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19/03/2026

L’Afghanistan accusa il Pakistan di aver bombardato un ospedale, si complica la mediazione della Cina

Dalla fine dello scorso mese c’è stato uno scambio di colpi significativo tra Afghanistan e Pakistan, che è culminato, lunedì sera, in quello che Kabul ha denunciato come un attacco deliberato a un ospedale specializzato nella riabilitazione da tossicodipendenze. Le cifre dei morti rilasciate dalle autorità afghane parlavano inizialmente di oltre 400 morti, e circa 260 feriti.

L’ONU, che ha subito chiesto un’indagine indipendente al riguardo, ha ridimensionato il numero delle vittime a 143, ma si tratta in ogni caso di un fatto di estrema gravità, se la dinamica venisse confermata. Inoltre, già il 15 marzo l’Afghanistan ha denunciato che un altro ospedale per il recupero dalle tossicodipendenze è stato bersagliato.

Il Pakistan, dal canto suo, nega l’attacco e rivendica di aver proceduto al bombardamento di Camp Phoenix, che si trova però a diversi chilometri di distanza da Kabul, dove si trovava il centro di recupero. Islamabad rivendica, inoltre, di aver distrutto 249 check point afghani, 224 carri armati e 70 infrastrutture militari, e di aver eliminato oltre 600 afghani talebani. A questi, l’ONU aggiunge almeno 75 civili, al 13 marzo scorso, e oltre 115 mila afghani costretti ad abbandonare le proprie case.

L’obiettivo di Islamabad è quello di colpire le strutture di Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), ovvero i talebani pakistani, che sarebbero sostenuti e protetti dal governo afghano. L’escalation è arrivata alla fine di febbraio, quando un gruppo armato ha attaccato il Pakistan, cui ha fatto seguito la risposa di Islamabad tramite operazioni militari e aeree che sono arrivate fino a Kabul. Il TTP conta su droni rudimentali, che hanno però dimostrato di poter arrivare nelle città pakistane più importanti.

Molte voci da Islamabad parlano del TTP come di un’organizzazione che vuole destabilizzare il paese per procura dell’India, e in seconda battuta di Israele. Il crescere dei disordini negli ultimi mesi sarebbe la conseguenza dell’accordo di partenariato strategico siglato con Riyad che, di fatto, ha posto l'arsenale atomico pakistano a difesa della sicurezza saudita dopo gli attacchi israeliani contro il Qatar.

Non a caso, Afghanistan e Pakistan hanno accettato una breve tregua di 5 giorni, a partire dalle 20 di ieri ora italiana, fino alle 20 di lunedì. Questa pausa è stata proposta proprio dall’Arabia Saudita, insieme al Qatar e alla Turchia, per la fine del Ramadan (le festività di Eid al-Fitr).

Il coinvolgimento del Pakistan nella guerra con i talebani, in questo senso, appare come un “alleggerimento” strategico per Israele: se Islamabad è impegnata ai suoi confini, non può proiettare la sua forza in un Vicino Oriente in cui infuria la guerra tra l’Iran, Israele, gli USA e le sue installazioni nel Golfo Persico.

Un altro attore centrale in questo scontro è la Cina. Per Pechino, il Pakistan rappresenta uno snodo vitale della Nuova Via della Seta, e per il paese passa il CPEC, il Corridoio Economico Cina-Pakistan, che arriva fino al fondamentale porto di Gwadar. Anche per l’Afghanistan passa una fondamentale linea ferroviaria, inaugurata nel 2022, che collega la Cina con l’Uzbekistan e il Kirghizistan. L’instabilità ai confini rappresenta un pericolo per gli affari cinesi.

Appena 24 ore prima del presunto bombardamento dell’ospedale, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, descriveva un’attività diplomatica febbrile e affermava che un inviato speciale del Dragone, nell’ultima settimana, aveva fatto la spola tra Afghanistan e Pakistan nel tentativo di fermare il conflitto.

Il massacro all’ospedale afghano rende la mediazione se non impossibile, estremamente difficile. Ciò potrebbe però significa anche un incancrenimento del conflitto, che si muove lungo linee rosse delicate. La partita tra Afghanistan e Pakistan deve essere intesa come facente interamente parte dello scontro strategico che oggi avviene sui cieli e sugli stretti di tutta l’Asia Occidentale.

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