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domenica 21 maggio 2017

“Pecoroni elettrici”. La visione anticipatrice di Philip K. Dick


A noi sognatori pessimisti la notizia della prossima uscita del sequel di Blade Runner è giunta inaspettata ma gaudiosa. Senza Ridley Scott e 35 anni dopo. Il mondo nel frattempo è cambiato. Il film ce lo godremo di sicuro. Quasi sicuramente più del nuovo film di Veltroni. Il pensiero corre invece ad altro.

Sognando già pecore elettriche non ci rimane che combattere da noi i moderni androidi.

Eh già perché i paramondi distopici immaginati da Dick sembrano nel nostro tempo non solo attuali ma persino migliori.

Oggi la realtà supera spesso, e di gran lunga, ogni negativa costruzione vagheggiata dallo scrittore di Chicago.

Il grigiore avvolgente ed uggioso nel quale si muove Harrison Ford, ricorda le nostre moderne metropoli o la ricaduta delle ceneri di una qualsiasi Eco-X.

Anche la guerra, sempre presente nei suoi onirici ritratti, rimane elemento fondante, ed è sempre la stessa, contro di noi, contro il popolo. Ed è ogni volta e comunque espediente del mantenimento del potere economico e politico. Potere economico e politico che si fonde nell’unica vera fake news, il nuovo, che è ancora ed eternamente il vecchio. E così si apre a nuovi slogan e scenari ripetendosi addirittura in franchising. En marche, in cammino verso lo stesso irragionevole ed immutabile dominio.

Nella “Svastica sul sole” Dick immagina un mondo dove i nazisti hanno vinto la II° guerra mondiale. A distanza di 72 anni dalla fine di quella guerra e di 55 dalla pubblicazione del libro, le ombre deliranti di questo assunto sembrano oggi forti e concrete come mai. Il Mediterraneo prosciugato per creare energia è certamente più che una metafora, così come l’Italia sottomessa per punizione (nel libro per la condotta della guerra, nella realtà, per la più grave ai tempi moderni, condotta economica) alla Germania, oggi anche chiamata Europa.

Il popolo rimane sempre nell’ombra, silente e sottomesso. Sfumato nello smog delle città dormitorio.

In tutti i suoi libri poi la costante dello stato di polizia e di leggi repressive vanno a nozze coi nostri sfortunati anni. L’unico neo è non esser riuscito ad immaginare figure tragi-comiche come i nostri Minniti od Alfano. Personaggi di carattere minore ma necessari alla narrazione distopica.

Ora appare ovvio che in tutti questi anni il buio potere che governa i processi mondiali (politici ed economici) i libri di Dick deve averli letti tutti. E devono anche essere piaciuti molto, come a noi d’altronde. Ma l’attuazione e la realizzazione dell’incubo dickiano piace ovviamente solo a loro. Un oscuro scrutare nel torbido presente della demagogia finanziaria.

Tutto questo potrebbe sembrare un esagerazione ma poi ci si rende conto che si è arrivati a dover scegliere e votare tra un Macron e una Le Pen... Non è questa forse la peggiore delle realtà possibili? E dunque siamo forse noi diventati dei pecoroni elettrici?

Visti dunque gli attuali rapporti di forza non ci rimane che sperare che un giorno risvegliandoci dal torpore di un abuso di qualche droga, per dirla col “mito” (inventato) di Dick, troveremmo che è stato solo un grande brutto incubo.

Nel frattempo, non fidandoci troppo, anzi per niente, continueremo a lottare nel caso fosse reale...

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