Quanti accaduto sabato alla eurodeputata Ilaria Salis e il fermo di massa degli anarchici a Roma nella giornata di domenica, meritano di non passare sotto silenzio come normale amministrazione dell’attuazione del nuovo decreto sicurezza.
Su quanto accaduto sabato lo lasciamo raccontare alla stessa Salis: “Intorno alle 7:30 sono stata svegliata dalla polizia nella stanza dove mi trovavo. Hanno bussato alla porta, hanno pronunciato il mio nome, dicevano che si trattava della polizia e mi hanno chiesto di aprire. Io ho aperto, mi hanno chiesto un documento che io gli ho dato, gli ho anche fatto presente che sono un’eurodeputata. Non hanno spiegato il motivo della visita, hanno detto semplicemente che si trattava di accertamenti”.
La deputata europea ha intenzione di avviare un’azione parlamentare a Bruxelles e, attraverso il suo partito, in Italia con un’interrogazione nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Non si esclude che l’interrogazione possa essere rivolta anche al ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Fino ad oggi la Questura si è trincerata dietro il fatto che il controllo alla Salis sia stato un atto dovuto in base ad un alert partito dalla Germania e motivato dalla vicinanza della europarlamentare italiana a gruppi antifascisti tedeschi, nel caso specifico si tratterebbe della rete antifascista “Hammerbande”, coinvolta in alcuni procedimenti giudiziari in Germania e in Ungheria. In quest’ultima la Salis è stata detenuta in carcere per mesi, messa sotto processo e scarcerata a seguito della sua elezione a parlamentare europea.
Nel caso della Salis la Questura ha escluso che fosse una messa in atto delle misure preventive introdotte dal nuovo decreto sicurezza ma, appunto, un atto dovuto in base ad una segnalazione proveniente da un altro paese dell’area Schengen.
In realtà le domande degli agenti presentatisi alla camera d’albergo della Salis sono state anche sulla sua eventuale volontà di partecipare alla manifestazione del pomeriggio, ragione per cui il nesso con il fermo preventivo previsto dal nuovo decreto sicurezza verrebbe fuori eccome.
Ma sulle segnalazioni dall’estero e il procedere in automatico su questo, è forse il caso di ricordare agli apparati di polizia che questo modo procedere senza previe verifiche, fu alla base del clamoroso casino combinato a Roma dalla Digos a maggio del 2013 nel caso di Alma Shalabayeva, moglie di un rifugiato politico del Kazakistan. La vicenda ha portato nell’aprile del 2025 alla condanna – anche in secondo grado – dei cinque poliziotti imputati al processo d’appello bis sulle irregolarità nell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, che venne fermata e poi espulsa dall’Italia insieme alla figlia. Si è arrivati al processo con l’accusa non certo leggera di sequestro di persona.
Forse le interrogazioni parlamentari costringeranno il ministro Piantedosi a dare risposte meno farfugliate sulla vicenda di Ilaria Salis.
Non sappiamo se sia stato per voler mettere una pezza alla cantonata di sabato che gli apparati di polizia domenica pomeriggio hanno scelto invece la mano dura, con la scelta clamorosa del fermo di massa nel caso degli anarchici che si erano recati con mazzi di fiori a commemorare i due militanti anarchici morti nell’esplosione del 19 marzo scorso a Roma.
In questo caso ben 91 persone hanno subìto per prime il “fermo preventivo” in nome del famigerato decreto sicurezza varato dal governo Meloni. Gli anarchici sono stati fermati preventivamente prima di raggiungere, domenica 29 marzo, il uogo di ritrovo per ricordare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti il 19 marzo nell’esplosione dentro un casolare al Parco degli Acquedotti nella capitale. “Le persone fermate, però, erano ‘armate’ di fiori, quindi è evidente che non ci fossero presupposti di pericolo”, fa sapere l’avvocata Paola Bevere, intervistata ai microfoni di Radio Onda d’Urto.
Il presidio di commemorazione per i due anarchici morti era stato vietato dal questore di Roma. Polizia e carabinieri hanno dunque identificato i manifestanti e in un secondo momento li hanno portato negli uffici di via Patini per il fotosegnalamento.
Domenica la polizia – addirittura anche con reparti a cavallo – ha quindi blindato tutti gli accessi del Parco degli Acquedotti – frequentatissimo da famiglie e bambini – fermando, identificando e poi portando via in pullman decine di anarchici giovani e meno giovani “armati” di mazzi di fuori.
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