da una parte, come ricorda Fulvio Scaglione, le politiche di Trump sono in totale continuità con quelle democratiche di Obama (ma questa continuità è sapientemente celata dai democratici di tutto il mondo); dall’altro, c’è la necessità mediatica ed elettorale di presentarsi alternativo a quello stesso sistema di potere, convincendo la popolazione americana di fare l’esatto contrario di quello che ha fatto e farebbe un qualsiasi presidente democratico. La verità sta altrove: sempre secondo Scaglione, «sono politiche che non sono condotte né da Obama, né da Donald Trump. E’ piuttosto evidente, evidentissimo nel caso di Trump, ma anche abbastanza evidente nel caso di Obama, che la politica, i veri policy maker per quanto riguarda certi decisioni in questi campi, non sono i presidenti, ma altri centri di potere della struttura istituzionale americana: il Dipartimento di stato, il Pentagono, cioè il complesso industrial-militare, i servizi segreti. I presidenti, sostanzialmente, danno la veste esterna, danno la confezione ad un contenuto che però non è deciso da loro. Per questo le politiche americane in Medioriente si assomigliano tutte, a dispetto dei presidenti, della loro personalità e della loro provenienza politica». E’ un sistema di potere politico-economico che si muove secondo strategie proprie, indipendenti dalla maschera politica di volta in volta utilizzata per presentarsi al pubblico. Il centro imperialista non ha colore politico.

Ma se questo discorso certifica in qualche modo l’ovvio, la visita di Trump in Italia chiarisce anche un altro aspetto dell’attualità politica, e cioè la ritirata generale della sinistra. Certo, non siamo ai tempi di Bush e del movimento contro la guerra: inutile attendersi un interesse “di massa” sulle questioni internazionali. Ma un presidente così odiato, in grado di compattare un vasto fronte contrapposto, avrebbe dovuto o potuto mobilitare qualcosa più delle solite indignazioni social. E invece niente, Trump sfilerà tranquillo nella consueta vetrina urbana militarizzata e disumanizzata. E’ l’emblema di una totale impotenza politica, che ci riguarda in primo luogo. Ma il dato generale si somma a un dato politico più stringente: è la politica internazionale ad essere scomparsa dai ragionamenti della sinistra, lo studio e l’interpretazione dei fatti globali, studio e interpretazione d’altronde bollati invariabilmente come “geopolitica” e quindi intimamente reazionari. Trump che arriva in Italia subito dopo aver finanziato (per i decenni a venire) quello stesso terrorismo che a parole dice di voler combattere è un fatto politico decisivo anche per noi italiani, e più in generale per la sinistra nel mondo. Il disinteresse che provoca chiarisce gli attuali rapporti politici più di ogni altra riflessione. Questo disinteresse è d’altronde speculare a quello mostrato nei confronti del golpe liberista in Venezuela, vissuto in Italia (e nel resto d’Europa) con altera indifferenza: il mastodontico e contraddittorio processo anti-imperialista e anti-liberista bolivariano, che in questo ventennio ha assunto le forme del più grande processo di emancipazione di intere popolazioni dal liberismo internazionale, viene trattato con insofferenza, con alterigia, se non con vera e propria avversione. Trump sfilerà senza contro-manifestazioni. Il Venezuela resiste senza solidarietà internazionale. Mentre inondiamo la rete dei nostri punti di vista, il mondo reale sembra procedere senza tenerne conto. Dev’essere un complotto dei poteri forti.

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