di Alessandro Volpi
La crisi energetica dei combustibili fossili, “la fame” dell’intelligenza artificiale, l’illusione dei bassi costi e del ridotto impatto ambientale del nucleare stanno spingendo in alto i titoli delle società che si occupano di questa forma di energia e stanno attirando nel settore i grandi gestori del risparmio internazionale. Le società che si occupano di energia nucleare si dividono principalmente in tre categorie: i produttori di energia (utility), i “minatori” di uranio e gli sviluppatori di nuove tecnologie.
Per quanto riguarda il primo gruppo, le utility, sono i titoli che hanno performato meglio grazie ad accordi con le Big Tech (Microsoft, Amazon, Google). In particolare, Constellation energy, che è il più grande operatore nucleare negli Stati Uniti, ha registrato tre il 2024 e il 2025 un tondo +100%, anche per la riapertura della centrale di Three Miles Island in seguito a un accordo ventennale con Microsoft. I suoi azionisti principali sono Vanguard Group (circa 11%), BlackRock (9%) e State Street. I tre “padroni del mondo”.
C’è poi Vistra Corp. Nel 2025 è stato uno dei migliori titoli dell’S&P 500, con crescite superiori al 150% in alcuni periodi. Vanguard Group è il primo azionista, con una quota che oscilla tra il 10% e il 12%, BlackRock, il secondo, con una quota intorno all’8-9% e State Street Corporation, il terzo, detiene circa il 4-5%. Nella proprietà sono presenti anche Fmr (Fidelity Investments) che detiene una quota significativa (circa il 5%), Capital Research & Management e Oaktree Capital Management. Nel 2024, Vistra ha completato l’acquisizione di Energy Harbor (operazione che le ha permesso di ottenere le centrali nucleari Beaver Valley, Davis-Besse e Perry). In questa operazione, alcuni dei precedenti azionisti di Energy Harbor (spesso fondi di investimento speculativi o specializzati in ristrutturazioni) hanno ricevuto azioni Vistra, entrando nella compagine sociale.
È evidente quindi che sul versante delle utility dell’energia, il nucleare è un oggetto ormai controllato dai grandi fondi, il cui obiettivo è trasferirvi risparmi gestiti, attraverso i propri prodotti finanziari, capaci di sfruttare e tenere alti i rendimenti dei titoli di tali società. Il nucleare diventa quindi il terminale di destinazione del risparmio globale per far reggere la bolla, naturalmente in una sinergia con l’azione delle Big Tech di cui gli stessi grandi fondi sono azionisti. Peraltro, Constellation e Vistra stanno aumentando i dividendi e i piani di riacquisto di azioni proprie grazie ai flussi di cassa stabili, in modo da essere ancora più appetitose.
I giganti dell’uranio sono fondamentalmente due. Il primo è Cameco, con sede in Canada, che è il principale produttore quotato in Borsa al mondo. Il suo titolo ha registrato un forte rialzo (+50% nel 2025) e ha migliorato i propri conti per effetto del possesso del 49% di Westinghouse, che, come è noto, costruisce i reattori. Anche qui gli azionisti principali sono i grandi fondi, a partire da BlackRock e Vanguard, insieme a Brookfield asset management (tramite la partnership per Westinghouse). L’altro gigante è Kazatomprom, il più grande produttore mondiale in termini di volume. In questo caso il controllo è del fondo sovrano del Kazakistan (Samruk-Kazyna) per il 75%, il resto è quotato a Londra e Astana, con una forte presenza dell’immancabile BlackRock.
Infine, per quanto riguarda la tecnologia un hanno rilievo importante le società che sviluppano mini-reattori prefabbricati, i cui titoli sono più volatili e ancora più speculativi. Solo per ricordare alcune di tali società è possibile citare NuScale Power, la prima ad avere un design approvato negli Stati Uniti, Oklo, sostenuta da Sam Altman (amministratore delegato di OpenAI), GE Vernova, spin-off di General Electric. Di nuovo gli azionisti sono i grandi gestori del risparmio a cominciare da T. Rowe Price e proprio Vanguard.
Questa breve fotografia del settore consente di fare alcune considerazioni di natura generale. In primo luogo, i titoli di tutte queste società stanno correndo al rialzo, configurando un’ulteriore bolla. Inoltre, a sostenere la speculazione contribuisce la presenza nel loro azionariato dei grandi gestori che stanno drenando il risparmio diffuso in tale direzione e creando una vera e propria filiera di destinazione delle risorse liquide disponibili verso nucleare, Big Tech e società di cui le Big Tech hanno bisogno, a partire dal cloud, in una catena nelle mani di un vero e proprio monopolio finanziario. Un ulteriore, decisivo sostegno proviene dalla politica, nel cui ambito cresce il numero delle forze partitiche che celebrano il nucleare come la soluzione inevitabile per la crisi energetica. Infine, nella stessa direzione si muovono le narrazioni mediatiche che legano l’insicurezza energetica determinata dalle guerre “all’errore” per molti Paesi di aver abbandonato le centrali atomiche.
Basta mescolare questi ingredienti e la bolla nuclearista è servita, in cui uno spazio, seppur limitato, ha anche il nucleare “finanziario” italiano. La società Newcleo è una realtà con sede a Parigi, fondata e guidata da Stefano Buono e con una base azionaria fortemente italiana, avendo tra gli investitori gli Elkann di Exor Seeds, esponenti della famiglia Malacalza e veicoli riconducibili alla famiglia Petrone. Tale società, in cui sembra che anche il Governo Meloni voglia mettere qualche decina di milioni di euro, sta completando il percorso di quotazione a Wall Street, con sbarco previsto sul Nasdaq nel secondo semestre del 2026 attraverso la fusione con una Special purpose acquisition compan (Spac), in pratica una scatola vuota, in un’operazione che valuta la società circa 2,4 miliardi di dollari. Lo schema è simile a quello utilizzato da altre startup del settore nucleare. Newcleo si fonderà con la Spac newyorkese NewHold Investment Corp III: una simile operazione dovrebbe iniettare nelle casse dell’azienda ben 420 milioni di dollari. La società, essendo ancora molto lontana dalla fase commerciale, non è oggi redditizia e, anzi, nel 2024 avrebbe registrato perdite per circa 110 milioni di dollari. Meglio, allora, intanto guadagnare in termini finanziari e a godere della cuccagna nuclearista.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
02/06/2026
Il nucleare diventa il terminale di destinazione del risparmio globale. Per far reggere la bolla
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