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Le dinamiche che stiamo analizzando hanno trovato la loro concretizzazione più importante e preoccupante in Germania: a fine agosto 2025 il governo federale ha approvato una legge che ora dovrà svolgere il suo iter parlamentare e che nel novembre 2025 ha visto l’accordo politico tra CDU e SPD.
La legge è chiaramente ispirata al modello scandinavo e infatti prevede (solo per i cittadini maschi, per le donne c’è la volontarietà) l’obbligo dal 1 gennaio 2026 di rispondere a un questionario e da luglio 2027 quello di presentarsi a visita medica; introducendo questi obblighi i guerrafondai tedeschi si aspettano di ottenere un aumento dei volontari, ma se non saranno raggiunti i numeri prefissati, la legge si riserva di reintrodurre forme di coscrizione attraverso il sistema danese della lotteria. (12)
Sono poi inseriti diversi incentivi per chi sceglierà l’arruolamento: oltre al decisivo aumento dello stipendio (+33% passando da 1.500 a 2.300 euro mensili), sono previsti crediti scolastici, formazione da spendere anche nel mondo civile (come corsi di lingua, corsi di formazione tecnica e professionale) e persino agevolazioni per prendere la patente di guida.
L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere 260.000 soldati attivi entro la metà del 2030; attualmente sono circa 180.000 ed erano 250.000 quando il servizio era obbligatorio, quindi è chiaro che l’obiettivo è tornare alla leva di massa, anche se questo, come sappiamo, va fatto con gradualità. L’altro obiettivo chiaro anche per la Germania è quello di avere una riserva ausiliaria molto ampia (si indicano 200.000 riservisti) e infatti la legge interviene sul suo rafforzamento rendendola molto più strutturata e integrata con le forze attive.
Sempre seguendo il modello scandinavo della “difesa totale”, la legge punta al rafforzamento del servizio civile con l’obiettivo di farvi partecipare 100.000 giovani all’anno. È significativo inoltre che nell’ultimo anno, anche precedentemente a questa legge, il numero delle nuove reclute sia aumentato (+28%), un aumento dovuto al massiccio programma di penetrazione tra i giovani, a partire dalle scuole.
Dobbiamo infatti sottolineare nuovamente come la legge sul ripristino della leva anche in Germania vada di pari passo al rafforzamento della militarizzazione delle scuole: il ministro dell’interno tedesco ha ipotizzato l’introduzione di due ore nei programmi scolastici per preparare i giovani al futuro scenario di crisi e di guerra; ma già oggi la presenza dell’esercito nelle scuole tedesche è palpabile ed in aumento: i militari tengono lezioni, workshop, conferenze e finanziano anche direttamente le scuole e alcune attività didattiche.
In Germania inoltre il reclutamento volontario è possibile già a 17 anni e l’intervento nelle scuole, tanto più è bassa l’età dei destinatari, tanto più comporta un aumento “naturale” dei volontari.(13)
L’altro paese europeo da tenere sotto particolare osservazione è la Polonia perché qui, data anche la posizione geografica, si stanno dispiegando normative che devono essere lette come sperimentazioni di quanto potrebbe avvenire anche nei paesi occidentali.
In Polonia il servizio obbligatorio è stato sospeso nel 2009 e, anche se si parla con insistenza di una sua reintroduzione, al momento il governo sta scegliendo un’altra via: il 7 marzo 2025 il primo ministro ha annunciato un progetto di legge che prevede l’obbligo di addestramento militare per tutti gli uomini adulti (addestramento fisico e alle armi, primo soccorso, comunicazioni, ecc.) che però sarà svolto per un tempo molto breve (due settimane e poi una settimana all’anno); d’altra parte l’obiettivo della Polonia è ancora più ambizioso di quello tedesco e il numero a cui punta è di ben 500.000 effettivi.
Anche in Polonia, come in Germania, il numero dei volontari è salito significativamente, anche perché con la “Legge sulla Difesa della Patria” approvata nella primavera del 2022 non solo il servizio militare è stato reso più appetibile per i giovani (aumenti del 20% sullo stipendio, agevolazioni sul lavoro, ecc.), ma soprattutto questa legge ha introdotto nelle scuole e nelle università programmi di educazione svolti con le forze armate: essi prevedono varie attività sia pratiche (percorsi di ginnastica con disciplina militare, simulazione di emergenza su attacchi chimici, esercizi di orientamento, tecniche di base di sopravvivenza) che attività “culturali” (storia della Polonia e delle sue forze armate, partecipazioni a cerimonie di commemorazione, ecc.).
Alcune di queste attività sono diventate obbligatorie per tutte le scuole (soprattutto quelle di carattere culturale e di gestione delle emergenze), ma la stessa legge ha anche previsto la possibilità di istituire all’interno del percorso delle scuole superiori (sono le scuole che possono scegliere se attivarli o meno) delle vere e proprie “classi militari” nel cui quadro orario alcune materie come educazione civica, motoria e storia sono riviste in chiave di educazione militare.
La Polonia è inoltre un laboratorio per quanto riguarda la messa in pratica dei concetti della “difesa totale”: è stato presentato all’inizio di novembre 2025 il programma “In prontezza” che prevede per il 2026 di formare ben 400.000 cittadini che potranno scegliere, su base volontaria, se seguire corsi di sopravvivenza di base, di cybersicurezza, di primo soccorso o di addestramento di base; non si tratta di militari, ma di civili per “renderli soldati a pieno titolo in caso di conflitto”, come ha dichiarato il premier Tusk.(14)
Sarà molto interessante seguire gli sviluppi dell’approccio polacco e soprattutto di quello tedesco, visti i massicci investimenti che la Germania ha dichiarato di destinare al riarmo e il ruolo centrale che il paese svolge in Europa.
Sia i Paesi baltici che la Germania e la Polonia mostrano concretamente come la questione della militarizzazione dei luoghi di istruzione sia un passaggio obbligato per tutti i governi che stanno reinserendo la leva; le scuole sono necessarie ai progetti dei guerrafondai che infatti intervengono con puntualità su questo settore: il bacino di reclutamento è nelle scuole e lì il terreno deve essere arato, anche da un punto di vista ideologico.
Questo è il principale motivo alla base del “successo” che in Italia continua ad avere l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università perché esso ha saputo posizionarsi con anticipo in un luogo strategico per l’avversario; in Italia infatti i processi che stiamo analizzando sono ancora poco maturi e la lotta contro la militarizzazione dell’educazione può contare su un vantaggio temporale rispetto all’avversario che comunque, al pari di tutti i guerrafondai europei, si sta muovendo verso la reintroduzione della coscrizione.
Note
(12) Il disegno di legge stabilisce obiettivi annuali di arruolamento per il nuovo sistema volontario, che dovrebbero aumentare da 20.000 nel 2026 a 38.000 nel 2030. Se questi numeri non verranno raggiunti, il governo si riserva, per legge, di optare per la reintroduzione della leva obbligatoria. Nel frattempo però si avrà la solita schedatura completa della popolazione giovanile, schedatura indispensabile per la programmazione del reclutamento.
(13) Cfr il report “Shadow Report Child Soldiers 2020 – Germany”
(14) “Il Manifesto”, 8 novembre 2025.
Fonte
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