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giovedì 29 giugno 2017

Sulle “traccie” del neoliberismo

“Nel cortile della scuola vi sono adunati 24 balilla. Il comandante ordina di mettersi in riga per tre, per marciare. Quante terziglie sono in marcia?”

Sembrano trascorsi secoli da quando il fascismo utilizzava le discipline scolastiche, aritmetica compresa, per veicolare la sua propaganda bellicista e razzista, finalizzata a modificare la percezione della realtà da parte degli individui, neutralizzandone lo spirito critico e trasformandoli in uomini – massa appiattiti sull’ideologia di regime.

Ogni epoca ha le sue “terziglie”e il tema d’italiano degli esami di Stato 2017 ne è la prova lampante. Non possiamo non soffermarci, infatti, sulle tracce relative all’ambito socio – economico, tecnico – scientifico e sul tema di ordine generale.

Le prove di cui sopra sono tutte incentrate sulla sostituibilità del lavoro umano con quello digitalizzato e automatizzato. Le fonti che compaiono nel fascicolo citano imprenditori, agenzie di lavoro interinale, quadri tecnici al servizio del profitto, agenzie internazionali. Completamente assente è la voce dei lavoratori e la loro percezione dei cambiamenti in atto e del futuro che li aspetta. Già questo la dice lunga sulla natura del progetto pedagogico e ideologico che traspare da queste prove d’esame.

“Il campanello d’allarme è stato suonato dall’Onu attraverso un recente report dell’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Che mette in guardia Asia, Africa e America Latina: attenti, dice il report Robot and Industrialization in Developing Countries, perché è da voi che l’impatto dell’era dei robot sarà più pesante. [...] Come evitare la desertificazione economica? Il primo consiglio che l’Onu dà ai Paesi emergenti è banale ma ovviamente validissimo: abbracciate la rivoluzione digitale, a partire dai banchi scolastici”.

“La digitalizzazione e l’automazione del lavoro rappresentano un’opportunità. A rivelarlo è una ricerca di Manpower Group – dal titolo “Skills Revolution” – presentata al World Economic Forum 2017 di Davos. L’indagine, condotta tra 18.000 datori di lavoro in 43 Paesi del mondo, affronta il tema dell’impatto della digitalizzazione sull’occupazione e dello sviluppo di nuove competenze dei lavoratori... Tra i 43 Paesi oggetto dell’indagine, è l’Italia ad aspettarsi il maggior incremento di nuovi posti di lavoro grazie alla quarta rivoluzione industriale al netto di un “upskilling”, un aggiornamento delle competenze”.

“L’applicazione della robotica a fini educativi [...] è una tendenza in continua crescita anche nel nostro Paese e sta attirando sempre di più l’attenzione da parte di docenti e persone attive nel campo della formazione. Attraverso questo metodo, gli studenti diventano protagonisti dell’apprendimento e creatori del proprio prodotto e si sentono più coinvolti nel processo di apprendimento”.

Seppure con diverse sfumature circa le magnifiche sorti e progressive della rivoluzione industriale 4.0, l’unica vera voce che emerge dai testi è quella dei top manager e dei gestori di risorse umane e tecnologiche.

Come si può facilmente evincere da un’analisi dei brani citati, scarsamente problematici circa il modello di sviluppo e le conseguenze sociali di un progresso tutto orientato al profitto, alla crescita indefinita, allo sfruttamento delle risorse e all’ottimismo, la prova non è altro che un’esercitazione improntata al pensiero unico neoliberista. Il compitino che viene assegnato allo studente è molto semplice: dati i presupposti, presentati come incontrovertibili e incontestabili (sviluppo, automazione, digitalizzazione, competenze), egli deve limitarsi a riordinare i dati e a trarre le “giuste” conclusioni.

In modo nemmeno tanto surrettizio, il maturando, preso quasi per mano, è accompagnato nel tratteggiare la figura dell’“uomo nuovo” del neoliberismo: flessibile e sempre all’inseguimento di nuove competenze da inserire nel proprio curriculum; individualista e in competizione per battere la concorrenza dei propri simili; imprenditore di se stesso che si vende sul mercato come merce sempre più appetibile; incarnazione, infine, del “lavoratore liquido” esposto alla contingenza imposta unilateralmente dal mercato. In sintesi, il principio in base al quale non si lavora più per vivere, ma si vive inseguendo un lavoro che non c’è.

A conforto della struttura sempre più direttiva della prova, quest’anno è stata addirittura inserita una novità concernente il tema di ordine generale, nel quale lo studente viene invitato ad attenersi a una scaletta di svolgimento. Anche quello che è sempre stato il tema “libero” per antonomasia, viene sussunto in una logica puramente esecutiva: la metodologia diventa funzionale alla soppressione del pensiero divergente e all’accettazione passiva del modello dominante.

La mutazione genetica della scuola si accompagna a un’ideologia colonialista: da anni l’imprenditoria, le banche e le agenzie interinali, stanno imponendo al mondo dell’istruzione la sostituzione delle conoscenze con le competenze. È in atto un processo manipolativo che induce gli studenti a percepire la realtà e se stessi in modo nuovo: un immenso e immodificabile mercato liquido che richiede la completa mercificazione di se stessi e l’accettazione supina della logica del profitto. Anche la sola possibilità del cambiamento è stata espunta dall’immaginario.

“Nella sala d’attesa dell’agenzia interinale sono convocate 24 terziglie di disoccupati. La paga proposta è di 300 euro al mese per otto ore giornaliere. Sono disponibili solo 3 posti. Tenuto conto che 8 terziglie accettano di lavorare per 250 euro mensili, che 2 terziglie tra queste otto hanno maggiori competenze linguistiche, che in una sola terziglia di queste ultime non sono presenti donne in età fertile che possano rimanere incinte e assentarsi dal lavoro, determina da quale terziglia l’agenzia assumerà”.

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