Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

14/03/2026

Come l’Italia si ritrova sempre in guerra... a sua insaputa

Occorre ammettere che quando Giorgia Meloni in Parlamento ha richiamato la complicità dei governi di centro-sinistra nei bombardamenti Usa e Nato degli anni precedenti, ha avuto, purtroppo, ragioni da vendere.

Il richiamo all’aggressione Nato alla Jugoslavia nel 1999 (governo D’Alema-Mattarella) e poi al bombardamento mirato contro il generale iraniano Sulemaini in Iraq nel 2020 (governo Conte), è stato fatto dalla Meloni con sottile perfidia ma clamorosa evidenza.

Si potrebbero poi citare l’aggressione alla Libia nel 2011 (voluta fortemente da Napolitano e imposta a Berlusconi) o i bombardamenti sulla Siria nel 2018 (governo Gentiloni).

Insomma sulla concessione delle basi militari e gli scavalcamenti del Parlamento in materia di guerra, gli scheletri nell’armadio di tutti i governi – di centro-destra o centro-sinistra – abbondano. La pericolosità insita in questi meccanismi sull’uso delle basi militari è venuta fuori con tutta la sua ipocrisia anche nella riunione di emergenza del Consiglio Supremo di Difesa convocata da Mattarella al Quirinale.

Il documento approvato in questa riunione del Csd scrive infatti che: “Il Consiglio ha preso atto favorevolmente che, con propria risoluzione, il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”.

Il problema infatti non è la composizione politica dei governi ma gli automatismi previsti dai trattati internazionali sottoscritti in modo del tutto subalterno dall’Italia in più fasi.

Ci sono quelli bilaterali con gli Stati Uniti del 1957 che di fatto consegnano alla extraterritorialità e al controllo USA alcune porzioni del nostro territorio. C’è poi la Nato, e infine ci sono anche i trattati europei (Maastricht) che hanno imposto automatismi in materia di scelte e priorità economico-sociali.

Sono dei Trattati che tutti i governi hanno ritenuto sempre intoccabili e immodificabili, nonostante siano cambiate le condizioni storiche e le necessità strategiche.

Ma sono soprattutto dei Trattati che prevedono automatismi che scavalcano ogni decisione parlamentare e fanno ritrovare il Paese coinvolto in conflitti o scelte esterne ancora prima di essersene reso conto.

Se i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia (inclusi quelli degli aerei militari italiani, ndr) cominciarono il 24 marzo del 1999 con il governo D’Alema-Mattarella, l’activation order nelle basi Usa e Nato in Italia era già stato ordinato dall’uscente governo Prodi nell’ottobre del 1998.

Il Parlamento ne discusse quando i jet militari della Nato e dell’Italia avevano già cominciato a bombardare Belgrado e un paese europeo come la Federazione Jugoslava. Anche in quel caso assistemmo agli arzigogoli “a sinistra” dei vari Cossutta, Rizzo etc. che non si opposero in Parlamento a quella scelta e provocarono addirittura la scissione nel PRC per “tenere in piedi il governo”. Una situazione che abbiamo rivisto dieci anni dopo con il secondo governo Prodi sulla questione della missione militare italiana in Afghanistan.

I nastri della storia e della memoria scorrono velocemente in queste settimane di guerra in Medio Oriente, riportando in evidenza fatti, contraddizioni e immagini che hanno segnato i passaggi che hanno portato a questa situazione di guerra incombente.

Occorre ammettere che quando abbiamo visto il popolo iraniano e i suoi esponenti di governo scendere in strada sfidando i bombardamenti di Usa e Israele sulle città, la mente è tornata al popolo serbo-jugoslavo che manifestava sui ponti sul Danubio o proteggeva le fabbriche come la Zastava facendo da scudo umano con i propri corpi per difendere le infrastrutture del paese dalle bombe della Nato.

La rimessa in discussione o – meglio ancora – la disdetta, di Trattati internazionali come la Nato o quello bilaterale con gli Stati Uniti o di quelli europei, o diventa un passaggio obbligato dei nuovi governi oppure l’Italia si troverà sempre coinvolta automaticamente in guerre o scelte economiche disastrose che il paese non vuole o di cui non ha assolutamente bisogno.

Le basi militari USA in base a questi trattati continueranno ad agire e ad essere operative autonomamente in tutte le guerre che gli Stati Uniti – e non l’Italia – decideranno di fare e di combattere. Le munizioni continueranno a partire da Camp Darby, gli aerei da Aviano e i droni da Sigonella senza che il Parlamento possa dire mezza parola.

E questo continuerà a ripetersi sia se al governo ci sia Giorgia Meloni, sia che ci vada Elly Schlein o Giuseppe Conte, a meno che non ci sia un cambio di passo e una rottura con il passato.

Sarà bene che quando i partiti dell’opposizione torneranno a chiedere ossessivamente che “la premier venga in aula a riferire”, magari anche sui risultati del Var in Roma-Juventus, si preparino adeguatamente e tengano conto degli scheletri nel proprio armadio, altrimenti ne usciranno sempre con le ossa rotta e la figura degli imbecilli.

Avere in pancia queste ambiguità indebolisce enormemente le forze che intendono fermare il coinvolgimento dell’Italia nelle guerre.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento