Secondo i termini del cessate il fuoco firmato nell’ottobre 2025, Israele avrebbe dovuto ritirare completamente le sue truppe da Gaza. Chi conosce la storia del regime sionista e i suoi obiettivi sapeva già allora che l’obiettivo, invece, era rimanere lì e strappare altro territorio ai palestinesi.
Un’indagine condotta dall’Open Source Unit di Al Jazeera conferma quello che già altre inchieste avevano rivelato negli ultimi mesi. Attraverso l’analisi di immagini satellitari aggiornate a maggio 2026, l’agenzia panaraba ha dimostrato che le forze israeliane stanno consolidando una presenza permanente nell’enclave attraverso postazioni militari pesantemente fortificate.
L’analisi ha identificato ben 40 avamposti militari israeliani all’interno della Striscia. Di questi, otto sono stati costruiti interamente da zero dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, e un ulteriore sito è tuttora in fase di edificazione. La stessa denuncia era arrivata da Forensic Architecture, un gruppo di ricerca basato a Londra, che aveva parlato addirittura di 13 nuovi avamposti dopo la firma della tregua.
Il radicamento armato a Gaza rispecchia le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, il quale ha recentemente confermato la volontà di prendere il controllo del 70% della Striscia, in aperta violazione dei termini del cessate il fuoco. E di fronte a chi chiedeva l’occupazione completa, il primo ministro israeliano ha risposto: “andiamo un passo alla volta. Prima di tutto, il 70%. Iniziamo con quello”.
I dati satellitari analizzati da Al Jazeera mostrano uno sforzo sistematico volto alla creazione di un’infrastruttura militare a lungo termine che, tra l’altro, fa aperto vilipendio della vita civile dei palestinesi. Uno degli avamposti, infatti, è sorto direttamente sulle rovine del Cimitero Orientale di Khan Younis.
I lavori di livellamento sono iniziati a novembre 2025, e a maggio il sito era perfettamente attrezzato, presentando persino strutture presumibilmente destinate all’alloggio delle truppe e a riunioni operative. Un simile modello di militarizzazione è visibile a Beit Lahiya, nel nord di Gaza.
A ciò si aggiunge la fortificazione di postazioni preesistenti all’interno della “Linea Gialla”. A est di Gaza City, un avamposto militare ha espanso la propria superficie di circa il 70% tra ottobre 2025 e maggio 2026. Al centro della Striscia, i satelliti hanno rilevato lo scavo di profonde trincee difensive attorno a un’installazione: un’opera del genere viene sviluppata se si guarda a una permanenza a lungo termine.
La rete dei 40 avamposti, collegata da argini di terra, trincee e strade militari interne, circonda i centri abitati palestinesi, limitando la libertà di movimento dei civili per rendere di fatto impossibile il ritorno alle proprie case. Il parallelismo con la situazione nei territori occupati della Cisgiordania viene naturale.
Intanto, Tel Aviv continua a uccidere palestinesi, e a bombardare il Libano. Ribadendo nei fatti di essere la principale causa di destabilizzazione della regione.
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