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22/03/2026

Taglio provvisorio delle accise… Un fallimento

Gli italiani si ricordano bene la campagna di Giorgia Meloni che stando all’opposizione invocava il taglio delle accise sui carburanti, indicandola come una delle impellenze per rilanciare l’economia e alleviare le difficoltà dei cittadini. Poi, appena arrivata al Governo – come colpita da una fulminea amnesia – si è scordata di quella necessità.

Ora, ridestata dai boati dei missili in Medio Oriente, e dagli improperi dei cittadini che non riescono a fare rifornimento, la Meloni non ha potuto far finta di nulla, e dopo tre anni e mezzo di Governo ha finalmente predisposto un taglio alle accise sui carburanti (seppur limitato a 20 giorni).

La logica alla base del provvedimento è semplice, si parte dalla constatazione che il prezzo del carburante che comprano i cittadini è quello che il gestore del distributore fissa liberamente sulla base di una valutazione economica. In condizioni di effettivo libero mercato (creatura mitologica) la concorrenza tra i vari distributori dovrebbe far si che il prezzo si abbassi fino a che non diventi per loro svantaggioso vendere il carburante.

Sempre sul piano teorico, il prezzo di vendita al consumatore viene inizialmente formulato dal distributore sommando i costi totali da lui sostenuti (comprese le tasse) e un ricarico, cioè il margine di profitto che egli vuole perseguire.

La logica della manovra che il Governo ha attuato, risiede nel fatto che in teoria, abbassando le tasse – che sono una parte dei costi totali, sulla base dei quali si formula il prezzo al consumatore – fermo restando il margine di profitto, si dovrebbe abbassare il prezzo finale.

Questo – giova ribadirlo – avviene solo in teoria, seppur anche in pratica potrebbe forse realizzarsi, a patto che ci sia una effettiva concorrenza tra i venditori, ossia che non ci siano “pratiche collusive”.

Con questo termine s’intende un accordo (esplicito o meno) che porti i venditori a fare delle politiche di prezzi concordate. Il caso più estremo è quello del cosiddetto “cartello”, in cui gli operatori si mettono d’accordo per tenere tutti i prezzi più alti rispetto a quelli che ci sarebbero in regime di concorrenza.

Nel caso ci si trovi di fronte a pratiche collusive, l’abbassamento delle tasse, pur riducendo i costi totali non determina un abbassamento del prezzo di vendita che, rimanendo invariato, porta ad un aumento del profitto del venditore. In definitiva, di fronte a pratiche collusive, una riduzione delle tasse ai venditori determina solo un loro ulteriore arricchimento: si fa un regalo a chi strangola i cittadini.

I cittadini che fanno rifornimento a prezzi esorbitanti sanno bene che l’aumento del carburante c’è stato non appena sono stati sparati i primi missili nel Golfo Persico. La guerra comporta il blocco dei traffici commerciali, quindi a fronte di una riduzione d’offerta di petrolio è ovvio che il suo prezzo internazionale salga.

Pertanto, aumentando il prezzo del petrolio, è evidente che debba aumentare pure quello del carburante che compra il cittadino: per il distributore aumentano i costi di acquisto del carburante (che sono una componente dei suoi costi totali) e quindi aumenterà il prezzo di vendita al cittadino. Non c’è da stupirsi o recriminare per una tal dinamica.

Ma le cose sono un po’ più complesse di come vengano raccontate. Infatti, l’automobilista riempie il proprio serbatoio con un carburante realizzato raffinando petrolio che è stato acquistato mesi (se non anni) prima. Quindi, lo shock odierno sul mercato internazionale del petrolio non deve avere effetto su una merce che è stata pagata molto prima.

Gli effetti di ogni shock dovrebbero arrivare al serbatoio del cittadino dopo diversi mesi da quando si sono verificati. Dato che l’aumento del prezzo del carburante praticato dai distributori è stato immediato – non posticipato di mesi – è evidente che c’è stata una “pratica collusiva”.

Come spiegato poco sopra, di fronte alle pratiche collusive, una riduzione delle tasse determina un aumento dei profitti degli speculatori. Questo è il fallimentare risultato dell’azione di Governo.

Se per contenere i prezzi si vuole percorrere la strada della riduzione fiscale, bisogna prima rimuover le pratiche collusive. Se si capisce che ciò non sia possibile (o non lo sia in tempi utili), l’unico modo per ridurre i prezzi è fissarli per legge, con la calmierazione.

Il Governo ha commesso un grossolano errore (diciamo così...) e sta arricchendo gli speculatori. Ora ha solo due valide vie d’uscita da questa situazione: stroncare le pratiche collusive o calmierare i prezzi. Tuttavia, probabilmente preferirà negare il problema o scaricare la colpa su qualcun altro, mentre i cittadini continueranno ad impoverirsi.

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