Mentre le due navi a vela del Nuestra América Convoy di cui si erano perse le tracce al largo del Messico sono arrivate a Cuba, portando ulteriori aiuti materiali alla popolazione colpita dall’assedio criminale degli Stati Uniti, anche una petroliera russa è infine arrivata sull’isola, portando con sé un carico fondamentale per alleviare la situazione, anche se brevemente.
La nave Anatoly Kolodkin è partita dal porto di Primorsk il 9 marzo, con 650 mila barili di greggio (secondo il New York Times sono 730 mila, una differenza non di poco conto, ma parliamo comunque di oltre 90 mila tonnellate di petrolio). Il carico potrebbe essere raffinato in circa 180.000 barili di gasolio, una quantità sufficiente a coprire il fabbisogno energetico nazionale per soli nove o dieci giorni.
Una quantità che è però vitale per un paese che non riceve forniture dallo scorso gennaio, e in cui gli effetti dell’assedio, oltre i blackout, colpiscono in maniera sempre più evidente i servizi sanitari e rappresentano una punizione collettiva della popolazione, proibita dal diritto internazionale.
Trump stesso ha risposto a domande sulla petroliera russa, in viaggio sull’Air Force One. “Ho detto loro che se un paese vuole inviare del petrolio a Cuba in questo momento, non ho alcun problema, che sia la Russia o meno”, ha detto il tycoon, confermando le indiscrezioni del New York Times, secondo cui l’amministrazione avrebbe dato il “placet” tacito al passaggio della nave.
La dichiarazione di Trump, che è stata giustificata con la difficile situazione che vive la popolazione, sembra poco affine ai metodi terroristici usati fino a oggi, in America Latina come in Iran. E lascia margini di interpretazione non indifferenti intorno al fatto che anche altri paesi potrebbero rifornire Cuba di petrolio, con il timore di ripercussioni successive.
Ma il caso della Anatoly Kolodkin è un groviglio di tensioni internazionali particolare. La nave è infatti sottoposta a sanzioni da parte di USA, UE e Regno Unito a causa del conflitto ucraino. Prima di attraversare l’Atlantico, la petroliera è stata scortata attraverso la Manica da una nave militare russa, come riferisce la Royal Navy britannica, per poi procedere da sola verso i Caraibi.
Solo lo scorso 20 marzo, il Dipartimento del Tesoro aveva vietato esplicitamente qualsiasi transizione in favore de l’Avana riguardante il petrolio. E tuttavia, Washington ha anche recentemente allentato alcune restrizioni su Mosca per stabilizzare i flussi globali di greggio, pesantemente influenzati dagli attacchi militari statunitensi e israeliani contro le infrastrutture petrolifere in Iran, e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz.
Questo allentamento riguardava il petrolio in mare da prima del 13 marzo, e perciò la Kolodkin rientra perfettamente nella casistica prevista. Mentre il mercato degli idrocarburi e dell’energia procede verso una profonda crisi a causa dell’aggressione all’Iran, probabilmente Trump ha pensato bene di evitare di sollecitarlo ulteriormente, soprattutto se ciò sarebbe andato a inasprire i rapporti con la Russia, dopo aver promesso agli operatori commerciali una riduzione delle sanzioni per calmierare l’impennata dei prezzi.
Nonostante una concessione che non ha nulla di umanitario e che è legata al pantano in cui gli States si sono infilati nel Vicino Oriente, Trump non ha ammorbidito i toni contro il governo di Miguel Díaz-Canel. Cuba rimane sotto attacco, e la Casa Bianca continua a insistere che farà cadere la Rivoluzione socialista.
Da L’Avana rispondono che sono pronti a combattere per la loro autodeterminazione, e questa apertura “obbligata” di Trump rappresenta un momento fondamentale in cui allargare la solidarietà internazionale e rendere ancora più impraticabile un attacco a Cuba, di fronte a una netta caduta dei consensi per l’amministrazione stelle-e-strisce.
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