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venerdì 18 gennaio 2013

Nubi all'orizzonte per la TAV, questa volta in Toscana

Una Tav a forte infiltrazione

L'inchiesta sul tratto dell'Alta Velocità in Toscana, conferma l'intreccio di interessi sporchi su questa grande opera. Imprenditori legati alla camorra, coop "rosse”, dirigenti ministeriali, esponenti delle amministrazioni locali. No Tav per fare pulizia.

I carabinieri del Ros hanno perquisito la sede della Nodavia, la società che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione del passante fiorentino della TAV, ed hanno acquisito documentazione in almeno 25 sedi in tutta Italia, ponendo sotto sequestro la grande trivella "Monnalisa", utilizzata per realizzare il sottoattraversamento della città. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio L’indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto "emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti- si legge ancora nella nota - derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente". Ben 31 persone sono finite indagate in questa inchiesta, tra questi dei nomi non certo sconosciuti alle cronache.


Ecco l'elenco delle persone che figurano indagate nell'inchiesta sui tunnel della Tav a Firenze:

- Stefano Bacci, pratese, 48 anni.

- Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni. E' funzionario della commisione ministeriale per l'impatto ambientale.

- Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl

- Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest

- Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana)

- Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi

- Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette

- Paolo Bolondi, Reggio Emilia, 50 anni, dirigente Coopsette

- Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali Coopsette

- Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek

- Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr

- Piero Calandra, romano, 75 anni, dell'autorità di vigilanza contratti pubblici

- Alessandro Coletta, residente  a Roma, 79 anni

- Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr

- Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette

- David Giorgetti, firentino, 38 anni

- Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli

- Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni, tecnico Coopsette

- Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette

- Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr

- Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore Umbria

- Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero

- Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr

- Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici

- Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia

- Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito

- Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud

- Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli

- Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia

- Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia

- Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero


Nella lista degli indagati spiccano alcuni nomi. Il primo è Lazzaro Ventrone e della società – la Veca Sud – di cui è dirigente. L'azienda è giù finita nei guai giudiziari nel 2006 e nel 2010. I suoi camion trasportavano quotidianamente fino a Brescia le ceneri tossiche prodotte dall'inceneritore di Acerra. Centinaia di viaggi con destinazione gli impianti lombardi specializzati nel trattamento delle scorie nocive. E al ritorno, per incrementare le diarie pagate dallo Stato, riempivano le cisterne di mais da destinare ad alcune aziende meridionali di trasformazione in mangime per gli allevamenti bovini. Ed è così che centinaia di tonnellate di sfarinati contaminati da metalli pesanti hanno alimentato gli allevamenti campani finendo sulla tavola dei consumatori di carne e prodotti caseari. Il traffico illegale era stato scoperto dai carabinieri del Nas di Brescia. Ad essere denunciati sono stati ben 21 autisti della «Veca Sud» di Maddaloni, la ditta incaricata dal commissariato di governo dalla primavera dell'anno scorso di trasportare le ceneri prodotte dai rifiuti bruciati nell'inceneritore di Acerra. Una società che già nel 2006 era finita nel mirino della magistratura lombarda. All'epoca il suo dirigente Lazzaro Ventrone fu condannato insieme ad altre 8 persone dal tribunale di Milano a due anni di reclusione per traffico illecito di rifiuti parte dei quali provenienti proprio dall'emergenza rifiuti in Campania.

C' è poi il sig. Ercole Incalza che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato dai magistrati di Perugia. L’inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l’allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. Incalza è stato anche stretto colaboratore nei governi di centro-destra prima del ministro alle in Infrastrutture Matteoli e poi di Lunardi. Nel 2004 fu al centro di una vicenda per un finanziamento di 520mila euro ottenuto con il “solito metodo”, cioè assegni da diecimila euro ciascuno per comprare un appartamente di lusso a Roma in via Emanuele Gianturco, nella prestigiosa zona Flaminia. Il contante veniva trasformato in assegni nella filiale “Deutsche Bank” di Roma centro. Il problema era che il prezzo reale di vendita - 900 mila euro - era ben diverso quello dichiarato: 390 mila euro. Il “nero“, risultava “coperto” dal famoso imprenditore Anemone coinvolto nelle indagini sulla cricca del G 8 e degli appalti della Protezione Civile. Il “chiaro” (saldato in due tranche da 150 e 240 mila euro) era stato saldato dall’acquirente: Alberto Donati, 52 anni, “dirigente”, e genero di Ercole Incalza.

Infine c'è la ex presidente della Regione Umbria (Pd), Maria Rita Lorenzetti, oggi presidente della Italfer, la quale in una dichiarazione rilasciata all'Ansa ribadisce "la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti". Secondo l'’accusa, “Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr” nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”. Le due società, Novadia e Coopsette si erano poi aggiudicate effettivamente l'appalto.

Si conferma così che la TAV continua a rivelarsi un intreccio di interessi molto spesso, sempre più spesso, illeciti e una costosissima ed inutile opera. I costi del tratto fiorentino infatti sono già lievitati dai 500 previsti a 900 milioni di euro. A carico delle casse pubbliche che per essere rimpinguate magari chiuderanno un reparto ospedaliero o licenzieranno decine di lavoratori precari. I No Tav hanno ragioni da vendere, chi li attacca dovrebbe vergognarsi.

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La Tav in Toscana. La parola a chi vi si è opposto da anni

"Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata". Le valutazioni dell'associazione "Idra". Pubblichiamo un commento all'inchiesta sulla Tav in Toscana dell'Associazione "Idra" che da anni, spesso in solitudine con un fortissimo ostracismo bipartisan, ha condotto una decisa battaglia e denunce sistematiche sulle devastazioni e le connessioni dell'Alta Velocità a Firenze.

Inchiesta della Procura di Firenze. Forse Firenze è salva. Forse l'Italia respira.

Se le cose stano davvero così, ancora una volta la realtà degli affari made in Italy super la fantasia: saremmo di fronte al gotha del peggio!

Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata.

Se le cose stanno davvero così, allora ringraziamo i magistrati fiorentini perché questa volta hanno potuto anticipare brillantemente il danno (la vicenda della TAV in Mugello si è conclusa invece col danno irreversibile alle falde e la beffa delle prescrizioni per decorrenza dei termini). Forse Firenze è salva! Forse la legalità potrà tornare ad avere cittadinanza in Italia e cominciare finalmente a coniugarsi con la giustizia sociale e col diritto al futuro delle giovani generazioni. Un bel tema concreto da discutere nel dibattito pubblico, questo, e al tempo stesso un simbolo pregnante di ciò di cui la politica con la P maiuscola – e i media – dovrebbero forse iniziare ad occuparsi. Altro che Berlusconi vs Monti vs Bersani! Se sotto il coperchio sollevato dalla magistratura fiorentina c’è davvero il coacervo solidale di interessi che tutta la storia pregressa della TAV comunque documenta (grazie anche alla peculiarissima architettura finanziaria che la caratterizza), allora è ben altra la posta in palio: è in gioco non solo il buon governo della cosa pubblica, ma la stessa sostanza della democrazia!

Se, dopo tutte le vicende documentate nel procedimento penale per i danni ambientali irreversibili registrati fra la rossa Firenze e la rossa Bologna, ci si permette di continuare a progettare il sotto attraversamento niente meno che della città patrimonio mondiale dell’UNESCO nel modo descritto dalle carte dei magistrati inquirenti, allora è d’obbligo verificare tutta l’impalcatura TAV nel nostro Paese, sia in direzione retroattiva (pensiamo per esempio alla sicurezza dei 60 km di tunnel appenninico sprovvisti di galleria parallela di soccorso) sia in direzione dei progetti fortissimamente voluti da questo come dai passati governi, a danno oggettivo dei servizi ferroviari a disposizione della stragrande maggioranza (pendolare) della popolazione. Mentre anche solo per poche decine di chilometri, come quelle fra il capoluogo toscano e quello emiliano, scompaiono quasi del tutto i servizi intercity, con grave danno per le tasche dei contribuenti e per il diritto alla scelta fra opzioni e tariffe diversificate. Neppure il Capo dello Stato, ci risulta, ha mai manifestato un qualche disappunto di fronte a questa manifesta ingiustizia: e non ha mancato invece di benedire la TAV, pretesa “metropolitana veloce d’Italia”!

Quanto all’auspicio, formulato dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti “che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale”, Idra ribadisce che, piuttosto che di un’opera strategica, si tratta qui invece di un danno strategico, sia a livello territoriale – perché minaccia di mettere a repentaglio una città preziosa al mondo – sia nazionale, per il danno erariale che potrà derivarne, dopo quello acclarato per la TAV in Mugello dalla sentenza emessa lo scorso 31 maggio 2012 dalla Corte dei conti a carico di ex membri di giunte della Regione Toscana dal 1990 al 2000, compresi gli ex presidenti Vannino Chiti (oggi vice presidente del Senato) e Claudio Martini, usciti indenni «per intervenuta prescrizione dell’azione risarcitoria». Errare (ammessa e non concessa l’involontarietà) è umano: perseverare è diabolico!


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