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martedì 27 giugno 2017

La Turchia cancella Darwin e vira verso il sultanato a base confessionale

Alparslan Durmus, Ministro per l’Educazione del governo turco, seguendo una direttiva centrale, escluderà nel 2019 dai programmi scolastici di secondo grado (il livello precedente gli studi universitari), le teorie evoluzionistiche di Charles Darwin. In ogni ordine e grado, fino alle scuole superiori quindi, “The origin of species”, non verrà più studiato interamente dai giovani turchi; il capitolo “The beginning of life and evolution” (“L’inizio della vita e l’evoluzione” N.d.A.), verrà cancellato invece dai curricula scolastici perché “gli studenti non hanno un background sufficientemente appropriato, per comprendere presupposti ed ipotesi di quel tipo, né tantomeno la conoscenza e la struttura scientifica per essere capaci di capire soggetti così controversi.” Fino a qui la notizia. Che impone però una riflessione.

Solitamente mettere da parte i principi e i dettami della scienza, in virtù di quelli dettati dalla religione, porta una nazione pericolosamente verso la creazione di uno Stato confessionale. Questa è la china che sta prendendo la Turchia, dopo che il premier Tayyip Erdogan, nei mesi scorsi, ha accentrato con la forza i poteri su di sé, emendando la Costituzione, abolendo la carica di premier, trasformando quindi il Paese in una repubblica presidenziale.

Il Corano, come la Bibbia, ci insegna che i nostri progenitori, sono stati Adamo ed Eva, due esseri umani; ma, secondo un rapporto del 2013 su religione e vita pubblica, solo il 49% dei musulmani turchi crede in questa teoria, mentre il 62% degli statunitensi crede invece nelle teorie evoluzionistiche.

Dal 1923, anno di fondazione della Repubblica di Turchia da parte di Mustafa Kemal “Ataturk”, il Paese è sempre stato secolare, e la religione faceva sì la sua parte, ma non interveniva nella cosa pubblica; il principio universale di separazione fra Stato e Chiesa, che è alla base della laicità, era comunque rispettato. Ora, questa riforma, che sembra verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale la prossima settimana, potrebbe essere il primo passo verso un avvicinamento ai principi della shari’a. E’ dal 1633, dal processo che la Chiesa intentò per eresia nei confronti di Galileo, che è stato reso evidente quanto il Potere fondi la propria legittimazione sulla religione; per non dimenticare le torture della Santa Inquisizione, o i processi alle “streghe”, modi e termini spesso utilizzati per definire o reprimere, persone “devianti”, o politicamente scomode.

Ma nel XXI secolo, una teocrazia moderna, si servirebbe dei principi religiosi per veicolare, ben altre cose.

La shari’a, nel lessico coranico è la “strada rivelata”, e quindi legge sacra, imposta da Dio. E’ interpretata dal Corano e dalla sunna, una serie di norme di comportamento; in questo senso ogni atto umano, esteriore od interiore, non solo legato alla religione ma anche ad attività connesse alla sfera sociale, personale o politica, viene classificato come accettabile o meno, in una scala di valori predeterminati. 

Il Governo dell’AKP, realizzando questo “piccolo e marginale ritocco” alla riforma scolastica segue l’ esempio dell’Arabia Saudita, unico Stato in cui il Darwinismo non viene insegnato, capofila delle petro-monarchie sunnite, schierate con gli USA contro l’Iran, di nuovo considerato il nemico pubblico numero uno del mondo occidentale.

Parafrasando Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna:
Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità“.

Fonte: http://www.independent.co.uk
Traduzione, sintesi e cura di Francesco Spataro

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