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venerdì 9 giugno 2017

Israele punta a occupare definitivamente Golan e Cisgiordania

“Le Alture del Golan resteranno eternamente sotto la sovranità israeliana” ha dichiarato il primo ministro Netanyahu ad una conferenza per la gioventù organizzata a Katzrin martedì scorso. “Non lasceremo mai il Golan” ha in seguito affermato in una successiva intervista con i media israeliani “visto che è nostro e che, se non ci fossimo noi, sarebbe occupato solo da terroristi”.

Sembra che i piani e le manovre dell’alleanza tra israeliani e sauditi procedano a pieno ritmo. Stessa convinzione e sicurezza ostentata dal ministro della Difesa, Avigdor Lieberman nelle sue dichiarazioni successive alla visita di Trump. Secondo il ministro israeliano si sta spingendo per la creazione di una “coalizione contro il terrorismo” – la famosa Nato-araba a guida saudita – con una supervisione militare e logistica israeliana e statunitense.

La rottura delle relazioni tra il Qatar ed il resto dei paesi del Golfo, secondo diversi analisti, deve essere interpretata proprio in quest’ottica. Tutti devono assoggettarsi alla guida di Riyadh, in base alle indicazioni lasciate dal tycoon americano dopo il summit, in una maniera incondizionata, pena l’esclusione. Doha viene accusata non tanto delle sue connivenze “con gruppi terroristici o gruppi estremisti che vogliono destabilizzare la regione” – come del resto hanno fatto tutti i paesi del Golfo, Riyadh compresa –, ma piuttosto per il suo sostegno ed i suoi rapporti con l’Iran, Hezbollah e Hamas.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto, Yemen (governo di Hadi), Libia (governo di Tobruk) e, addirittura, Mauritania hanno rotto le proprie relazioni diplomatiche con il Qatar proprio per questo motivo. Lo stesso monarca Salman ha richiesto al monarca qatariota, Tamim bin Hamad Al Thani, di rompere definitivamente con Hamas, spingendo per l’espulsione di tutti i suoi quadri (tra i quali Khaled Meshal), con i Fratelli Musulmani e con gli sciiti (iraniani ed Hezbollah). Indicazioni e direttive che sono arrivate direttamente da Tel Aviv.

“Non c’è alcun dubbio che la rottura con Doha” ha affermato Lieberman “apra nuove e numerose possibilità di cooperazione con i paesi del Golfo nella lotta contro il terrorismo”. Secondo la chiave di lettura israeliana, infatti, la rottura con il Qatar indica che gli stati arabi hanno finalmente compreso che la reale minaccia nella regione non arriva da Israele, ma dal terrorismo (di matrice sciita) rappresentato da Iran ed Hezbollah.

Tutti segnali che indicano un maggiore margine di azione da parte del governo israeliano, grazie soprattutto all’incondizionato sostegno dello stesso presidente americano Trump. Altra dimostrazione, ad esempio, è la scelta di stanziare nuovi fondi per la costruzione di colonie in Cisgiordania. Lo scorso martedì, infatti, il governo di Tel Aviv ha avallato il piano per la costruzione di 1500 case per un nuovo insediamento coloniale, più un eventuale esame per la costruzione di un altro migliaio di edifici, cosa che non avveniva da 25 anni. Netanyahu, infatti, si è elogiato per essere il primo premier ad avere il privilegio di “costruire nuove colonie in Cisgiordania dopo diversi decenni”.

In un comunicato, rilasciato in seguito alla vittoria dopo lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, il segretario generale del FPLP, Ahmed Sa’adat, ha dichiarato che “la lotta collettiva è un esempio per proseguire nella resistenza contro l’occupazione israeliana sempre più oppressiva e minacciosa”. Il comunicato prosegue dicendo che “la scelta di Netanyahu prova ancora una volta che la soluzione dei due stati non fa parte dei piani del governo israeliano come nessun altra ipotesi di pace”. Proprio nella settimana del cinquantenario dell’occupazione, infatti, il governo di Tel Aviv ha simbolicamente scelto di portare avanti la costruzione di nuove colonie per impedire la soluzione dei due stati.

Sembrano, infine, inequivocabili le parole del premier israeliano riguardo alle intenzioni del governo sul processo di pace visto che, anche in caso di accordo, “Israele intende mantenere il controllo militare dei territori ad ovest del fiume Giordano (Cisgiordania, ndr) perché li considera strategici per la sua sopravvivenza”. Tutti territori, come le stesse Alture del Golan in Siria o le fattorie di Sheba’a in Libano, considerati strategici da Israele, ma occupati illegalmente (in base alle numerose risoluzioni ONU) da oltre 50 anni.

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