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domenica 2 luglio 2017

Dal fascismo “trasversale” al ritorno del fascismo in camicia nera

Come Casapound Italia non abbiamo mai fatto mistero di vedere nel Fascismo il nostro punto di riferimento ideale, da noi tradotto in iniziative quotidiane nel campo della solidarietà sociale e della promozione culturale, premiate dai cittadini di Lanciano con 679 voti, pari al 3% degli elettori in occasione del primo turno elettorale. Quanto all’impossibilità per i fascisti di sedere in consiglio comunale – aggiunge Laurenzi – ricordiamo solo che Lanciano ha avuto per due legislature come sindaco Nicola Fosco, proveniente dal Movimento Sociale Italiano, partito che incarnava negli uomini e nelle idee la continuità con la Repubblica Sociale Italiana. Per il ballottaggio alle comunali di Lanciano sono solo attacchi strumentali da parte di chi non ha argomenti da portare a proprio favore. La nostra presenza in consiglio comunale è legittimata dal voto dei cittadini”.

Questa dichiarazione rilasciata da Casapound Italia in occasione delle elezioni comunali di Lanciano indica con chiarezza il ritorno definitivo dell’ideologia (e delle relative liturgie) del fascismo sulla scena politica italiana.

Il fenomeno è sicuramente in crescita e soprattutto accolto nella sostanziale indifferenza dalla gran parte della società italiana che, nel frattempo, ha compiuto un percorso molto significativo all’interno dell’ideologia qualunquista e appare pronta a subire, come in altri tempi, qualsiasi avventura di potere.

Questa situazione di forte difficoltà di tenuta dell’impianto democratico indicato dalla Costituzione Repubblicana che si sta verificando nonostante il voto dello scorso 4 Dicembre, cui non è stata fornita alcuna risposta in termini politici all’interno del sistema, è stata costruita – prima di tutto – dalla presenza di quegli elementi di “fascismo trasversale” presenti nei maggiori soggetti politici che erano già stati indicati da tempo da analisi sistemiche attuate con una qualche pretesa di attenzione e che sono stati sottovalutati se non ignorati dai principali esponenti della sinistra, impegnati tutti a ricercarsi spazi – in una forma o nell’altra – negli anfratti del sistema.

Mi permetto allora di riprendere alcuni temi che indicano l’esistenza di questo latente “fascismo trasversale” la cui presenza alla fine ha favorito e legittimato il ritorno al fascismo in camicia nera, di cui appunto Casapound è sicuramente portatrice.

Oggi, riferendomi sempre alla situazione italiana, mi permetto quindi di sollevare in forma irrituale un’altra questione che ritengo decisiva, almeno sul piano dell’analisi: quella della presenza di una sorta di “fascismo trasversale” che informa la realtà delle maggiori forze politiche del nostro Paese: la maggioranza del PD raccolta attorno al personalismo di Renzi, il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord.

In precedenza all’entrare nel merito di quest’affermazione, che molti troveranno perlomeno “inusuale”, deve comunque essere rilevato come l’insieme della situazione politica sia condizionata dal suffragarsi di almeno tre fallimenti di vasta portata e di forte incidenza, non solo sull’attualità ma anche sul futuro:

1) il fallimento della cosiddetta ipotesi “federalista” che l’allora centrosinistra aveva mutuato allo scopo di inseguire presunti successi elettorali della Lega Nord, da realizzarsi sulla base di impulsi – alla fine – meramente razzisti, e al riguardo della quale l’intero sistema politico si è dimostrato del tutto incapace di costruire un nuovo assetto di relazioni istituzionali tra centro e periferia. Le Regioni si sono così palesate come un voracissimo centro di potere di spesa e di diffusione di nomine di stampo clientelare: un luogo nel quale si è ulteriormente accentuato il già evidente degrado morale imperante nel ceto politico.

2) Il secondo fallimento è quello dell’Unione Europea.

Sarebbe troppo lungo e complicato descrivere gli elementi che hanno determinato questo fatto sul piano delle dinamiche economico – politiche a livello globale, a partire dallo sviluppo inaudito del processo di finanziarizzazione speculativa dell’economia, dell’affermarsi di una concezione di privilegio per la costruzione di borghesie “compradore” nei paesi a sviluppo emergente (un fenomeno che oggi mostra la corda, a partire dalla crisi cinese), dal pronunciarsi con evidenza – in particolare nella fase nella quale gli USA hanno recitato la parte dell’unica superpotenza – di fenomeni bellici che stanno all’origine degli apparentemente inarrestabili fenomeni migratori, del trasferimento del primato della politica a quello dell’economia, dalla perdita di ruolo degli organismi sovranazionali a partire dall’ONU e dal suo Consiglio di Sicurezza.

Nella sostanza appare ormai del tutto inadeguata e lontana dalla realtà l’analisi di un’Unione Europea afflitta da un “deficit di democrazia” che andrebbe colmato attraverso un ritorno alla “politica”.

Un progetto del tutto utopico perché ormai l’Unione Europea è da considerarsi fallita e chi la difende ancora ha degli interessi poco chiari da mantenere, oppure lo fa per una stanca ripetitività della propria incapacità di aggiornamento dell’analisi e per non smentire anni di rituale propaganda.

3) terzo punto sul quale riflettere al riguardo della totale assenza di una politica estera italiana (disastrosa laddove ha cercato di muoversi come nel caso della Libia, dove tutto le mosse sono state sbagliate a partire dal seguire gli americani nella loro folle idea dell’esportazione della democrazia, fino a inventarsi bufale sesquipedali come quella del governo di unità nazionale attorno al meno che improbabile governo Serraj).

La questione libica è da citare e da ricordare sempre perché sta all’origine dell’escalation della vicenda dei migranti che, proprio in questo momento, appare elemento di vero e proprio punto di rottura del sistema modificando orientamenti culturali e causando un vero e proprio “dissesto sociale e culturale”.

All’interno di questo quadro così sommariamente descritto, si è sviluppato quel fenomeno di “fascismo trasversale” cui accennavo all’inizio e che interessa, principalmente, i tre maggiori soggetti politici operanti in questo momento in Italia.

Come si è formato e realizzato, allora, questo fascismo trasversale?

In modo assolutamente irrituale e del tutto diverso dal fascismo del ventennio, eppure appartenente a quelle categorie del “sovversivismo delle classi dirigenti” e della “biografia di una nazione” a suo tempo analizzate da Gramsci e Togliatti.

Biografia di una nazione che ci accorgiamo adesso non essere stata modificata appieno neppure dalla Resistenza.

PdR (Partito di Renzi, secondo la definizione di Ilvo Diamanti), M5S e Lega Nord sono trasversalmente accomunati, nel loro esistere, da una volontà di potere assoluto non corrispondente ad alcuna matrice di carattere teorico sul piano storico – filosofico e di riferimento a precise categorie sociali in nome delle quali approntare un progetto di società.

Tutto questo nel PdR, nel M5S, nell’attuale Lega Nord (molto diversa da quella originaria fondata da Umberto Bossi e naufragata sui diamanti della Tanzania) non esiste: esiste soltanto la volontà del potere assoluto in quanto totale, lottando per acquisirlo semplicemente allo scopo di sostituirsi ad altri.

Il “potere” come tensione idealistica: è questo il vero punto di accostamento con l’ideologia del fascismo.

Cerchio magico” su “Cerchio magico”.

Proprio nel PD, fra l’altro, questa tensione verso atteggiamenti di tipo fascista si è particolarmente accentuata nel “dopo primarie”, delle quali non si accetta il sostanziale e progressivo ridimensionamento dal punto di vista dell’indicatore – almeno approssimativo – di raccolta del consenso.

Accade così che si accentuano fortemente i tratti di partito personale che agisce sempre in forma plebiscitaria di conferma del “Capo”.

Capo” che può permettersi uscite del tipo “non mi fermo davanti a nessuno” (parafrasi dell’antico se avanzo seguitemi”).

Inquietante, sotto questo punto di vista, la messa in scena del comizio tenuto (ieri, 1 Luglio 2017, data da rimarcare come momento di passaggio proprio rispetto a questo itinerario di “fascismo trasversale”) da Renzi a Milano, con i figuranti in maglietta gialla collocati alle spalle dell’oratore con il compito di applaudire i passaggi del discorso (una via di mezzo tra la “claque” e una sorta di “guardia pretoriana”).

In questo modo il “fascismo trasversale” (da non confondere con il “fascismo universale” di Ruggero Zangrandi) si afferma in questi soggetti: non c’è alcun principio da difendere, nessuna distinzione tra destra e sinistra, nessun modello da modificare seguendo tutti – sul piano economico e sociale – quello del liberismo tachteriano imposto dalla Commissione di Bruxelles e dalla BCE attraverso lettere e memorandum (che cos’era se non questo la lettera di Draghi e Trichet dell’estate 2011, o il memorandum imposto alla Grecia nell’estate 2015 e accettato, com’era facilmente prevedibile, dal governo Tsipras? Oppure in quale direzione si muove il QE se non in sintonia con JP Morgan e la sua idea di smantellamento delle “costituzioni socialiste”?).

Esiste soltanto il potere da esercitarsi per il potere, senza opposizione politica e confronto con corpi intermedi (sia pure di ispirazione corporativa): per far questo, tra l’altro, si escogitano anche operazioni di puro svuotamento delle istituzioni, di ri-centralizzazione dello Stato (del cui significato si è persa conoscenza ed esistenza) e si sono pensati (sia pure per ora senza successo) sistemi elettorali ancor più truffaldini della stessa legge Acerbo che inaugurò la lunga stagione della dittatura (1924).

Fuori da questo quadro di fascismo trasversale si muove poco o nulla: Forza Italia legata ancora a un’idea populistica di “rassemblemant” di difesa dei ceti privilegiati del consumo individualistico in omaggio alla sua matrice pubblicitaria; l’area uscita dal PD e legata all’idea di un centrosinistra pallidamente ispirato a una qualche ipotesi movimentista da “beni comuni” “civismo”, associazionismo, localismo progressista, qualche Sindaco che non ha capito bene che cosa ha fatto per davvero in quel ruolo. E ancora altre aree della sinistra residuale ancora del tutto sconcertate, ormai da più di 20 anni, dall’indeterminatezza politica sulla base della quale fu sciolto il PCI. Un’indeterminatezza mortale dovuta dall’abbraccio con il canto della sirena della “governabilità” e dello “sblocco del sistema politico”.

Mi rendo ben conto di aver offerto il solito quadro d’analisi che forse molti condividono (almeno in parte) e di non essere riuscito a elaborare una proposta per il futuro.

Il punto vero di novità mi pare quello del passaggio da quello che ho cercato di definire come “fascismo traversale” che alligna in PdR, M5S e Lega Nord e il richiamo al “fascismo in camicia nera” che sta diventando patrimonio politico immediato da parte di soggetti pericolosamente attivi all’interno del quadro complessivo di profonda sfiducia che esiste nel rapporto tra i diversi settori della società italiana, le possibilità di rappresentanza politica e le sempre più labili (dal punto di vista della raccolta del consenso) rappresentanze istituzionali.

Un “fascismo trasversale” che non nasce dal nulla come un fungo, bensì dallo sfrangiamento sociale, dall’individualismo consumistico, dallo smarrimento culturale, dalla perdita di memoria, dalla resa all’ineluttabile modernità che brucia tutto sull’altare dell’adesso”, senza prima e senza dopo.

Ed è dalla diffusione, prima di tutto culturale, di questo “fascismo trasversale” che sorge direttamente il rilancio del fascismo in camicia nera, che si afferma prima di tutto nell’assuefazione di massa dei suoi concetti portanti primi fra tutti quelli della sopraffazione di classe e del razzismo.

La constatazione più amara in questo frangente, riguarda l’assenza di volontà politica verso la costruzione di un soggetto posto sul piano teorico e su quello pratico nel solco di un discorso di continuità/innovazione con la complessa storia del movimento operaio italiano e del ruolo da questo avuto nel quadro europeo e soprattutto della sua funzione storica svolta sia dal punto di vista del riconoscimento e dell’aggregazione sociale oltre alla funzione – decisiva e insostituibile – di soggetto portatore di una pedagogia di massa e di una diffusione di valori portanti contrari e opposti ai disvalori dominanti e diffusi dal “circo Barnum” della comunicazione di massa.

Intanto: Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur ((cfr. Livio, XXI, 7, 1).

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