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sabato 19 agosto 2017

Solo cerotti per Barcellona

Di nuovo a Barcellona è stata pagata un’altra rata degli interessi del capitalismo imperialista. Una rata di sangue di gente innocente che ha però pagato per debiti con la storia e la violenza fatti da altri, in particolare dai suoi cari governanti. ISIS, wahaBbIti assassini!

Certo, ma vediamo ancora una volta chi ha iniziato tutto questo: le radici sono così chiare, ma i peggiori media del millennio fanno di tutto per farcelo scordare.

Chi finanziava le madrase degli allora nascenti talebani in Afghanistan in ottica antisovietica? Al-Qaeda fu un prodotto di allevamento della CIA: quando Rambo 3 in Afghanistan combatteva coi talebani buoni contro i cattivissimi russi, ricordate? Ma non c’erano – a quei tempi – arabi LAICI?

Certamente, in grande quantità: ad esempio i palestinesi di Arafat erano allora laici, ma gli USA preferirono blindare il loro stato-gendarme Israele, uno stato confessionale cui non si poteva che contrapporre l’intifada.

Nel frattempo gli amici degli USA diventarono i peggiori stati fondamentalisti e con regime medioevale, come l’Arabia Saudita: queste non sono “feroci dittature”, no no, non importa, sono dei nostri compagni di merende.

Sauditi e CIA assieme, poi, finanziano e crescono i peggiori gruppi di terroristi jihadisti, “bravi ragazzi” con i quali si destabilizzano gli stati dell’area che erano laici e indipendenti: Iraq, Libia, Siria (appunto, laici e antiamericani), mandando avanti con le “rivoluzioni verdi” alcuni utili idioti democratici che – non avendo alcun seguito popolare – spariscono come neve al sole, lasciando spazio (e armi ricevute dagli americani) ai terroristi come ISIS.

Tutto calcolato. Altro che “sfuggita di mano”, Sora Clinton. È la vostra ben precisa strategia. Il bel risultato sono guerre che generano profughi e povertà: gli stupendi risultati di pace e benessere in Iraq, Libia e Siria sono sotto gli occhi di tutti.

Certo, basta che non siano occhi foderati di prosciutto, come quelli dei miserabili governi occidentali che prima accompagnano USA e CIA in queste criminali politiche di destabilizzazione, e poi guaiscono quando alcuni dei loro ex-protegé vengono a casa loro per ripagarli in parte con la stessa moneta.

Guerra e profughi, terrore del terrorismo sono i pilastri sui quali si reggono le economie e i governi occidentali: emergenza permanente che consente di metter da parte la loro incapacità, corruzione, responsabilità nel nome della “sicurezza”, della difesa della fortezza Europa.

Se la Russia interviene a rovinare la festa – come in Siria – allora si facciano sanzioni alla Russia: nessuno deve disturbare il banchetto!

Nel frattempo, i “migranti”, in realtà semplicemente gente in fuga dalle nostre guerre, vengono soccorrevolmente aiutati a invadere l’Europa, in modo da costituire un comodo esercito di schiavi lavoratori a basso costo per mantenere funzionanti le nostre assurde economie. Lo scopo è cancellare gli ultimi diritti rimasti ai lavoratori europei.

E poi le campagne buoniste dei radical chic, le femministosinistre per il burqa simbolo di libertà, costituiscono l’utile rumore di fondo. Petalosi inutili se non dannosi, che si accontentano di curare un tumore con un bell’impacco di aloe.

Gli immancabili destroidi invece sono impegnatissimi nella guerra tra poveri: quanto sono bastardi ‘sti islamici, e poi vogliono anche loro invadere il giardinetto della nostra villetta in Brianza coi nanetti.

Che sia tutto un finto quadretto in cartoncino: non tange il cervello afasico né dei destri fascioleghisti né degli pseudosinistri petalosi.

Sapete, la soluzione sarebbe facile:

– Ritiro immediato da tutto il medio Oriente, finendo di fomentare guerre e uccidere “per sicurezza” centinaia di migliaia di vittime e scatenare ondate immigratorie.

– Estendere i diritti dei lavoratori a TUTTI, stranieri e italiani. Le risorse ci sono, basta smettere di sperperare con le spese militari e imperialiste.

– Italia fuori da Ue e Nato,

– Fine dell’ingerenza in Palestina, boicottando totalmente ogni collaborazione con Israele.

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