Sui mass media è tutto un fiorire di ipotesi e congetture sulla possibile destinazione della bomba la cui esplosione in un cascinale abbandonato a Roma ha causato la morte di due militanti anarchici: Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone.
Non potendo sapere altro, le redazioni dei giornali e gli apparati di polizia formulano palate di congetture a vanvera sui “possibili obbiettivi” di una bomba che per ora è ancora un’ipotesi investigativa: una caserma di polizia, la ferrovia, una base militare e chi più ne ha più ne metta. Mancano solo il palazzo del Papa a Castel Gandolfo o gli studi cinematografici a Cinecittà.
Le ipotesi viaggiano sul monitoraggio di ipotetici “punti sensibili” nelle vicinanze del Parco degli Acquedotti, dove si è prodotta l’esplosione e sono stati rinvenuti i corpi dei due anarchici.
Come al solito il più sballato è Il Giornale che colloca come possibile obiettivo “Il polo della Polizia di Stato nel Nomentano, distante 400 metri circa dal luogo dell’esplosione”, mentre tutti sanno che il parco degli Acquedotti dista parecchi chilometri di distanza dalla Nomentana, in tutt’altra zona di Roma. Fa decisamente pena leggere “giornalisti” che non fanno neanche lo sforzo di consultare lo stradario della città, eppure scrivono a casaccio su questa come su altre questioni importanti.
Sulla morte dei due militanti, alcuni circoli anarchici hanno scritto un comunicato ripubblicato dalla pagina della Croce Nera Anarchica: “Lo diciamo senza alcuna indulgenza nella retorica: i due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni”.
In un altro passaggio viene sottolineato “Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda, ma qualora ci fosse un barlume di verità circa le informazioni ‘trapelate’ non possiamo non soffermarci sul fatto fondamentale: Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo”.
In mancanza di altri fatti e per amplificare o rafforzare le proprie congetture i mass media citano poi la relazione semestrale dei servizi segreti nella parte relativa agli “anarchici insurrezionalisti”. Ma cosa è stato detto, lì, in proposito?
“L’attivismo anarco-insurrezionalista si conferma come il vettore di minaccia più concreto, anche alla luce dei recenti attentati compiuti nel contesto delle proteste contro i giochi Olimpici Milano-Cortina ai danni della rete ferroviaria nazionale”, scrivono i servizi nella loro Relazione al Parlamento nel capitolo sulla “minaccia interna”.
Secondo gli apparati di intelligence “Nel 2025 l’attenzione dei circuiti libertari si è concentrata soprattutto sulla denuncia delle ricadute interne delle guerre, attraverso la critica all’aumento della spesa militare e all’asserita spinta verso la militarizzazione della società, nonché sul contrasto alla ‘repressione’, nel cui solco s’inseriscono le mobilitazioni contro i recenti interventi legislativi in materia di sicurezza”.
Dalle attività di monitoraggio e spionaggio dei servizi segreti sui movimenti anarchici viene poi rilevato che “Particolare attenzione è stata rivolta altresì al tema dell’intelligenza artificiale, la cui ‘filiera’ è stata considerata quale obiettivo da colpire nella prospettiva di ‘sabotare la guerra’. Inoltre, tale tecnologia viene vista come un nuovo strumento di accumulazione capitalista, in cui il valore dei dati generati dagli utenti diventa l’oggetto di una ‘corsa all’oro’ digitale”.
Niente di meno, niente di più. Informazioni ripetute praticamente uguali tutti gli anni, con un tocco di “novità” obbligatorio per l’IA. Così come non convincono le veline diffuse fino ad ora dagli inquirenti intorno a questa vicenda.
Nel frattempo l’esplosione di Roma e la morte dei due anarchici è stata immediatamente strumentalizzata dal governo in due direzioni: la prima è quella impedire la riduzione delle pesantissime restrizioni del 41 bis al prigioniero politico anarchico Alfredo Cospito, prevista tra poche settimane. La motivazione è il fatto che Cospito e Alessandro Mercogliano figurano come co-imputati in un vecchissimo processo. Quale occasione migliore per continuare ad accanirsi contro chi è già detenuto da anni?
La seconda è alimentare l’allarmismo addirittura sulla manifestazione nazionale “No Kings” del prossimo 28 marzo a Roma. Una manifestazione che dichiara apertamente la propria inimicizia al governo e ai suoi sponsor internazionali, e che sono in molti a desiderare che vada in malora, in un modo o nell’altro.
Emblematica la dichiarazione del ministro degli Esteri nonché vicepremier Tajani: “Vedremo come proseguiranno le indagini, però il fatto che due anarchici maneggiassero una bomba alla vigilia del voto referendario lascia molto perplessi. Ci preoccupa molto perché si conferma tutto ciò che era stato detto in occasione delle manifestazioni più violente che c’erano state in tante città italiane”, ha aggiunto Tajani invitando a mantenere “la guardia alta”.
Lo scorso 3 febbraio intervenendo alla Camera il ministro degli Interni aveva affermato: “Un dato che emerge dal lavoro preventivo delle nostre forze di polizia è che disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono in realtà, al di là delle motivazioni contingenti di volta in volta annunciate, il vero obiettivo perseguito in molte occasioni”. Un modo sbrigativo e questurino di cancellare le ragioni sociali di qualsiasi protesta politica contro questo governo e ridurre tutto a “voglia di disordini”.
Al Viminale, sabato si è tenuta la riunione riservata del Comitato di Analisi strategica antiterrorismo (Casa) convocata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento