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venerdì 16 giugno 2017

Su energia e siderurgia è scontro frontale tra Usa e Unione Europea

Che la storia delle relazioni transatlantiche stia cambiando di segno diventa ormai evidente giorno dopo giorno, spesso con una accelerazione che lascia senza fiato (e senza bussola) coloro che hanno sempre ritenuto indissolubile l’alleanza subalterna tra Usa e Unione Europea. Non sembra essere più così, e non lo era più da tempo. Non c’è solo il fallimento del Ttip a confermarlo. I contenziosi nell’agenda transatlantica (ultimo quello del trattato di Parigi sui cambiamenti climatici revocato da Trump) stanno diventando sempre più numerosi.

La Germania e l’Austria hanno infatti duramente criticato la decisione del Senato Usa di approvare nuove sanzioni contro la Russia. Ma la motivazione non attiene a valutazioni politiche quanto di bottega. Come noto l’Unione Europea ha ribadito anche recentemente le sanzioni punitive contro la Russia per la vicenda della Crimea e lo scontro con l’Ucraina. Il problema invece è che le sanzioni di cui parla la risoluzione del senato Usa risultano “punitive” per alcune compagnie europee coinvolte in progetti energetici con Mosca, come il gasdotto North Stream 2 che attraverso il Mar Baltico fa arrivare il gas russo in Germania. Le compagnie europee che verrebbero danneggiate dalle sanzioni statunitensi sono: le tedesche Uniper e Wintershall (controllata dalla Basf), la francese Engie, l’austriaca Omv e l’anglo-olandese Royal Dutch Shell

In un comunicato congiunto, il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, e quello austriaco, Christian Kern, affermano che le sanzioni approvate dal Senato Usa ieri “minacciano le forniture di gas russo all’Europa. Le sanzioni politiche – si legge nel comunicato – non dovrebbero essere legate a interessi economici. Minacciare compagnie in Germania e Austria e altre società europee di multe negli Usa se prendono parte a progetti energetici come il Nord Stream 2 rappresenta una nuova dimensione negativa nei rapporti Usa-Europa”. Una argomentazione curiosa, soprattutto per chi ha imposto l’adozione ai propri partner europei di sanzioni economiche alla Russia che, ad esempio, hanno schiantato l’export di frutta e prodotti agricoli italiani verso il mercato russo.

I due ministri affermano quindi di sostenere gli sforzi del Dipartimento di Stato Usa per modificare le sanzioni. I partner occidentali del gigante russo Gazprom hanno concordato ad aprile scorso di finanziare con 9,5 miliardi di dollari il gasdotto Nord Stream 2, rimuovendo un ostacolo al piano russo per trasportare maggiori quantità di gas in Europa.

Ma quello energetico non è l’unico conflitto che si è aperto tra Stati Uniti ed Unione Europea. Secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Stampa, “Donald Trump è pronto a sferrare un colpo all’industria europea dell’acciaio e dell’alluminio, chiudendo le porte americane ai produttori del Vecchio Continente”. Washington ha infatti deciso di applicare l’articolo 232 del Trade Expansion Act, un trattato del 1962 fin qui raramente utilizzato, che permette di indagare sui “rischi” dovuti alle importazioni e pare che Trump abbia chiesto rapidamente un rapporto su questo, addirittura entro giugno.

Ma sono interessanti – e significative del cambiamento di fase storica nelle relazioni transatlantiche – le contromisure che l’Unione Europea ventila come possibile “rappresaglia” alle misure statunitensi contro i prodotti siderurgici europei. Secondo indiscrezioni si parla di una “rappresaglia” con dazi sui prodotti americani, in particolar modo nell’agricoltura e nella Difesa. Bruxelles vorrebbe inoltre coinvolgere altri Paesi e spingerli – in nome della “sicurezza nazionale” – a una sorta di protezionismo anti-americano nei settori dell’IT e dell’Hi-Tech. Una conferma in più che il complesso militare-industriale europeo intende sganciarsi completamente dalle tecnologie statunitensi sul piano militare.

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