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giovedì 27 luglio 2017

Venezuela, i lavoratori respingono lo sciopero indetto dall’opposizione


Metto qui un primo articolo sul “paro civico” convocato dall’opposizione in Venezuela. A disposizione di chi vuole riprenderlo e diffonderlo perché non lo troverete sul manifesto
Geraldina Colotti


CARACAS
“No pasaran, no pasaran. No al paro, sì alla Constituyente”. Mentre scriviamo, sono circa le 7 di mattina in Venezuela. Nei principali snodi del metrò che portano i lavoratori pendolari nella capitale, donne e uomini timbrano col pugno alzato, gridano slogan contro “il paro civico di 48 ore” convocato dalla Mesa de la Unidad Democratica (Mud): un nuovo appello allo sciopero generale. Respingono la violenza della “Mud-Klusklan”.

Il riferimento è ai chavisti bruciati vivi dai gruppi oltranzisti, dipinti come “pacifici manifestanti in lotta contro la dittatura” dalla stragrande maggioranza dei media internazionali. Un servizio sulla Tv pubblica ha fatto scorrere le immagini degli oltre 20 linciaggi come quello del giovane afrovenezuelano Orlando Figuera con la colonna sonora di Nina Simone, che canta Strange Fruit, dedicata agli omicidi del Ku Klux Klan negli Usa.

Ora parla il dirigente sindacale Francisco Torrealba, candidato all’Assemblea Nazionale Costituente (Anc), che si voterà il 30. Un voto che le destre vogliono impedire a tutti i costi, forti dell’appoggio degli Usa, dei media e della “comunità internazionale”. Allo sciopero di 48, seguiranno “72 ore di azioni da decidere”. Le mediazioni con la parte più moderata dell’opposizione sono ancora in corso. Nel posto dove ora ci troviamo, la stanza di fianco era occupata dall’ex presidente spagnolo Zapatero, che guida il gruppo dei negoziatori per conto della Unasur.

L’ambasciata Usa a Caracas ha però emesso un comunicato nel quale consiglia ai cittadini residenti in Venezuela di “prendere le misure preventive appropriate”, e di “procurarsi acqua e cibo necessari per 72 ore”. Trump vuole usare il pugno di ferro: con altre sanzioni e con il finanziamento alla sovversione interna. Fino a che punto ha mano libera la Cia? Il governo ha schierato un grande piano preventivo, il Plan Zamora, le Forze Armate hanno ribadito fedeltà alla Costituzione e al governo legittimo.

“Qui ci sono i lavoratori: per dire a Freddy Guevara, che non ha mai lavorato, per dire alla Mudkusklan che anche questo sciopero sarà un fallimento” grida al microfono Torrealba. Freddy Guevara è il vicepresidente del Parlamento (a maggioranza di opposizione), militante di Voluntad Popular. In questi giorni ha dichiarato di “sentirsi onorato” di dirigere “la resistenza” (i gruppi oltranzisti che dirigono le violenze da tre mesi). “Stiamo lavorando in tutti i settori, dai trasporti alle fabbriche all’edilizia – dice ancora Torrealba –. Coscienti che la classe operaia ha un ruolo protagonista nella rivoluzione bolivariana, voteremo domenica per costruire la pace: la Constuyente sì va”.

Ai media center dei giornalisti indipendenti arrivano le corrispondenze dalle altre fabbriche, dai centri produttivi autogestiti degli altri Stati del Venezuela: Anzoategui, Portuguesa, Guayana... E’ solo mattina, presto per fare un bilancio, tra poco si vedrà quante saracinesche rimangono abbassate. Durante la notte, su molti esercizi sono comparse scritte minacciose: “Se apri, sappiamo dove abiti”. Gli abitanti delle zone “terremotate” dalle violenze oltranziste dovranno votare negli altri centri più sicuri. Quelli dell’est (le zone ricche della capitale, epicentro delle proteste) si recheranno soprattutto al Poliedro, un grande spazio che ospita eventi e spettacoli.

Tibisay Lucena, la presidente del Consejo Nacional Electoral (Cne) ha detto che “i centri chiusi sono solo 18 e che non potranno ospitare altre consultazioni elettorali”. Ieri sono stati arrestati alcuni individui che hanno assaltato i centri di voto. Nelle “guarimbas” del 2014, le destre hanno cercato di incendiare la casa di Lucena (che era malata di tumore ma continuava a lavorare tra una chemio e l’altra) al grido di “brucia, strega, brucia”.

In uno degli slogan per la Costituente, un creativo della scuola di Circo che si esibisce ai semafori, fa un numero di equilibrismo con le torce e dice: “il fuoco è arte, serve per giocare, serve per la vita, non per uccidere. La Constituyente sì va”.

Afferma convinta la giovane Marnellys: “Questa rivoluzione è femminista, libertaria, comunitaria. Con la Costituente approfondiremo questi temi. Le destre hanno la stessa agenda del 2002, ma ora abbiamo più coscienza. Un paese non si costruisce sequestrando le persone, bloccando le strade. Vinceremo con la pace, rafforzando l’autogestione, le Misiones e le Grandi Misiones”.

Nessuno nega che i problemi esistano: disfunzioni, burocratismi, azzardi o sperimentazioni mancate. “Ma non possiamo risolvere i problemi ammazzandoci fra noi con una guerra civile, solo perché c’è chi vuole rimettere la mano sulle nostre risorse”, dice David Paravisini, candidato alla Costituente per il settore pensionati. “Le nostre differenze, anche antagoniste, dobbiamo provare a discuterle – aggiunge – La Costituente è un processo ampio che rimette in gioco le proposte della società, non dei partiti: ma senza ritorni indietro. Quando è arrivato Chavez i pensionati erano solo 320.000, oggi siamo 3.200.000. Se le destre tornano, come in Brasile, le pensioni e il lavoro saranno i primi obiettivi da colpire”.

Ieri siamo andate alla Fiera del Libro, in corso a Caracas in questa settimana di eventi per i 450 anni dalla nascita della capitale. Abbiamo incontrato scrittori, editori indipendenti come Amilcar Figueroa (Trinchera) o Giulio Santosuosso (Galac), artisti come il pianista Leonel Ruiz, che è stato in tournée in Italia con il concerto “Mere Mere con Pan Caliente”. “Questa è la creatività del Venezuela” dice mostrando gli stand nel Parque Carabobo.”C’è il gruppo di cineasti che protesta contro la fame vestendo Prada, ma ci siamo anche noi”, dice un giovane rapper. E c’è anche la cineasta Liliane Blazer, molto attiva sulle reti sociali “per convincere gli amici oppositori” a votare per la Costituente.

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