In questi giorni la solidarietà per Cuba ha inondato i social e molti media, mentre il Nuestra América Convoy è arrivato a L’Avana. La rottura dell’assedio criminale degli Stati Uniti è stato un obiettivo riuscito, mentre i solidali, in varie delegazioni, hanno potuto ribadire con nettezza che “Cuba No Está Sola”.
Situazioni del genere, però, diventano sempre l’occasione per strumentalizzazioni che fanno più l’interesse personale o, nel peggiore dei casi, persino l’interesse di schieramenti finti solidali, che rischiano di “annacquare” il messaggio politico del Convoy. Per questo è utile mettere in guardia da un personaggio di nome Claudio Locatelli, che è arrivato il 21 marzo a Cuba, come ha scritto sui suoi social.
Nel post cita anche il Nuestra América Convoy, affermando che ci sarà “come indipendente”. Tentò di fare la stessa cosa con la Global Sumud Flotilla, da cui fu allontanato. Intanto, ha lanciato una raccolta fondi a titolo personale, mentre esistono già campagne sicure e costruite in contatto con le autorità cubane, come quella promossa dalla Federazione Sindacale Mondiale e dall’Unione Sindacale di Base, e anche “Energia per la vita”, i cui estremi si possono trovare anche su questo giornale.
Locatelli si definisce “giornalista combattente”, ma più volte la sua attività “giornalistica” è stata criticata per essere embedded e allineato con l’imperialismo occidentale. Prima è stato a combattere in Siria, poi ha potuto vantare un arresto in Bielorussia, avvenuto nel corso di proteste finalizzate a destabilizzare la presidenza di Lukashenko, anche se, a suo dire, era lì per partecipare a una gara di corsa a ostacoli.
Soprattutto, ha poi sostenuto la narrazione della giunta di Kiev, accompagnando le truppe ucraine e affibbiandogli l’etichetta di resistenza antifascista. E tuttavia, Locatelli si adopera per “normalizzare” il nazismo del battaglione Azov, e poi rilancia sui suoi social la figura di Yuri Previtali, volontario italiano in Ucraina che sui suoi profili postava foto sotto la statua del collaborazionista Bandera e che, già dieci anni fa, invocava il ritorno delle camicie nere.
Ultimamente, aveva anche allungato ombre sul governo Maduro. Ora è in qualche modo riuscito ad arrivare a Cuba, come sedicente “indipendente” dalle missioni concordate con l’isola, cercando visibilità sulle spalle dell’aggressione che il popolo cubano sta subendo. Bisogna evitare che ci siano strumentalizzazioni come questa, contraria ad una solidarietà internazionalista che serve a promuovere il modello pacifico e popolare di Cuba, e resistere alle bombe dell’imperialismo occidentale.
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