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venerdì 14 luglio 2017

Denunciato l’avvocato che criticò in piazza la Legge Minniti

A occhio sembra una pezza peggiore del buco ma nulla toglie alla gravità dell’accaduto. Il giovane avvocato romano Gianluca Di Candia, è stato denunciato in base all’articolo 290 del codice penale, che punisce il “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”. L’accusa è di aver criticato pubblicamente i decreti Minniti-Orlando durante una manifestazione in piazza del Pantheon a Roma. Il fatto è avvenuto lo scorso 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, quando l’avvocato Di Candia era intervenuto al termine di un flash-mob promosso da Amnesty International a Roma, denunciando le conseguenze della Legge Minniti sulla vita dei migranti e dei poveri. Di Candia è un avvocato ed attivista della rete ‘Resistenze Meticce’.

“È importante denunciare secondo me oggi, a due mesi dall’entrata in vigore del primo dei decreti che porta la firma di Minniti e Orlando, il fatto che i rifugiati, i richiedenti asilo, sono destinatari di norme allucinanti, norme che eliminano qualunque tutela e qualunque possibilità per i migranti di stare nel nostro paese in un modo degno” aveva detto in piazza.

Guarda il video con l’intervento incriminato

Parliamo di pezza peggiore del buco perché l’enormità del caso è stata determinata dall’intervento della polizia al termine dell’intervento di Di Candia in piazza del Pantheon.

Gli agenti gli avevano chiesto i documenti per identificarlo proprio sulla base di quello che aveva detto. Di fronte alle proteste degli altri manifestanti gli agenti avevano chiesto i documenti a tutti. Insomma un intervento molto al di sopra delle righe che la denuncia per vilipendio intende in qualche modo formalizzare per lasciare la patata bollente ai magistrati.

Non sappiamo se ci sarà o come andrà un eventuale processo – e lo seguiremo con attenzione, curiosità e solidarietà – quello che è certo è che quanto avvenuto è di una gravità inaccettabile in una Repubblica Costituzionale. In uno Stato di polizia sarebbe la norma. Ma è questo il discrimine sul quale verificare come stanno effettivamente le cose nel nostro paese.

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