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martedì 6 giugno 2017

I “successi” della privatizzazione delle ferrovie. Una testimonianza

Il treno è ripartito da pochi minuti.

Siamo rimasti fermi per 2h esatte su un regionale da Lecce a Bari. In aperta campagna, poco prima di Brindisi.

Senza notizie né annunci, col treno spento cioè senza aria condizionata e quindi un caldo asfissiante. Unica referente la ragazza che controllava i biglietti e che al telefono non riusciva a farsi dare informazioni precise sul problema. C’erano “voci” di un telo sui binari, di un guasto ai segnali, ma nulla di definito.

Ho chiamato il call center di #Trenitalia e nulla, loro non gestiscono i regionali, solo Frecce. Non avevano neanche i numeri delle stazioni interessate. Dopo 5 min di attesa mi hanno dato un numero risultato essere della polizia municipale di Lecce.

I vigili di Lecce mi hanno consigliato di chiamare il 113 e chiedere il numero della Polfer di Brindisi. Cosa che ho fatto, ma il telefono squillava a vuoto. Idem alla Polfer di Lecce il cui numero ho trovato su internet col residuo di batteria del telefono.

Siamo ripartiti, ancora senza sapere il motivo del blocco. Solo pochi minuti prima si era riattivata l’aria condizionata, ghiacciandoci il sudore addosso. Ma resta la rabbia.

Io ho perso ogni coincidenza per tornare a casa a Napoli. Altri passeggeri hanno perso appuntamenti e persino aerei. Persone anziane hanno vissuto un’esperienza certo più dura della mia.

Questo è, concretamente, l’effetto della privatizzazione delle ferrovie e delle politiche di svuotamento delle linee locali e per pendolari. Una Freccia Bianca ci ha superato e ha proseguito regolarmente con un po’ di ritardo.

Farò reclamo alla stazione di Bari, quando arriveremo, ma servirebbe un’azione collettiva.

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