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02/06/2026

Punizione collettiva per Hüseyin Doğru, giornalista sotto sanzioni UE

Le sanzioni UE contro il giornalista berlinese di origini turche Hüseyin Doğru hanno raggiunto persino la madre. Doğru era finito nel 17esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, varato nel maggio 2025. L’accusa, costruita senza prove, è stata quella di intrattenere legami con emittenti straniere riconducibili a Mosca.

Secondo le ricostruzioni di altre testate indipendenti, la vera ragione del provvedimento risiede nella copertura giornalistica che Doğru ha dedicato alla striscia di Gaza e alle proteste pro-Palestina in Germania, posizioni apertamente in contrasto con la linea ufficiale della cancelleria tedesca.

Nessuna accusa o ipotesi di reato è stata formalizzata per l’attività del giornalista, perché non c’era nulla da usare, e si sarebbe dunque ricorso al regime sanzionatorio comunitario, un meccanismo amministrativo che scavalca i tradizionali diritti alla difesa. Ma oltre a ciò, ora la punizione europea per aver esercitato la propria libertà di espressione e di informazione è stata trasferita anche alla sua famiglia.

Senza alcuna comunicazione preventiva da parte delle autorità tedesche, sia il conto corrente sia il deposito titoli della madre di Doğru, una semplice pensionata, sono stati congelati. In passato al giornalista era stato a lungo impedito anche di accedere al minimo esistenziale autorizzato dalle sanzioni (poco più di 500 euro al mese), e a marzo anche il conto della moglie era stato temporaneamente bloccato. È bene ricordare che Doğru ha tre figli, di cui due di tenerissima età.

Ora la punizione collettiva della “democratica” UE si abbatte anche sulla madre pensionata, per privare l’intero nucleo familiare di qualsiasi mezzo di sostentamento. Il caso Doğru rappresenta un precedente inquietante per il giornalismo europeo, mostrando come le misure che vengono presentate come contrasto alle ingerenze straniere sono in realtà strumenti politici di cancellazione di qualsiasi voce critica.

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