Una (non) sottile linea rossa lega da sempre Stephen King al mondo del rock. Il guru dei romanzi horror ha rivelato più volte la sua passione, in particolare, per il rock più duro. “Voglio fare un weekend heavy metal: comincio con Slayer, Black Sabbath e Motörhead. Mi tengo i Metallica e i Judas Priest per domenica”, aveva ironizzato qualche tempo fa lo scrittore del Maine su Twitter, in un post divenuto presto virale.
Ma il legame è reciproco. Sono tante, infatti, le rock band che attinto dai libri dello scrittore del Maine: ad esempio, i Ramones, nel 1989, scrissero “Pet Sematary” per la colonna sonora dell’omonimo film tratto dal romanzo, mentre gli Anthrax dedicarono al maestro dell’horror “A Skeleton In The Closet”, brano incluso in “Among The Living” (1987).
Tra i musicisti rock che più hanno trovato ispirazione nelle pagine di Stephen King c’è sicuramente Kirk Hammett. Il chitarrista dei Metallica ha raccontato di aver avuto una vera e propria rivelazione leggendo “L’ombra dello Scorpione”, il romanzo post-apocalittico del 1978 in cui un virus letale stermina gran parte dell’umanità. In una scena, un personaggio condannato alla sedia elettrica dichiara di essere pronto a “cavalcare il fulmine”. Quell’immagine colpì a tal punto Hammett da suggerirgli il titolo del secondo album della formazione americana, “Ride The Lightning”, pubblicato il 27 luglio 1984. “Ho pensato: è un accostamento di parole fantastico, pieno di significati e sfumature. L’ho raccontato a James Hetfield e il resto è storia”, ha ricordato il chitarrista.
Il disco segnò la consacrazione dei Metallica, grazie a brani come “For Whom The Bell Tolls” e “The Call Of Ktulu”, in grado di fissare per sempre la cifra stilistica della band, un equilibrio fra complessità compositiva, potenza sonora e tecnica strumentale, con qualche sprazzo di melodia che per la prima volta affiorava.
Si tratta anche del primo album a fondere thrash e speed in un qualcosa di diverso che da questi stili deriva, ma che a essi non è riducibile. L'heavy-metal si configura come un metal articolato, complesso e ricco d'assoli quale lo speed, eppure violento, nichilistico, compatto e diretto quale il thrash. Con quella della musica, si accentua anche l'epicità dei testi. Ne deriva un'ambientazione non più metropolitana, ma galattica. Un senso non più di morte o rottura, ma di eternità o martellamento su di uno stesso punto.
Da allora Hammett non ha mai smesso di sottolineare il debito verso King, arrivando a consigliare ai fan di andare a cercare nel libro la pagina in cui appare la frase che ispirò il titolo dell’album. Sul suo legame con lo scrittore, Hammett ha commentato: “Mi piacerebbe conoscerlo meglio, siamo due persone molto simili. L’unica differenza è che io scrivo musica e lui scrive parole”.
Stephen King non ha solo ispirato il mondo del rock, ma ne è stato a volte anche protagonista. Nel 1988 è apparso in un cameo nel brano “Astronomo” dei Blue Öyster Cult; nel 1996 ha firmato la sceneggiatura del mediometraggio di Michael Jackson “Ghosts”; nel 2012 ha scritto, insieme a John Mellencamp, il musical “Ghost Brothers Of Darkland County” e, nello stesso anno, ha prestato la voce come narratore nell’album “Black Ribbons” del musicista country Shooter Jennings. La sua avventura musicale più significativa resta però quella con i Rock Bottom Remainders, una sorta di superband composta da scrittori e autori americani. Tra i membri figuravano, tra gli altri, Matt Groening (il creatore dei Simpsons), il premio Pulitzer Dave Barry e lo scrittore Scott Turow, autore di bestseller da oltre 30 milioni di copie. Attivi dal 1992 al 2012, i Rock Bottom Remainders hanno suonato per beneficenza a sostegno di festival letterari statunitensi, arrivando a esibirsi anche all’inaugurazione della Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland nel 1995. Sul palco hanno accolto ospiti illustri come Al Kooper, Warren Zevon e Bruce Springsteen.
Nel 2006 King ha partecipato al celebre programma radiofonico della BBC Desert Island Discs, in onda dal 1942, in cui ogni ospite seleziona otto brani e un libro da portare su un’isola deserta. Lo scrittore ha scelto canzoni di Bob Dylan, Pretenders, Ryan Adams e Bruce Springsteen, sorprendendo con l’inclusione di “Pon de Replay” di Rihanna. Al primo posto, però, ha messo “She Loves You” dei Beatles, spiegando: “Tra tutte le canzoni dei Beatles è quella che ha superato meglio la prova del tempo. Ogni volta che la ascolto suona fresca come la prima volta che l’ho sentita, a 16 anni. È una canzone che ha una sola cosa da dire, e lo fa benissimo”. In una successiva conversazione con i fan su Reddit, alla domanda su quale fosse la sua band preferita di sempre, King ha risposto: “Probabilmente i Creedence Clearwater Revival, ma gli Ac/Dc sono molto vicini. E anche i Rolling Stones e i Temptations”.
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