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martedì 22 agosto 2017

“Si sciolgono gli assembramenti”, ma “per il nostro bene”...

Davanti ai ciellini riuniti a Rimini, il premier per caso – Paolo Gentiloni – ha assicurato che davanti ai colpi della jihad, come quello di Barcellona, “non cambieremo il nostro stile di vita”. Nelle stesse ore il ministro dell’interno nonché ex plenipotenziario ai servizi segreti, Marco Minniti, dava ordine di sfruttare il momento per cambiare in modo molto mirato il “nostro stile di vita”.

A Roma, per esempio, sabato sera è stato sperimentato lo scioglimento degli assembramenti serali della movida, sguizagliando poliziotti in borghese e vigili urbani in divisa. Motivazione ufficiale: “L’intento, oltre a garantire legalità e decoro, è appunto quello di scoraggiare pericolosi assembramenti di persone, che possono rappresentare facile obiettivo per eventuali malintenzionati”. Ma i giornaletti locali non hanno mancato di apprezzare la mossa anche in logica “antiterrorista”. Meno gente per strada, meno affollamenti, uguale meno bersagli dell’eventuale (o benedetto) terrorista islamico.

Laboratori di questo esperimento sociale non proprio nuovissimo tre piazze alquanto famose (Santa Maria in Trastevere, Fontana dei Catecumeni ai Monti e Piazza Trilussa), ma decisamente poco propizie ad attentati fai-da-te stile Barcellona, Nizza o Berlino (camion o furgoni lanciati sulla folla).

Certo, si può argomentare che comunque un assembramento è pericoloso perché potrebbe diventare bersaglio di un kamikaze con bomba incorporata. Ma allora bisognerebbe chiudere i cinema, bloccare autobus e metropolitane e treni, file alla posta o all’Inps, per non parlare degli stadi, delle chiese e dei teatri. Però quello è business (di vario genere), non lo si può intralciare troppo...


Dunque? Dunque questa motivazione è fasulla. Si sperimenta la dissoluzione degli “assembramenti” come anticipazione di ben altre situazioni sociali, magari di protesta contro questo o quel provvedimento governativo.

Però ce la vendono come un divieto (di assembramento) “per il nostro bene”, per non “attirare i malintenzionati”.

Statisticamente, è stato calcolato, è decisamente più probabile morire investiti da un’auto, di mancati soccorsi o annegare mentre si fa il bagno in mare, di troppo lavoro o per incidenti sul lavoro, o anche per intossicazioni alimentari, piuttosto che in un attentato terroristico jihadista. Se il governo tenesse davvero così tanto alla nostra salute, dovrebbe assicurare un’organizzazione del traffico veicolare molto più accorta, spendere molto di più nella sanità o nella repressione delle frodi alimentari, regolare in modo molto più attento alla salute delle persone tutte le regole di sicurezza sul lavoro, ecc.

Nulla di tutto ciò è alle viste, naturalmente.

Dunque c’è il fondato sospetto che quando Gentiloni & co. ci dicono “non cambieremo il nostro stile di vita”, stiano in realtà parlando del loro, non del nostro “stile di vita”. Se c’è meno gente “assembrata nelle strade”, loro si sentono molto più sicuri, in effetti.

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