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martedì 20 giugno 2017

Stazione di Afragola. Inaugurata due settimane fa e già è stata chiusa

Era il 6 giugno. Ricordate il premier Gentiloni che in compagnia del ministro Delrio e del governatore della Campania De Luca tagliava il nastro ad inaugurare la fine dei lavori della “ stazione più bella d’Italia”? La porta del sud che avrebbe dovuto sgravare il traffico della stazione centrale di Napoli e collegare il nord con il sud. Quante belle parole da incidere nel marmo a imperitura memoria: “il riscatto del sud, l’Italia che riparte, l’Italia che funziona...”

Ecco: fatta l’inaugurazione a favore di stampa e telecamere la stazione è già chiusa.

Per una serie di concause. Ci piove dentro (incredibile ma vero a pochi giorni dall’apertura), i bar interni e i (pochi ) negozi aperti sono risultati tutti sprovvisti delle autorizzazioni necessarie, il parcheggio esterno è stato messo sotto sequestro dalla Magistratura, le norme di sicurezza carenti (mancanza di estintori, uscite di sicurezza non conformi alla legge, condizionatori mal funzionanti).

85 milioni spesi. Ottantacinque.

In più mettiamoci pure che sui terreni dove è sorta la stazione molto probabilmente sono stati interrati nei decenni passati i rifiuti tossici industriali provenienti dalle fabbriche del Nord Italia. Almeno a credere alle confessioni di Gaetano Vassallo del clan dei Casalesi.

E che la camorra abbia messo le mani su una serie di attività gravitanti intorno la stazione è cosa risaputa da tempo. Appalti, subappalti e licenze commerciali. Gli inquirenti rilasciano addirittura interviste alle televisioni locali su questo tema.

Alla vigilia del 6 giugno 3 morti ammazzati. Il più conosciuto delle vittime l’imprenditore Salvatore Caputo, nome chiacchierato da tempo di essere parte del temibile e spietato clan Moccia.

Altra considerazione: sotto Salerno non vi sono praticamente collegamenti ferroviari. La Lombardia da sola ha più tratti ferroviari dell’intero meridione d’Italia. Andare dal basso Tirreno al basso Adriatico è un’impresa. Da Napoli si fa molto prima ad arrivare a Milano che a Catanzaro.

Napoli (la città più grande del meridione) e Bari (la terza città del sud) non hanno un collegamento ferroviario diretto. Si va con i bus delle compagnie private. I soldi stanziati negli anni scorsi per costruire finalmente una linea tra le due grandi città sono stati dirottati sulla povera e disagiata Milano.

Cosa vogliamo dire con questo? Che è alquanto sospetto che uno stato che in tema di ferrovie spende l’80% del proprio budget per le ferrovie settentrionali decida poi di costruire “la più bella stazione d’Italia” ad Afragola, a 10 minuti da Napoli.

L’impressione è che la tav di Afragola sia la prebenda da dare a quell’imprenditoria meridionale solitamente predatoria, operante tra economia legale e illegale e che assicura però la pace sociale a dispetto della disoccupazione, della mancanza di servizi e della mancanza di infrastrutture. La cui influenza si espande per interi territori condizionando la vita sociale, politica ed economica di quei luoghi.

E’ notizia di oggi che l’Anm, l’azienda del trasporto pubblico napoletano, ha tagliato il proprio parco mezzi di 40 unità. Di un servizio di mobilità urbana già tra i più scadenti d’Europa.

Questa è la situazione dei trasporti al sud… tra nuove e scintillanti grandi opere e vecchie inefficienze e ruberie.

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