Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

16/06/2026

Cuba - Il blocco è una forma di genocidio, parlano i dati

Il blocco degli Stati Unitiha causato danni multimilionari all’economia cubana per 67 anni ed è divenuto il principale ostacolo allo sviluppo economico e sociale del paese.

Il suo impatto umano è incalcolabile. Vite perse, sofferenze personali e familiari, carenze eccessive, danni psicologici, effetti sulla salute. L’80% dei cubani che vivono a Cuba ha vissuto tutta la propria esistenza sotto gli effetti genocidari del blocco.

I due Ordini Esecutivi firmati dal presidente Donald Trump nel 2026 hanno aggravato l’asfissia premeditata contro Cuba e il suo popolo e hanno approfondito fino a limiti estremi l’assedio economico e la sofferenza umana causati da queste azioni unilaterali ed extraterritoriali di punizione collettiva.

Dati che illustrano il genocidio contro il popolo cubano
  • 1.400 MW di generazione elettrica distribuita nel paese non possono essere utilizzati perché Cuba non può acquistare il carburante richiesto dai generatori, a causa del blocco totale dell’accesso cubano al petrolio e ai suoi derivati.
  • I cubani subiscono in media più di 20 ore di blackout al giorno, che influenzano l’illuminazione, la cottura del cibo, l’accesso all’acqua potabile, ai servizi di TV e comunicazioni e ad altri servizi di base.
  • 1.800 bambini non avevano diritto alla vita a causa del raddoppio del tasso di mortalità infantile nel paese, a seguito dell’inasprimento del blocco come dimostrato da uno studio recente del CEPR. Nel 2017, all’inizio del primo mandato di Trump, Cuba aveva un tasso eccezionale di mortalità infantile per un paese del Sud Globale, pari al 4,0 ogni mille nati vivi. Questo tasso è salito in questi anni a 9,9 ogni mille nati vivi nel 2025.
  • Il tasso di sopravvivenza dei bambini con cancro a Cuba è diminuito al 65%, rispetto all’85% prima dell’inasprimento del blocco energetico.
  • Più di 100.000 cubani sono in lista d’attesa per sottoporsi a interventi chirurgici elettivi o ricostruttivi, a causa della mancanza di energia e forniture mediche causata dal blocco. Tra questi ci sono 5.152 pazienti oncologici (tumori) e circa 12.000 bambini, ha riportato il MINSAP.
  • 2.888 cubani che ricevono trattamenti emodialitici per insufficienza renale cronica sono coinvolti nel loro trattamento sistematico con una terapia fortemente dipendente da forniture, acqua e attrezzature specializzate.
  • Il Programma Nazionale di Immunizzazione, uno dei principali risultati della salute pubblica cubana, che include 16 vaccini e protegge in particolare milioni di bambini cubani, è a serio rischio. Le restrizioni derivanti dal blocco rendono sempre più difficile l’acquisizione di materie prime, attrezzature e risorse finanziarie per sostenere la produzione nazionale di vaccini.
  • Il blocco rende estremamente difficile produrre nel paese diversi diagnostici delle malattie sviluppati dall’industria nazionale, inclusi test essenziali per la diagnosi precoce del cancro.
  • Più di 100.000 bambini cubani non ricevono un litro di latte al giorno, sovvenzionato dallo Stato, a causa della mancanza di carburante per trasportare il latte dalle unità di produzione alle grandi città.
  • Gli ostacoli logistici e di pagamento per l’acquisto del grano hanno fatto sì che solo il 50% del fabbisogno di farina possa essere consegnato ai territori e che il peso del pane razionato venduto alla popolazione sia diminuito da 80 a 60g.
  • 170 contenitori di prodotti essenziali in arrivo a Cuba, equivalenti a 6,3 milioni di dollari, non sono stati distribuiti ai loro destinatari a causa della carenza di carburante.
  • 11.000 tonnellate di generi alimentari di base che il WFP ha già in magazzini in tutta Cuba vengono distribuite “a un ritmo molto più lento di quanto dovrebbero” a causa della carenza di carburante e trasporti.
  • UNICEF e UNDP hanno riferito di avere diverse decine di container nei porti cubani che riescono a estrarre e distribuire molto lentamente.
Asfissia economica

L’Ordine Esecutivo del 1° maggio ampliò le misure punitive di Washington contro l’economia cubana e qualsiasi azienda nel mondo che tentasse di commerciare o investire a Cuba a limiti inimmaginabili.

A causa di queste imposizioni draconiane:
  • La società canadese Sherrit Internationalation ha interrotto le sue attività minerarie ed energetiche a Cuba.
  • Le due principali compagnie internazionali di navigazione che operavano con Cuba, la francese CMA CGM e la tedesca Hapag-Lloyd, hanno deciso di non accettare nuovi ordini da o per Cuba. Di conseguenza, un gruppo di parti destinate alla riparazione della centrale termoelettrica Antonio Guiteras, la più grande unità di generazione termica del paese, è bloccata in Francia. Circa 20 container di rum cubano destinati all’esportazione sono anch’essi bloccati nei terminal portuali cubani.
  • Numerose compagnie aeree come Turkish Airlines, Iberia, Air Canada, Air France, World2Fly e altre hanno cancellato i loro voli per Cuba a causa della mancanza di carburante per gli aerei nel paese e della diminuzione dei visitatori.
  • La società canadese Blue Diamond si è ritirata da Cuba e dalla gestione di oltre 60 strutture alberghiere nel paese.
  • Le aziende spagnole Meliá e Iberostar hanno smesso di gestire rispettivamente 15 e 12 hotel nell’arcipelago cubano.
  • La banca straniera che gestiva le operazioni a Cuba utilizzando carte VISA e MASTERCARD ha interrotto il suo rapporto con FINCIMEX dal 6 giugno.
  • Il Gruppo Transfigura ha detto alle fonderie in Cina che avrebbero smesso di ricevere spedizioni di concentrati di zinco dal progetto Castellanos a Pinar del Rio, Cuba, a causa della pressione statunitense.
  • Empresa Minera la Victoria SA (una joint venture tra la australiana Antillas Gold Ltd e la cubana SOF Geominera SA) è stata autorizzata dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. per “generare reddito per lo Stato cubano”. In precedenza, la società mineraria Moa Nickel S.A. (joint venture tra Sherit e il Nickel Business Group) era stata presa di mira.
  • La società statale cubana di petrolio e prodotti petroliferi CUPET è stata inclusa tra le entità soggette a misure unilaterali da parte di Washington, con ampi effetti extraterritoriali, in un altro passo per portare l’assedio energetico a Cuba all’estremo.
Tagliare la solidarietà

L’Ordine Esecutivo del 1° maggio ha raggiunto il parossismo di criminalizzare le donazioni che cittadini ed entità potrebbero fare a Cuba nel mezzo della grave crisi generata dal blocco.

Sono stati fatti tentativi di criminalizzare e disprezzare organizzazioni e individui in solidarietà con Cuba negli Stati Uniti sui media. Il People’s Forum, CodePinK, ANSWER, Tricontinental, la piattaforma mediatica Break Thorough News e l’influencer Hasan Piker. 

Il Dipartimento del Tesoro ha emesso misure di ritorsione contro l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, il principale canale di solidarietà e donazioni a Cuba, e le sue agenzie di viaggio AMISTUR, minacciando sanzioni contro chiunque mantenga rapporti con questa organizzazione cubana.

La piattaforma di pagamento Stripe ha chiuso il conto di Cuban Americans for Cuba Inc, un’organizzazione che opera per la fine del blocco negli Stati Uniti. Secondo il messaggio ricevuto dall’organizzazione, Stripe ha deciso di chiudere l’account per presunta “esposizione a giurisdizioni proibite”, inclusa Cuba, a causa delle restrizioni imposte da regolatori e partner.

Oltre al numero e alle misure coercitive, il blocco è una punizione collettiva, estrema e ingiustificabile contro il popolo cubano. È genocida, illegale, extraterritoriale e contraria al diritto internazionale.

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L’uso dell’AI ha già tagliato 425mila lavoratori in tre anni

Secondo i dati elaborati dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite), il numero di lavoratrici e lavoratori licenziati negli ultimi 3 anni come conseguenza dell’IA sono circa 425.000 a livello globale. Di questi 142mila sono in Europa.

Da quanto riportato dall’International Labour Organization, il 25% dell’occupazione globale rientra in professioni potenzialmente esposte all’Intelligenza Artificiale e, significativamente con percentuali più elevate nei paesi ad alto reddito (34%) dove un lavoratore su 4 potrebbe essere sostituito da una macchina nei prossimi anni.

I lavori più a rischio sono quelli che prevedono attività ripetitive e componenti digitali e testuali facilmente automatizzabili: call center, assistenza amministrativa, assistenza clienti, impiegati di banche e poste, cassieri e traduttori.

Secondo uno studio condotto dal Politecnico di Torino, lo scorso anno il numero di annunci di lavoro in Italia che hanno richiesto competenze legate all’IA è cresciuto del 93%, un incremento che va di pari passo con l’evolversi del mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale che ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del +50% rispetto al 2024.

Oltre quattro lavoratori italiani su dieci (il 42,6%) vivono con la paura che verranno presto sostituiti dall’intelligenza artificiale. A rivelarlo è il 9° Rapporto Eudaimon-Censis, che misura un fenomeno che gli esperti hanno battezzato “AI Anxiety”. Non si tratta tanto di una preoccupazione passeggera, quanto di un blocco psicologico che mina la capacità di adattamento e genera una profonda insicurezza rispetto al proprio futuro professionale. Dal rapporto emerge anche un dato “paradossale” secondo il quale il 70% degli intervistati ammette che l’IA migliora concretamente la qualità del lavoro.

Sul fronte dell’opinione pubblica, l’indagine internazionale SCOaPP-10 mostra come oltre il 50% degli italiani si dichiari preoccupato per l’avvento delle nuove tecnologie, mentre circa il 60% ritiene di non possedere competenze digitali adeguate per affrontare la trasformazione in corso.

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Continua l’accanimento contro Alfredo Cospito. Prorogato ancora il 41 bis

Le restrizioni del regime di 41 bis contro il prigioniero anarchico Alfredo Cospito verranno prorogate di altri due anni.

La Procura generale e la Direzione nazionale antiterrorismo continuano così ad accanirsi contro un detenuto politico in carcere ormai da anni e sottoposto ad un regime detentivo durissimo, con restrizioni anche sul tipo di romanzi che può ricevere e leggere in carcere.

Il ricorso presentato dal difensore avvocato Flavio Rossi Albertini, che chiedeva la sospensione del regime 41 bis, è stato infatti rigettato nell’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma in meno di un’ora.

Il ministero della Giustizia alla fine di aprile aveva rinnovato l’applicazione del 41 bis nei confronti di Cospito, attualmente detenuto nel carcere di Sassari.  Contro questa decisione era stato presentato un ricorso.

Sferzante il commento dell’avvocato Albertini, secondo cui “Il 41 bis a Cospito fa comodo a coloro che intendono governare una società sempre più lacerata, polarizzata tra ricchi e poveri, inclusi ed esclusi: un monito per chi sfida le istituzioni e uno strumento di propaganda per sviare l’attenzione dai problemi reali concentrando la narrazione pubblica sulla sicurezza e sui presunti nemici interni”.

La giustificazione per la proroga del 41bis a Cospito fa più volte riferimento alla morte di due militanti anarchici mentre confezionavano un ordigno al parco degli Acquedotti a Roma, addebitando così a Cospito – che è in galera da anni – il concorso morale in quanto accaduto, per dimostrare così la persistente pericolosità del movimento.

Le motivazioni con cui è stato rigettato il ricorso contro il 41 bis a Cospito sono che: “L’eventuale mancato rinnovo della misura avrebbe come effetto quello di restituire maggiori possibilità di comunicazione al fenomeno insurrezionalista rendendo più agevole la veicolazione di messaggi tesi a stimolare e istigare la commissione di gravi reati”. Per questa ragione si chiede di prorogare la misura “risultando aggravate le esigenze che avevano condotto all’applicazione del provvedimento”.

Rigettato il ricorso del legale di Cospito, il Tribunale di Sorveglianza deciderà nei prossimi giorni, ma sembra evidente come la decisione appare scontata.

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Precipitano bombardieri strategici, in USA e Russia

Un bombardiere B-52H si è schiantato poco dopo il decollo da una base dell’aeronautica militare statunitense nel deserto del Mojave, nel sud della California. Sui social circolano immagini del denso fumo nero dopo lo schianto e l’esplosione. Secondo le autorità non c’è nessun sopravvissuto e risultano almeno 8 morti.

Potrebbero volerci fino a sei mesi per completare un’indagine, ha detto il colonnello Hayes, spiegando che il B-52H stava supportando il “programma di modernizzazione radar”.

L’aviazione militare ha pubblicato sulla piattaforma social X le immagini di squadre di emergenza che stavano intervenendo dopo che il velivolo si è schiantato intorno alle 11:20 di lunedì mattina (ora americana) presso la base aerea di Edwards.

Il Boeing B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio  in dotazione all’aviazione degli Stati Uniti dagli anni Cinquanta.

Per una singolare coincidenza anche un bombardiere strategico russo Tu-22M3 si è schiantato durante un volo di addestramento nella regione siberiana di Irkutsk. L’incidente ha coinvolto uno dei principali velivoli d’attacco a lungo raggio utilizzati da Mosca; le autorità russe hanno confermato la sopravvivenza dell’equipaggio. L’incidente ha coinvolto un Tupolev Tu-22M3, versione aggiornata del bombardiere supersonico sovietico Tu-22M, noto in ambito NATO con il nome in codice “Backfire”.

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L’IA non è roba loro, il Governo convochi le parti sociali

L’accelerazione prodotta dal Governo sull’utilizzo della IA, attraverso l’emanazione di due decreti legislativi, mette in chiaro la portata dei cambiamenti che porta in sé questa nuova tecnologia, nonché i rischi ad essa connessi, e la necessità urgente di un tavolo di confronto con le parti sociali che non sia un mero adempimento burocratico.

Lavoro, istruzione, alta formazione e ricerca, sicurezza, sanità, giustizia, sono solo alcuni dei campi sui quali, legittimamente, il Governo intende regolamentare l’utilizzo della IA, ma non sfuggirà a nessuno che rappresentano settori strategici delle politiche pubbliche nei quali si svolgono funzioni essenziali dello Stato e della collettività. Conseguentemente la strada della decretazione senza confronto non è minimamente sostenibile.

I rischi di un’ulteriore implementazione delle politiche repressive e securitarie, a danno dei soggetti protagonisti dei conflitti sociali o delle categorie più esposte come ad esempio i migranti, è molto concreto e va assolutamente scongiurato. E non è pensabile che ad avere funzioni di garanzia siano comitati o agenzie quali l’AGINT e l’ACN entrambe alle dirette dipendenze del Governo.

Sul tema lavoro in particolare è indispensabile aprire un confronto serio sui livelli occupazionali, sull’aumento del lavoro nell’intensità e nel tempo e sul plus valore che si produrrà con questo salto tecnologico, nel quale le conoscenze, le competenze di lavoratrici e lavoratori saranno un elemento fondamentale per l’addestramento degli strumenti di IA. In tal senso, affinché il prodotto di questa “rivoluzione tecnologica” non si traduca in uno strumento finalizzato all’aumento di profitto per il capitale, ma restituisca un’idea di progresso in termini complessivi di società, riteniamo indispensabile che nell’agenda politica del Parlamento trovi posto come priorità una proposta di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Alcuni contratti di lavoro, come quello recentemente siglato per le Funzioni Centrali del pubblico impiego, introducono alcuni strumenti di regolamentazione, totalmente o quasi demandati ai contratti di secondo livello. Ma senza una cornice generale che fissi alcuni principi e raccolga le istanze che vengono dal mondo del lavoro, l’IA rimarrà strumento agito nell’interessi di pochi super ricchi che già dominano la scena internazionale.

Da questo punto di vista, il peso che ha ormai assunto il settore militare nelle priorità di politica economica e nella diplomazia, lo pone centrale anche per quanto concerne l’impiego dell’IA in funzione di un potenziamento degli strumenti offensivi e distruttivi. La nostra opposizione all’impiego di risorse lavorative ed economiche per questi scopi, per di più con partner oltremodo inaccettabili, come lo stato terrorista di Israele, è ferma e senza possibilità di compromessi.

C’è poi il tema della sostenibilità ambientale di una tecnologia che rischia di avere un impatto enorme a causa della quantità di acqua che richiede ai fini del raffreddamento dei server, nonché quello del consumo energetico e delle fonti con cui approvvigionare i data center, oppure scegliere gli strumenti a basso consumo che stanno emergendo fuori dal panorama statunitense.

Sullo sfondo di tutto questo e degli altri infiniti aspetti dell’applicazione della IA nei singoli specifici settori, c’è il tema della riservatezza dei dati e del controllo sull’utilizzo che ne verrà fatto dai proprietari degli agenti e dagli sviluppatori degli algoritmi. In questo senso il partenariato stretto con Israele sulla cybersicurezza potrebbe dare accesso ad uno Stato che abbiamo visto essere capace di genocidi, nonché di azioni terroristiche, ad una infrastruttura strategica. A nostro avviso tutto questo, oltre a rafforzare la richiesta di interruzione delle relazioni con Tel Aviv, apre ad ulteriori considerazioni sui pericoli e sulle criticità che le innovazioni tecnologiche a carattere strategico come l’IA hanno per le scelte che il Paese compie in un contesto geopolitico in continuo mutamento e dove la NATO e l’UE assumono un profilo sempre più bellicista e reazionario.

C’è troppo in gioco perché vengano escluse le rappresentanze sociali dai livelli decisionali. Per questo USB chiede al Governo l’apertura immediata di un tavolo generale di confronto a Palazzo Chigi e tavoli tematici nei singoli ministeri.

Unione Sindacale di Base

15/06/2026

The Cure: dal migliore al peggiore

Netflix come una macchina di Deleuze e Guattari

di Paolo Lago

Antonio Ricciardi, La macchina Netflix. Algoritmi, estetica e politica delle piattaforme, prefazione di Tiziana Terranova, ombre corte, Bologna, 2026, pp. 170, euro 15,00.

Rifacendosi al concetto di “capitalismo delle piattaforme” coniato da Nick Srnicek nel 2017, Antonio Ricciardi, nel suo interessante e denso saggio recentemente uscito per ombre corte, considera Netflix come una delle piattaforme digitali più importanti e significative della contemporaneità, un agglomerato algoritmico avvicinabile ad altri colossi come Meta, Google, Microsoft o Amazon il cui “dual use”, che prevede sia un utilizzo ‘pacifico’ che uno bellico, poliziesco e genocidario, è sempre in agguato. Ma Netflix, secondo lo studioso, si configura anche come una “macchina” nel senso dato a questo termine da Gilles Deleuze e Félix Guattari prima nell’Anti-Edipo (uscito in edizione originale nel 1972) e poi in Mille Piani (uscito nel 1980). Una “macchina”, come hanno scritto Deleuze e Guattari rifacendosi alla teoria marxiana, è un sistema di produzione che si definisce come un sistema di tagli: essa intercetta e recide un flusso di energia o materia e lo connette ad un altro flusso. Non c’è un inizio né una fine ma solo una catena continua di macchine che innestano altre macchine in un ininterrotto “phylum” macchinico.

Come nota Ricciardi, Netflix nasce come un sistema di noleggio di VHS per posta, e successivamente di DVD. Se prima la rete di distribuzione erano le poste americane, “adesso il supporto sono i cavi in fibra che trasportano il segnale e i pacchetti della rete internet, assieme ai dispositivi informatici dei suoi clienti” (p. 51). La macchina Netflix funziona come un assemblaggio di flussi in continua evoluzione: flussi di tecnologia, di segnale, di innovazione, di immagine. Il passaggio allo streaming costituisce per l’azienda un momento cruciale. Come scrive Ricciardi, “se nella prima fase, le informazioni che l’azienda riusciva a tirare fuori dal comportamento dei suoi clienti si fermavano alla scelta del film noleggiato, adesso la piattaforma riesce a tracciare qualsiasi forma di interazione tra il cliente ed i contenuti che egli sceglie di consumare (ibid.). Se la televisione e i suoi programmi si muovevano nella direzione da uno a molti con la capacità di ‘striare’ il tempo sociale, cioè sezionarlo e racchiuderlo in griglie preconfezionate, Netflix agisce con un sistema di flussi in continuo movimento, con una ‘colonizzazione’ digitale che investe in modo impressionante le sfere private degli individui. Viene da pensare al flusso televisivo mostruoso preconizzato da David Cronenberg in Videodrome, del 1983. Gli strumenti analogici dell’epoca (televisore ‘panciuto’, videocassette, videoregistratori e segnali televisivi) diventavano flussi mostruosi capaci di penetrare nella carne e nelle coscienze delle persone. Netflix, grazie al sistema algoritmico della piattaforma, ci riesce in modo apparentemente meno ‘mostruoso’ ma altrettanto pervasivo. Come non manca di ricordare Ricciardi, il sistema delle piattaforme riproduce sotto forme nuove il meccanismo dell’internamento studiato da Michel Foucault, e con esso tutte le sue dinamiche disciplinari e di controllo.

Lo sviluppo di Netflix appare segnato dalla doppia natura che costituisce uno dei tratti genetici del Capitale. Come hanno rilevato Deleuze e Guattari nell’Anti-Edipo, ad una logica schizofrenica del capitalismo se ne affianca un’altra, definita “assiomatica”, il cui scopo è una incessante produzione di regole (assiomi) che catturano i flussi divenuti inarrestabili. Netflix ha bisogno di un’assiomatica: per ogni flusso che sembra filare via viene prodotto un assioma che lo riporta sotto il suo controllo. Netflix, come una “rit-macchina”, una macchina “del ritmo” secondo i due studiosi francesi, è completamente avvolta dalla funzione capitalista, che vi è ‘colata’ dentro e l’ha trasformata in piattaforma. Perché – scrive Ricciardi – “la piattaforma è esattamente la rit-macchina asservita alla macchina capitalista” (p. 99). Passioni, relazioni sociali, affetti, gioie e dolori degli individui vengono tramutati in profitto. La macchina non guarda in faccia a niente e a nessuno. Il capitalismo è una “macchina miracolante” (Deleuze e Guattari) che procede come uno zombie disumanizzato, come un’IA fatta di fasci di algoritmi.

La piattaforma intende infatti ‘striare’ e regolamentare qualsiasi flusso da essa promani; si viene allora al punto dell’immagine e dell’estetica Netflix cui Ricciardi dedica un capitolo del suo saggio. Le produzioni Netflix sono regolate da diversi parametri che, messi insieme, costituiscono una ritmologia: le tipologie di videocamere che impone la produzione ai creatori delle opere Netflix Originals e le inquadrature in campo medio, assai frequenti, contribuiscono ad una omogeneità che “finisce per avere una ricaduta estetica che si fa immediatamente macchina” (p. 105). Ogni opera Netflix è connotata da un nitore che gioca un ruolo estetico fondamentale: “su Netflix non abbiamo sfumature, non abbiamo con-fusioni. Tutto riluce di una luminosità che taglia i confini, i corpi e le identità in maniera chiara e distinta” (p. 106). Le etichette e i tag di cui sono disseminati i film e le serie TV prodotti dalla piattaforma hanno poi il compito di regolarizzare, sezionare e – per dirla con Deleuze e Guattari – “striare”. Rendere striato, cioè sottoposto al controllo, lo spazio liscio, nomadico e potenzialmente sovvertitore. Le etichette “disarticolano le ritmologie immanenti alle opere, congelandole dentro delle griglie che ne costituiscono una sorta di inerte rappresentazione” (p. 108). Se per noi spettatori i valori estetici delle opere di cui fruiamo sono “delle vere e proprie vibrazioni, degli affetti coi quali di volta in volta facciamo i conti” (p. 111), per Netflix diventano dei potenziali per l’estrazione di valore perché “la piattaforma ha bisogno dell’estetico, lo anela, se ne nutre” (p. 119). Anche i territori narrativi più oscuri, più nomadici, più silenziosi, più apparentemente lontani dalle logiche del capitale diventano terre incognite da colonizzare e conquistare, da asservire e schiavizzare. Come scrive Ricciardi in modo suggestivo, “il complesso delle piattaforme sembra seguire la stessa logica delle destre di ispirazione trumpiana: lo sconosciuto, pur attraversato da infiniti pattern, è trattato alla stregua di un incestuoso caos che attende di essere legalizzato attraverso l’istituzione di una serie di divieti sovrani” (p. 149). Le piattaforme conquistano territori in maniera “preventiva”, secondo la logica bellica di Bush e anche di Trump: potenziali territori o individui pericolosi devono essere assoggettati con le armi prima che diventino realmente nocivi per lo status quo del capitalismo a stelle e strisce. L’altro, il diverso, lo sconosciuto, femminile e irrazionale – scrive Ricciardi – deve essere catturato e assiomatizzato e “se la sua alterità non può essere assiomatizzata, allora va incarcerata, violentata, uccisa. È così che ovunque prendono corpo dei divenire-maschio che si oppongono ai divenire donna, animale e bambino auspicati da Deleuze e Guattari” (p. 157).

Le produzioni Netflix, anche quando potrebbero sembrare degli elementi di sabotaggio del funzionamento macchinico della piattaforma, agiscono perciò unicamente per il profitto della piattaforma stessa, un po’ come l’alieno di Alien (1979) di Ridley Scott, la “macchina da guerra nomade” inglobata dall’apparato di stato capitalistico del futuro che non esita a condurla sulla Terra a scopo di profitto ben sapendo che è letale per gli esseri umani. Pensiamo ad esempio a serie TV disturbanti e apparentemente ‘sovversive’ come Black Mirror (2011-2025), Dark (2017), 1899 (2022),  Alice in Borderland (2020-2025) o Squid Game (2021-2025). Queste ultime due mostrano una società devastata dalla digitalizzazione e dalla sete di denaro e arricchimento nonché una terribile oppressione delle classi sociali più deboli, schiacciate dai debiti e dalla miseria. I personaggi sono costretti a partecipare a dei misteriosi giochi mortali per arricchirsi e per sopravvivere fra le macerie dello stesso sistema capitalistico (Alice in Borderland si ambienta in una distopica e devastata Tokio), diventando le pedine di un entourage di ricchissimi esponenti della politica e della finanza che si celano nell’oscurità. All’apparenza sembrerebbero quindi mettere in luce sia metaforicamente che realisticamente il sistema oppressivo del capitale e i suoi ingranaggi perversi. Ugualmente, Black Mirror svela in modo geniale cosa si cela dietro lo “specchio nero” della tecnologia non solo contemporanea ma anche futuristica, inseguendo appunto i possibili sviluppi futuri delle attuali tecnologie in forme più o meno distopiche e disturbanti. In modo particolare, un episodio di questa serie sembra disvelare certi meccanismi perversi dello stesso Netflix e delle piattaforme di streaming: in Joan è terribile, primo episodio della sesta stagione, infatti, una donna comune scopre che una piattaforma di streaming, palese parodia di Netflix, ha trasformato la sua vita in una serie TV di successo interpretata da Salma Hayek. Sembrerebbe di trovarsi di fronte a un messaggio per certi aspetti ‘sovversivo’ e antagonista, eppure non dobbiamo dimenticare che, dietro le indiscutibili genialità e valore estetico di queste serie, si cela pur sempre la produzione Netflix. Esse sono flussi macchinici prodotti dalla stessa azienda globale; certo, noi possiamo percepirne i valori estetici, possiamo recensirle quanto vogliamo mettendo in rilievo il loro carattere antagonista, eppure non dobbiamo dimenticare che il loro fine ultimo è il profitto. È trasformare le nostre passioni, il nostro senso estetico e la nostra affettività in profitto.

Perciò – si chiede Ricciardi utilizzando ancora la terminologia di Deleuze e Guattari – “è realmente possibile pensare alla piattaforma come ad un vettore di deterritorializzazione? Possono le serie TV che guardiamo su Netflix contribuire in qualche modo ad alimentare quelle stesse battaglie che la piattaforma cerca di mettere a profitto?” (p. 122); “come raccogliere, dentro un’opera di Netflix, una vibrazione liberatrice per poi farla risuonare nello spazio sociale?” (p. 131). Non è certo facile nello spazio sociale contemporaneo, in cui, per usare le parole di Tiziana Terranova citate da Ricciardi, “gli stati nazione vanno smantellati e sostituiti con cosiddetti gov-corps (cioè governi delle corporazioni) guidati da amministratori delegati che hanno il potere di decisione su tutto” (p. 156). Non è facile perché le piattaforme assorbono qualsiasi dimensione affettiva: “amicizie, estetiche, sonorità, cultura, lavoro” (p. 155). Ma non dobbiamo neanche dimenticare che “Netflix non sarebbe niente senza il desiderio di storie, di immagini, di colori, di musiche dei suoi utenti” (p. 151). Il coltello dalla parte del manico, forse, alla fine ce l’abbiamo noi. È possibile che dei parassiti si innestino nelle griglie del controllo: ad esempio – dice lo studioso – negli “usi capovolti che delle piattaforme si possono fare e continuamente vengono fatti, dalle primavere arabe alle rivolte dei rider. Ma non solo. Le maglie del filtro che le piattaforme possono imporre su ciò che le attraversa sono – e devono essere – fatalmente larghe. Attraverso queste maglie possono insinuarsi innumerevoli molecole di resistenza, flussi di desiderio che custodiscono infinite virtualità” (p. 154). Un parassita, una molecola di resistenza o un flusso di desiderio, nel suo piccolo, può essere allora anche una recensione a una serie TV o a un film Netflix pubblicata su “Carmilla online”.

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Bolivia - Dilaga la rivolta popolare per le dimissioni di Paz

Quella che è iniziata più di 40 giorni fa in Bolivia come una protesta sindacale si è trasformata in una mobilitazione popolare e generale per le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, che per difendersi minaccia lo stato di emergenza.

Una giornata di violenta repressione poliziesca ha scosso il centro della Capitale La Paz giovedì scorso, causando 36 arresti e decine di feriti. Gli eventi sono avvenuti dopo che la Centrale dei Lavoratori boliviani (COB) ha marciato nel cuore della capitale boliviana, dopo due settimane in cui le forze di sicurezza erano riuscite a mantenere il centro del paese libero dalle proteste.

Testimoni e manifestanti hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte dei contingenti di polizia, dopo che questi hanno attaccato duramente i manifestanti per disperderli.

Il leader della Confederazione Unica Sindacale dei Lavoratori Contadini della Bolivia (CSUTCB), Vicente Choque, ha ratificato davanti alle organizzazioni sociali l’impegno a mantenere le mobilitazioni, assicurando che non fosse il momento di abbandonare la lotta. Allo stesso modo, il rappresentante ha sottolineato che la richiesta principale e non negoziabile continua a essere le dimissioni di Rodrigo Paz.

Le organizzazioni sociali riunite nel Cabildo del Jach’a Marka Viacha hanno deciso di mantenere e rafforzare i blocchi in diverse parti del comune, con la partecipazione di settori affiliati alla Federazione Tupak Katari, SIMACO, al Centro dei Lavoratori boliviani e alle autorità locali.

Durante il raduno, i partecipanti hanno deciso di continuare con le misure di pressione e la sorveglianza permanente agli ingressi principali, riaffermando il loro sostegno alle richieste dei settori mobilitati.

Hanno inoltre ratificato il loro impegno a sostenere le proteste fino alle dimissioni del presidente Rodrigo Paz, avvertendo che le mobilitazioni si intensificheranno nei prossimi giorni

Le autorità native e le organizzazioni sociali della provincia di Camacho hanno ratificato la loro decisione di mantenere i punti di blocco installati sull’autostrada che collega La Paz con Copacabana, oltre a continuare le loro mobilitazioni indefinitamente.

Durante un’assemblea, i leader hanno deciso di non revocare le misure di pressione finché le richieste sollevate dai loro settori non saranno soddisfatte e il presidente Rodrigo Paz non lascerà l’incarico.

“L’unità è la nostra forza principale. Non possiamo permettere che ci dividano mentre violano i nostri diritti e influenzano i nostri territori”, hanno detto i rappresentanti della provincia.

Hanno inoltre invitato organizzazioni sociali, comunità e settori di diverse regioni del paese a unirsi alle mobilitazioni, con l’obiettivo di rafforzare le misure di pressione e far prevalere ciò che considerano popolare. 

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