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giovedì 3 agosto 2017

Iraq - Moqtada al-Sadr in Arabia Saudita, contro Theran

di Michele Giorgio – Il Manifesto

L’Arabia Saudita verserà nelle casse del governo di Baghdad 10 milioni di dollari per aiutare gli sfollati interni dell’Iraq. Lo ha fatto sapere il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per sottolineare il successo dell’incontro che ha avuto due giorni fa con uno dei più potenti religiosi sciiti iracheni, Moqtada al-Sadr. I due paesi lavoreranno per migliorare le relazioni commerciali, anche attraverso l’apertura di un consolato saudita a Najaf.

È da ingenui pensare che il fine del viaggio di Sadr in Arabia Saudita sia stato quello di migliorare i rapporti commerciali tra due paesi avversari da quasi trent’anni, dai tempi dell’invasione irachena del Kuwait ordinata da Saddam Hussein.

La partenza di Moqtada Sadr per l’Arabia Saudita è stata salutata con umori diversi in Iraq a conferma delle fratture, territoriali e sociali oltre che politiche, che lacerano il paese che da poco ha chiuso – pare – la lunga parentesi dello Stato islamico proclamato dal “Califfo” al Baghdadi. Le Hashd al Shaabi sciite (le Forze di mobilitazione popolare) sembrano aver accolto con favore il viaggio. «L’Iraq è un Paese arabo e non può abbandonare le sue radici arabe... La visita di Sadr in Arabia Saudita conferma che l’Iraq si allontana dal settarismo regionale», ha commentato Karim Nuri delle Hashd al Shaabi.

«Sadr e Bin Salman hanno scelto di usare il linguaggio della moderazione e di sbarazzarsi del discorso settario», ha aggiunto da parte sua il portavoce di Sadr, Salah al Obeidi. Le voci sciite contrarie invece hanno sottolineato l’inopportunità di un viaggio in un paese che ha contribuito ad incendiare l’Iraq finanziando i gruppi sunniti più radicali e che continua a lanciare proclami contro lo Sciismo. Simili i commenti, non ufficiali, giunti dall’Iran. Sadr peraltro ha stretto la mano del principe Mohammed mentre i sauditi sono impegnati in una feroce repressione nella provincia orientale del regno dove appena qualche giorno fa cinque cittadini sciiti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza.

Riyadh ora è pronta ad invertire la rotta? Il portavoce di Sadr ne è convinto. Il principe Mohammed, sostiene al Obeidi, «ha ammesso che l’ex amministrazione saudita ha fatto degli errori» e che questi errori «hanno aiutato l’Iran a dominare l’Iraq». Il punto centrale è questo. Più che intavolare relazioni amichevoli con Baghdad, il principe Mohammed, di fatto già al potere al posto del padre re Salman, pare intenzionato a portare altro caos politico in Iraq e a ridosso dell’Iran.

Preso atto della sconfitta in Siria, dove nonostante l’aiuto finanziario e militare dato alle formazioni salafite e jihadiste il “nemico” Bashar Assad resta saldamente al potere, e in grande difficoltà in Yemen dove la sua guerra ai ribelli Houthi sostenuti da Tehran non ha dato i risultati che voleva, il principe saudita ora prova ad entrare a Baghdad facendosi aprire la porta da quei personaggi politici e religiosi iracheni che, con accenti diversi, non vedono di buon occhio l’influenza iraniana sul loro paese.

Un paio di giorni fa l’analista arabo Abdelbari Atwan ha ricordato che prima di Sadr i sauditi hanno accolto il premier iracheno Haidar al Abadi e il ministro dell’interno Qassem al-Araji e che nei prossimi giorni sono attesi a Riyadh l’ex primo ministro Iyad Allawi e altri esponenti politici iracheni non alleati dell’Iran. Muqtada Sadr è il più importante di tutti.

L’enfant terrible della politica irachena Sadr è leader di un movimento che conta in Parlamento 34 seggi e guida una milizia, Saraya as Salam, composta da 60mila uomini che, in passato, sotto la bandiera dell’Esercito del Mahdi, hanno combattuto anche contro gli americani. Pur avendo vissuto in Iran critica l’influenza di Tehran e qualche mese fa ha chiesto ad Assad di farsi da parte. In cambio del suo appoggio, Sadr avrebbe ottenuto dai regnanti Saud la promessa di finanziamenti per le prossime elezioni in Iraq che si annunciano ad alta tensione dopo la decisione dell’importante leader sciita Ammar al Hakim, uscito dal Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica per creare una nuova forza politica (il Partito della saggezza) che potrebbe avere successo a scapito proprio del movimento di Sadr.

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