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mercoledì 28 giugno 2017

Venezuela. I golpisti alzano il tiro


Mentre nelle piazze le guarimbas di estrema destra continuano gli attacchi contro le sedi istituzionali e i sostenitori della rivoluzione bolivariana, ieri un nuovo episodio ha messo in evidenza la drammatizzazione dello scontro in Venezuela.

La sensazione è che l’oligarchia, sostenuta dalla destra locale e sudamericana, oltre che dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, voglia provocare uno scontro tra istituzioni anche utilizzando apparati dello stato ‘deviati’ che rispondono agli input dei golpisti.

Ieri un elicottero della Polizia scientifica venezuelana ha sorvolato il centro di Caracas e dal velivolo sono state lanciate quattro granate sulla sede del Tribunale supremo di giustizia e su quella del Ministero degli Interni, secondo quanto ha denunciato il presidente Nicolas Maduro che ha parlato di «attacco terroristico». Secondo i media venezuelani sarebbero stati sparati anche proiettili d'arma da fuoco. L’elicottero sarebbe stato sottratto da un agente della Brigata di azione speciale (Bae) della Polizia scientifica, Oscar Rodriguez, che avrebbe operato in combutta con Miguel Rodriguez Torres, generale in pensione ed ex ministro degli Interni e della Giustizia di Hugo Chavez, accusato da Maduro di essere «in contatto con la Cia». Il velivolo rubato e usato per l’attacco – che per fortuna non ha causato vittime – esibiva su uno dei lati la bandiera con lo slogan “Libertà 350”, in riferimento all’articolo della Costituzione Venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche. Il ministro della Comunicazione Ernesto Villegas ha definito l’attacco un «atto terrorista» che fa parte di una «offensiva insurrezionale della destra estremista».

Intanto il presidente Maduro ha mobilitato le forze militari allo scopo di proteggere la democrazia e lo stato di diritto: diversi carri armati e mezzi blindati sono stati schierati nelle strade principali di Caracas.

Contemporaneamente i media locali hanno pubblicato un video, postato su Instagram dall’agente Oscar Rodriguez, in cui l’uomo in uniforme chiede le dimissioni del presidente Nicolas Maduro e chiama il popolo venezuelano a unirsi con le forze armate contro il governo.

L’agente, a volto scoperto ma affiancato da quattro uomini armati e incappucciati, afferma nel video la necessità della lotta “contro la tirannia”. “Vi chiediamo di accompagnarci in questa lotta e uscire in strada (...) La nostra missione è di far vivere libera e bene la popolazione venezuelana” ha aggiunto l’uomo affermando di parlare per conto di “un’alleanza di funzionari militari, poliziotti e civili, alla ricerca di un equilibrio e contro questo governo transitorio e criminale”.

Intanto il Tribunale supremo di giustizia del Venezuela ha trasferito le funzioni della procuratrice generale Luisa Ortega Diaz all’ombudsman nazionale Tarek William Saab, un fedele chavista, dopo aver respinto l’ennesimo ricorso presentato da Ortega Diaz contro l’Assemblea costituente convocata dal presidente Nicolas Maduro. In due sentenze pubblicate questa notte, l’alta corte ha prima respinto il ricorso della procuratrice contro la regolamentazione con la quale è stata convocata la Costituente e poi stabilito che tutte le facoltà e i poteri della Procura sono anche attribuibili all’Ombudsman.

Nei giorni scorsi molti degli italiani residenti in Venezuela che avevano sottoscritto un appello contro le violenze e la destabilizzazione operata dagli ambienti dell’estrema destra e sostenuta da Ue e Usa hanno chiesto di rimuovere i loro nomi in calce al documento dopo aver ricevuto gravi minacce da parte dei golpisti e dei fascisti.

Nello stato di Lara, due giovani chavisti sono stati dati alle fiamme da appartenenti all’estrema destra dopo aver orgogliosamente rivendicato la propria appartenenza politica. Questo dopo che nei giorni scorsi un altro giovane chavista, Orlando Figueroa, era morto a causa delle ustioni riportate quando alcuni fascisti lo avevano bruciato vivo.

L’opposizione golpista di destra aumenta il tasso di violenza man mano che si avvicina la scadenza elettorale della fine di luglio, perché teme, insieme ai suoi sponsor internazionali, che l’Assemblea Costituente imponga al paese un nuovo salto in avanti della rivoluzione, con un aumento del controllo popolare sull’economia, con la costituzione di organismi di potere popolare simili ai CDR cubani.

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