Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono comparsi ieri davanti ad un tribunale a New York a due mesi di distanza dal loro rapimento in Venezuela da parte delle forze militari statunitensi e dal successivo trasferimento negli Stati Uniti. In occasione di questa prima udienza ufficiale, manifestazioni che hanno richiesto la loro liberazione si sono svolte a New York e, in Italia, a Roma e Milano.
Maduro, già nella prima udienza a gennaio aveva denunciato: “Sono stato rapito nella mia casa a Caracas”, definendosi un “prigioniero di guerra”.
Il giudice Hellerstein ha scelto di non pronunciarsi né sull’archiviazione del caso né sulla questione cruciale delle spese legali, riservandosi la decisione. La difesa ha ribadito che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti impediscono a Maduro di utilizzare fondi pubblici venezuelani per pagare i propri avvocati, compromettendo – secondo i legali – un diritto fondamentale garantito dal sistema costituzionale americano stesso.
Gli avvocati sostengono che l’impossibilità di accedere a risorse economiche adeguate limita concretamente il diritto alla difesa. L’accusa, invece, insiste sul fatto che il procedimento debba andare avanti indipendentemente dalle sanzioni. Il risultato è una situazione giuridica sospesa, in cui il processo procede mentre resta incerta la possibilità stessa di una difesa piena.
Sono molti gli osservatori internazionali che mettono in discussione la legittimità di un sequestro e di un’operazione militare unilaterale condotta in un territorio sovrano, senza mandato internazionale.
Ma se l’arresto è avvenuto in violazione del diritto internazionale, si apre un problema di fondo sulla validità stessa del procedimento giudiziario avviato unilateralmente e arbitrariamente dal governo degli Stati Uniti.
Le accuse statunitensi parlano di “narco-terrorismo” e traffico internazionale di droga, ma queste accuse sono già cadute nel corso di questi mesi, motivo per cui la difesa insiste sulla natura politica del processo. Maduro e Flores si sono dichiarati non colpevoli e continuano a sostenere la propria innocenza.
Nel frattempo, a New York fuori dal tribunale, si sono svolte manifestazioni contrapposte: da un lato personaggi della destra venezuelana che chiedono una condanna esemplare, dall’altro i sostenitori di Maduro e Flores che denunciano un processo politico e chiedono la liberazione dei due leader.
Manifestazioni per la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores in occasione dell’apertura del processo a New York si sono svolte ieri nel pomeriggio anche a Roma e Milano rispettivamente sotto l’ambasciata e il consolato degli Stati Uniti.
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