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venerdì 12 maggio 2017

Turchia. Arrestato il direttore di Cumhuriyet

Prosegue la persecuzione politico-poliziesca della testata indipendente turca Cumhuriyet. Stamane l’attuale direttore Oguz Guven è stato sequestrato da agenti e condotto in una struttura segreta. Il giornalista ha fatto appena in tempo a twittare alla redazione del quotidiano online: “Mi stanno arrestando”, da quel momento il suo telefono cellulare risulta irraggiungibile.

L’ennesimo atto repressivo contro i media, che conta dodici redattori in prigione, e l’ex direttore Dundar costretto a riparare in Germania, è avvenuto dopo che Cumhuriyet stava seguendo il caso di un giudice, Mustafa Alper, procuratore a Denizli, area sud-orientale del Paese, rimasto ucciso in uno scontro automobilistico. Un incidente che desta sospetti su cui i cronisti effettuavano proprie ricerche censurate dalle forze dell’ordine.

Ricordiamo che il gruppo di lavoro del quotidiano aveva compiuto lo scoop che maggiormente ha messo in difficoltà il presidente Erdogan, quello relativo al traffico d’armi verso ribelli o jihadisti siriani, armi celate in casse di medicinali con la connivenza dell’intelligence di Ankara, che sono state filmate e rivelate al pubblico nell’autunno 2015. Da quel momento la già cospicua spinta repressiva del governo contro la stampa d’opposizione è diventata feroce, con punte di persecuzione verso i responsabili di questa e altre testate che sono stati rimossi e arrestati.

Can Dundar era stato liberato a seguito di proteste di illustri personaggi della cultura turca fra cui noti scrittori. Durante il dibattimento a suo carico l’ex direttore è stato fatto oggetto anche di un tentativo di omicidio, proprio mentre si recava in tribunale, un’azione ordita da un fanatico oppure orchestrata come messa in scena dei servizi per intimorirlo. Anche a seguito di tale episodio, familiari e amici hanno convinto Dundar a lasciare Istanbul.

Il clima nel Paese è infatti pesantissimo. Anche stamane l’Agenzia governativa Anadolou ha rivelato la dose quotidiana di fermi: una sessantina d’impiegati statali sono sottoposti ad accertamenti con l’accusa di aderire alla rete gulenista. E oltre cento indirizzi privati in sei province turche sono visitati in queste ore per il medesimo motivo.

Dal fallito colpo di stato del luglio 2016, 150.000 cittadini sono stati indagati, 145.000 fra poliziotti, militari, docenti e impiegati hanno subìto sospensione o licenziamento.

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