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giovedì 29 giugno 2017

Torino: le «politiche sociali» alla base di una tragedia

Concetta lavorava per la “Befed Brew Up”, una catena di ristorazione, come addetta alle pulizie. Qualche mese fa, la direzione ha deciso di ridurre i costi e di appaltare le pulizie dei locali ad una cooperativa esterna (limitare le spese aziendali sulla pelle dei lavoratori è ormai pratica comune) e così, a gennaio, dopo circa dieci anni di servizio, la donna è stata licenziata.

Si trovava all’Inps perché, da tempo, era in attesa di alcuni arretrati della Naspi: per chi non lo sapesse, la “Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego” è l’indennità di disoccupazione che, in seguito alla legge Fornero, è andata a sostituire anche il trattamento di mobilità spettante ai lavoratori che hanno subito procedure di licenziamento collettivo.

Quest’indennità è erogabile per una durata di 24 mesi, e arriva ad un importo massimo di 1.300 euro, che si riduce del 3% mensile a partire dal quarto mese di erogazione.

È a causa delle difficoltà nell’ottenere questo sostegno al reddito necessario per vivere, che Concetta ha cercato di uccidersi, dandosi fuoco in un ufficio dell’Inps di Torino. La donna, attualmente, è ricoverata presso il centro grandi ustionati del CTO.

In Italia perdere il lavoro significa essere condannati alla miseria, così come avere 46 anni, essere donna e disoccupata, vuol dire non avere quasi più speranze. Anni di “politiche sul lavoro”, con esaltazione della flessibilità, della competitività, l’emanazione del jobs-act che ha definitivamente cancellato ogni tutela e diritto a chi lavora, la legge Fornero, la totale mancanza di un aiuto reale e concreto verso quelle che vengono definite “fasce deboli”, termine dietro il quale vi sono persone che vivono, lavorano e sono le prime vittime del taglio degli ammortizzatori sociali, sono tutti fattori che stanno alla base di tragedie come quella accaduta a Torino.

I drammi causati dalla disoccupazione e dal crescente impoverimento della maggior parte delle persone nel nostro paese sono evidenti da tempo, non solo negli eventi più tragici.

Gli sfratti per morosità sono aumentati del 3,2 % e, secondo i dati rilasciati dal Ministero dell’Interno, ci sono state in Italia 158.720 richieste di esecuzione di sfratto. Essere disoccupati, oggi, vuol dire perdere, oltre il lavoro e il reddito, anche il diritto di avere un tetto sopra la testa. Nel comparto sanitario sono in costante crescita le persone che rinunciano alle cure per motivi economici – 12 milioni solo nell’ultimo anno – come è emerso dai dati presentati dal Censis.

La precarietà lavorativa, la perdita di una casa, le difficoltà di potersi curare in un paese in cui, da anni, è in corso una “macelleria sociale”, in un paese in cui è scomparsa la solidarietà e il legame tra le classi povere, molto (troppo spesso) sfociano in eventi tragici.

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