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giovedì 25 maggio 2017

Brasile. Assedio popolare e scontri nella Capitale. “Via Temer, elezioni dirette”


Più di 150.000 persone si sono riunite nel primo pomeriggio di ieri attorno allo stadio Manè Garrincha nella capitale federale, Brasilia. Hanno marciato verso il palazzo del Congresso nazionale. Ad un certo punto del corteo gli uomini della polizia militare hanno iniziato a lanciare bombe lacrimogene e proiettili di gomma contro i manifestanti. Non esistono dati ufficiali sui feriti.

I manifestanti sono arrivati ​​con circa un migliaio di autobus da tutto il paese chiedendo le dimissioni del presidente Michel Temer e la convocazione di elezioni dirette presidenziali.

“E ‘probabilmente una delle più grandi mobilitazioni che si sono verificate a Brasilia, ed era molto bella. Ma è incredibile la repressione della polizia militare che, lanciando molte bombe, impedisce l’arrivo di persone al Congresso. E’ una giornata di grande battaglia a Brasilia” ha commentato il coordinatore nazionale del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST), João Paulo Rodrigues.

La manifestazione è stata organizzata dalle organizzazioni sindacali e dai Fronti Popolari del Brasile (FBP). Nel primo pomeriggio, i manifestanti hanno iniziato una marcia attraverso l’Esplanade dove si trovano i ministeri.

“Oggi è un giorno decisivo per la classe operaia. I nostri diritti sono minacciati dai golpisti, e non v’è alcun rispetto per la nostra dignità. Siamo sotto attacco” denuncia Roberto Sousa e Silva, docente all’università pubblica di Rio Grande do Norte, venuto per partecipare alla protesta.

La lotta popolare è determinata dal peggioramento della crisi di legittimità intorno alla figura di Michel Temer (PMDB), coinvolto in scandali di corruzione legati alla società di refrigerazione JBS, indagato dalla polizia federale nel quadro dell’operazione Lava Jato.

“Il governo Temer sta ora cercando di fare il colpo di stato dentro il colpo di stato, il che è ancora più pericoloso perché approfondirà la liquidazione dei diritti della classe operaia, non ha alcuna legittimità per poter far passare qualsiasi legge”, osserva Alexandre Conceição, leader del Movimento dei lavoratori senza Terra (MST), uno dei movimenti che animano i Fronti Popolari del Brasile.

Il movimento “Occupy Brasilia” rilancia lo slogan di “Diretta ora” (cioè elezioni dirette del presidente, ndr). La mobilitazione intende evitare a tutti i costi una possibile elezione indiretta, che potrebbe verificarsi qualora la carica di presidente dovesse essere vacante, sia per le dimissioni o per la deposizione di Temer.

“Le elezioni indirette non risolvono il problema della crisi sociale della popolazione, il problema sono le riforme che il governo è disposto a realizzare. Il parlamento attuale è il più reazionario della storia del Brasile ed è legato agli interessi dei grandi gruppi economici. Quindi vogliamo elezioni dirette ora”, afferma il giovane militante Caio Picareli, che è venuto da Porto Alegre, nel sud del paese, per partecipare alla manifestazione.





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