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venerdì 5 maggio 2017

Venezuela. Quella visione di Washington che trapela da La Repubblica

Proprio ieri avevamo riferito di come il Dipartimento di Stato Usa – direttamente o attraverso sue agenzie – spenda milioni di dollari per sostenere i mass media funzionali ai propri interessi strategici. Su quanto sta accadendo in Venezuela, non può non colpire la coincidenza con la pubblicazione di uno speciale de La Repubblica di oggi proprio dedicato al Venezuela.

Uno speciale di ben otto pagine che si rivela però una sorta di monologo del corrispondente del giornale: Omero Ciai. Nessuna intervista, nessun documento, nessun altro contributo. Insomma è totalmente assente quell'articolazione informativa che, di solito, dà sostanza e interesse ad uno speciale coerente con il senso comune che si dà a queste forme di approfondimento. E’ solo un monologo di un corrispondente con una visione ben precisa di come si debba raccontare una realtà.

Come noto, in questi anni si è molto ironizzato sul nome omen (anzi cognome omen) del corrispondente de La Repubblicad dall’America Latina. Un killeraggio informativo sistematico contro tutti i governi dell’alleanza progressista – da Cuba all’Ecuador, dal Venezuela alla Bolivia, fino ai più moderati esperimenti del Brasile petista o dell’Argentina peronista nella versione dei Kirchner. Quella di Omero Ciai è stata sempre una descrizione di quanto avveniva in America Latina molto, ma molto, allineata alla vision di Washington e delle lobby liberali europee.

L’inserto speciale de La Repubblica di oggi appare dunque come l’ennesima marchetta mediatica al Dipartimento di Stato Usa. Gravissima se volontaria, grave se involontaria.

Riteniamo che sia invece possibile e doveroso raccontare anche dell’altro su quanto sta accadendo in Venezuela. Senza negare che sia in corso uno scontro politico e sociale violentissimo e senza negare che l’esecutivo di Maduro si trovi a fronteggiare con difficoltà l’offensiva scatenata dall’opposizione. Ma anche affermando che l’opzione chavista in Venezuela, come quella dell’Alba in America Latina, siano oggi le opzioni progressiste che vanno difese, anche con durezza, di fronte al ritorno al passato del continente all’assai più devastante egemonia liberista che viene ispirata da Washington. La Casa Bianca vorrebbe che l’America Latina tornasse ad essere il suo “patio trasero” (il cortile di casa) dopo che per quasi venti anni è riuscita a sottrarsi dalla morsa statunitense. E' evidente come una parte della popolazione stia con l'opposizione di destra, ma è altrettanto evidente come un'altra parte della popolazione – e con interessi sociali diversi – stia con il governo bolivariano. Non c'è un popolo contro la dittatura ma uno scontro sociale frontale dentro la popolazione, quello che in altri termini viene definito conflitto di classe e che indubbiamente può sfociare anche in una sanguinosa guerra civile.

Ed è decisamente curioso che una "dittatura" proponga come soluzione politica una delle ipotesi democraticamente più avanzate – e rischiose per chi detiene il governo – come una assemblea costituente in cui tutti sono elettori e tutti sono eleggibili.

In risposta alle aggressive manifestazioni della destra, il Presidente venezuelano Maduro ha infatti proposto una nuova Assemblea Costituente sulla quale chiamare ad esprimersi tutta la popolazione. Legalmente l’appello alla convocazione è basato sugli articoli 347 e 348 della Costituzione: "Il popolo del Venezuela è il depositario del potere costituente originale. Nell'esercizio di tale potere, è possibile chiamare un'Assemblea Nazionale Costituente al fine di trasformare lo stato, creare una nuova legge e redigere una nuova costituzione. L'iniziativa dell'ANC può essere avanzata dal Presidente della Repubblica in Consiglio dei Ministri".

Scrive Marco Teruggi, corrispondente di Resumen Latinoamericano, che Maduro ha fatto appello alle "origini del processo chavista che ha avuto proprio nell'ANC del 1999 l'elemento costitutivo, e ha lanciato un obiettivo ambizioso come è quello di riformare una costituzione, in un momento di resistenza alle iniziative della destra che somiglia ormai ad un vero e proprio tentativo di colpo di stato".

La scelta dei costituenti, che saranno 500, ci sarà in modo diretto e con voto segreto. Maduro ha riferito in Consiglio dei Ministri che domenica sera, discuterà, tra gli altri argomenti, questioni come la pace; la costruzione di un sistema economico non legato solo al ciclo petrolifero; la costituzionalizzazione delle missioni sociali; la sicurezza, la giustizia e la protezione del popolo; nuove forme di democrazia partecipativa; la difesa della sovranità nazionale; identità culturale; sociale, culturale, del lavoro, dei diritti tecnologici della gioventù e del cambiamento climatico. Come indicato nella Costituzione, il presidente non potrà opporsi alle modifiche e integrazioni da apportare alla Costituzione.

Diversamente da come raccontato dai media mainstream (e da quelli finanziati direttamente dal Dipartimento di Stato Usa) le favelas non hanno aderito alla chiamata di rovesciare il presidente Maduro.

Questo sta portando i sostenitori al colpo di stato verso il peggior scenario per loro, cioè l'usura e l'isolamento, come era accaduto nel 2014 con azioni simili. Uno scenario che potrebbe portare a una maggiore radicalità negli scontri, cioè provocare più morti, aumentare le azioni ad alto impatto mediatico, azioni notturne paramilitari nei quartieri e nelle strade di Caracas.

Dal 29 aprile ci sono già state 29 vittime.

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