“Una nave russa ha forzato il blocco. Un’altra è in fase di carico. Non abbandoneremo i cubani”, come del resto loro non hanno lasciato soli i popoli che soffrono. Sono queste le parole del ministro dell’Energia russo Sergei Tsivilev, appena dopo l’arrivo sull’isola di circa 100 mila tonnellate di greggio trasportate dalla petroliera Anatoly Kolodkin.
La denuncia del blocco criminale imposto dagli Stati Uniti a Cuba si allarga ulteriormente, dopo la missione politica e umanitaria del Nuestra América Convoy e l’impegno di solidarietà politica e materiale preso da Mosca. Il petrolio russo permetterà al paese caraibico di respirare per qualche giorno, dopo l’embargo totale imposto da Washington sin da gennaio.
Intanto, mercoledì il vice primo ministro cubano, Oscar Perez-Oliva, si è recato a San Pietroburgo. Lì, alla rete russa RT, ha confermato l’avvio di sforzi congiunti per stabilizzare le forniture e aumentare la partecipazione delle aziende russe nell’esplorazione petrolifera sull’isola. Il vice primo ministro russo Dmitry Chernyshenko ha inoltre annunciato la piena ripresa dei voli diretti tra i due paesi.
Uno dei temi usati dalla Casa Bianca per giustificare le proprie azioni criminali, esplicitamente scritto in un ordine esecutivo, era che “Cuba ospita la più grande base di intelligence russa all’estero”. Qui non si tratta di rapporti nell’ambito della sicurezza, ma appare chiaro che l’obiettivo di Trump di eliminare dalle Americhe gli attori “non emisferici” trova un’ostinata controparte.
L’amministrazione USA, che ha recentemente inasprito le sanzioni minacciando dazi contro chiunque commerci petrolio con L’Avana, ha concesso una deroga speciale per la spedizione della Kolodkin, a suo dire per “ragioni umanitarie”. La realtà è che non si può permettere di sollecitare ulteriormente il mercato petrolifero, dopo l’evidente disastro che ha causato aggredendo l’Iran.
Del resto, Reuters riporta che una fonte russa ha confermato la necessità di Mosca di tagliare la produzione di petrolio rivolta alle esportazioni estere di circa 1 milione di barili, a causa dei danni provocati dagli attacchi ucraini alle infrastrutture in questione. Per questo qualsiasi mossa che renda ancora meno prevedibile il mercato dell’oro nero diventa pericolosa. Tuttavia, la Casa Bianca ha precisato che ogni futuro carico sarà valutato caso per caso.
Continua intanto la mobilitazione interna contro l’aggressione yankee. Il 2 aprile si è svolta una grande parata giovanile antimperialista, in previsione della festa nazionale della gioventù che si celebra oggi, in occasione dell’anniversario della nascita della Organizzazione dei Pionieri José Martí (OPJM) e dell’Unione dei Giovani Comunisti (UJC).
E tuttavia, L’Avana rimane aperta alla diplomazia con Washington, mostrando un modello politico che rifiuta l’utilizzo di strumenti di coercizione e di guerra per risolvere le diatribe internazionali. È questo il messaggio che arriva dalla disponibilità del governo cubano ad accogliere un’indagine indipendente dell’FBI intorno al tentativo di infiltrazione di un gruppo di gusanos, lo scorso 25 febbraio.
Un team tecnico dell’agenzia stelle-e-strisce è giunto sull’isola. Ma intanto continua anche la solidarietà internazionale, che rende sempre più difficile l’assedio statunitense. In Italia, l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ha chiamato un’assemblea nazionale che si terrà l’8 aprile a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, in preparazione della manifestazione nazionale dell’11 aprile, a cui invitiamo tutti i solidali a partecipare.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/04/2026
26/03/2026
Fermati e interrogati diversi attivisti del Nuestra América Convoy a Panama e Miami
Diversi attivisti, di ritorno da Cuba dopo aver partecipato al Nuestra América Convoy, sono stati trattenuti e interrogati per ore dalle forze dell’ordine. In particolare, tra i fermati sono stati segnalati anche Thiago Ávila, Chris Smalls e la giornalista Katie Halper, il primo a Panama mentre i secondi a Miami.
Ovviamente, la ritorsione dell’imperialismo statunitense per aver sfidato l’assedio criminale dell’isola e aver consegnato tonnellate di aiuti umanitari non si è fatta attendere, ed è evidente che si è trattato di un’azione coordinata di intimidazione orchestrata dagli Stati Uniti.
Al momento del proprio rientro negli Stati Uniti, diversi solidali internazionalisti (sembrerebbe almeno 14 persone) sono stati fermati presso l’aeroporto internazionale di Miami. Secondo le testimonianze diffuse sui social media, gli agenti della dogana hanno sottoposto gli attivisti a lunghi interrogatori, arrivando a confiscare i dispositivi elettronici (smartphone e computer) di alcuni membri del gruppo, tra cui Chris Smalls, come ha comunicato attraverso una storia su Instagram.
Non si tratta di casi isolati: lunedì scorso, procedure analoghe hanno colpito altri membri del convoglio, tra cui l’avvocatessa per i diritti umani Noura Erakat. Le organizzazioni coinvolte definiscono queste azioni come una chiara strategia di intimidazione governativa volta a scoraggiare la solidarietà con l’isola caraibica.
Ancora più preoccupante è risultata la situazione a Panama City, dove l’attivista brasiliano Thiago Ávila è stato fermato durante uno scalo verso il Brasile. Ávila è stato trattenuto in regime di isolamento ed è stato interrogato per circa 6 ore. Il suo team di comunicazione ha denunciato procedure biometriche forzate e una chiara ostilità da parte degli agenti.
Nonostante le pesanti accuse di violazione del diritto alla libera circolazione, né il servizio doganale degli Stati Uniti né le autorità panamensi hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. Per i movimenti sociali, il silenzio delle istituzioni conferma il carattere politico di queste operazioni, volte a colpire chi cerca di alleviare le conseguenze dell’embargo criminale imposto come punizione collettiva al popolo cubano per aver deciso di non piegarsi alle volontà di Washington.
“Sappiamo che ciò che portiamo sulle nostre navi è una goccia nell’oceano dei bisogni di Cuba, che vive da oltre sei decenni sotto il blocco statunitense”, aveva dichiarato Ávila al suo arrivo a L’Avana. Ma missioni come questa, e quella che sta per partire di nuovo per la Palestina, rappresentano alcune delle iniziative politiche internazionaliste più significative per amplificare il sostegno intorno alla causa della resistenza dei popoli contro l’imperialismo.
Fonte
Ovviamente, la ritorsione dell’imperialismo statunitense per aver sfidato l’assedio criminale dell’isola e aver consegnato tonnellate di aiuti umanitari non si è fatta attendere, ed è evidente che si è trattato di un’azione coordinata di intimidazione orchestrata dagli Stati Uniti.
Al momento del proprio rientro negli Stati Uniti, diversi solidali internazionalisti (sembrerebbe almeno 14 persone) sono stati fermati presso l’aeroporto internazionale di Miami. Secondo le testimonianze diffuse sui social media, gli agenti della dogana hanno sottoposto gli attivisti a lunghi interrogatori, arrivando a confiscare i dispositivi elettronici (smartphone e computer) di alcuni membri del gruppo, tra cui Chris Smalls, come ha comunicato attraverso una storia su Instagram.
Non si tratta di casi isolati: lunedì scorso, procedure analoghe hanno colpito altri membri del convoglio, tra cui l’avvocatessa per i diritti umani Noura Erakat. Le organizzazioni coinvolte definiscono queste azioni come una chiara strategia di intimidazione governativa volta a scoraggiare la solidarietà con l’isola caraibica.
Ancora più preoccupante è risultata la situazione a Panama City, dove l’attivista brasiliano Thiago Ávila è stato fermato durante uno scalo verso il Brasile. Ávila è stato trattenuto in regime di isolamento ed è stato interrogato per circa 6 ore. Il suo team di comunicazione ha denunciato procedure biometriche forzate e una chiara ostilità da parte degli agenti.
Nonostante le pesanti accuse di violazione del diritto alla libera circolazione, né il servizio doganale degli Stati Uniti né le autorità panamensi hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. Per i movimenti sociali, il silenzio delle istituzioni conferma il carattere politico di queste operazioni, volte a colpire chi cerca di alleviare le conseguenze dell’embargo criminale imposto come punizione collettiva al popolo cubano per aver deciso di non piegarsi alle volontà di Washington.
“Sappiamo che ciò che portiamo sulle nostre navi è una goccia nell’oceano dei bisogni di Cuba, che vive da oltre sei decenni sotto il blocco statunitense”, aveva dichiarato Ávila al suo arrivo a L’Avana. Ma missioni come questa, e quella che sta per partire di nuovo per la Palestina, rappresentano alcune delle iniziative politiche internazionaliste più significative per amplificare il sostegno intorno alla causa della resistenza dei popoli contro l’imperialismo.
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24/03/2026
Arrivano a Cuba le navi del Nuestra América Convoy
È arrivata a L’Avana la nave Maguro, la prima imbarcazione del Nuestra América Convoy che giunge finalmente sulle coste di Cuba. L’imbarcazione, ribattezzata simbolicamente Granma 2.0, porta con sé forniture mediche, generi alimentari e pannelli solari, come aiuto solidale e internazionalista alla popolazione strozzata dall’assedio statunitense.
L’omaggio al Granma originale non è casuale: la missione ha voluto esprimere in questo modo la difesa della Rivoluzione cubana, partita proprio da un gruppo di rivoluzionari che si sono imbarcati verso l’isola ormai 80 anni fa. In questa occasione, si è voluto ribadire la necessità di resistenza all’imperialismo yankee.
Il peschereccio, partito il 20 marzo dalla penisola dello Yucatán, in Messico, era condotto da un equipaggio di 32 attivisti provenienti da Australia, Brasile, Ecuador, Italia, Messico e dagli stessi Stati Uniti. Al momento dell’attracco, l’emozione era palpabile. Da in cima alla nave, sono state sventolate bandiere e uno striscione con su scritto “Let Cuba Live”.
Dal porto è arrivata la risposta dei solidali che attendevano l’imbarcazione sul molo. Le tante delegazione che nei giorni scorsi hanno partecipato alla missione internazionalista hanno salutato i nuovi arrivati invocando la fine del bloqueo. Presto arriveranno altre tre imbarcazioni con ulteriori aiuti.
Riportiamo qui sotto il post pubblicato dall’Unione Sindacale di Base, che da terra ha accolto il camallo di Genova José Nivoi, già presente anche sulla Global Sumud Flotilla, affiancato nel video anche dal sindacalista statunitense Chris Smalls.
L’omaggio al Granma originale non è casuale: la missione ha voluto esprimere in questo modo la difesa della Rivoluzione cubana, partita proprio da un gruppo di rivoluzionari che si sono imbarcati verso l’isola ormai 80 anni fa. In questa occasione, si è voluto ribadire la necessità di resistenza all’imperialismo yankee.
Il peschereccio, partito il 20 marzo dalla penisola dello Yucatán, in Messico, era condotto da un equipaggio di 32 attivisti provenienti da Australia, Brasile, Ecuador, Italia, Messico e dagli stessi Stati Uniti. Al momento dell’attracco, l’emozione era palpabile. Da in cima alla nave, sono state sventolate bandiere e uno striscione con su scritto “Let Cuba Live”.
Dal porto è arrivata la risposta dei solidali che attendevano l’imbarcazione sul molo. Le tante delegazione che nei giorni scorsi hanno partecipato alla missione internazionalista hanno salutato i nuovi arrivati invocando la fine del bloqueo. Presto arriveranno altre tre imbarcazioni con ulteriori aiuti.
Riportiamo qui sotto il post pubblicato dall’Unione Sindacale di Base, che da terra ha accolto il camallo di Genova José Nivoi, già presente anche sulla Global Sumud Flotilla, affiancato nel video anche dal sindacalista statunitense Chris Smalls.
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A Cuba è arrivato il Granma 2.0 con il carico di solidarietà politica e concreta, ad accoglierli il Convoy di terra e la popolazione cubana: Cuba si Bloqueo no!
USB era presente sia nel convoglio di mare che di terra, a L’Havana c’è anche Chris Smalls: nei giorni scorsi abbiamo incontrato i compagni della Central de Trabajadores de Cuba – CTC con cui abbiamo rilanciato la mobilitazione internazionale di aprile della FSM e la manifestazione nazionale che si terrà a Roma l’11/04 ma anche i Comitati di Difesa della Rivoluzione e partecipato ad incontri istituzionali con il governo della repubblica.
Cuba non è sola, USB è al suo fianco insieme a tutti i solidali con la rivoluzione cubana del mondo: fermiamo le minacce imperialiste!
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“Mr. Locatelli” a Cuba, il Convoy rifiuta strumentalizzazioni
In questi giorni la solidarietà per Cuba ha inondato i social e molti media, mentre il Nuestra América Convoy è arrivato a L’Avana. La rottura dell’assedio criminale degli Stati Uniti è stato un obiettivo riuscito, mentre i solidali, in varie delegazioni, hanno potuto ribadire con nettezza che “Cuba No Está Sola”.
Situazioni del genere, però, diventano sempre l’occasione per strumentalizzazioni che fanno più l’interesse personale o, nel peggiore dei casi, persino l’interesse di schieramenti finti solidali, che rischiano di “annacquare” il messaggio politico del Convoy. Per questo è utile mettere in guardia da un personaggio di nome Claudio Locatelli, che è arrivato il 21 marzo a Cuba, come ha scritto sui suoi social.
Nel post cita anche il Nuestra América Convoy, affermando che ci sarà “come indipendente”. Tentò di fare la stessa cosa con la Global Sumud Flotilla, da cui fu allontanato. Intanto, ha lanciato una raccolta fondi a titolo personale, mentre esistono già campagne sicure e costruite in contatto con le autorità cubane, come quella promossa dalla Federazione Sindacale Mondiale e dall’Unione Sindacale di Base, e anche “Energia per la vita”, i cui estremi si possono trovare anche su questo giornale.
Locatelli si definisce “giornalista combattente”, ma più volte la sua attività “giornalistica” è stata criticata per essere embedded e allineato con l’imperialismo occidentale. Prima è stato a combattere in Siria, poi ha potuto vantare un arresto in Bielorussia, avvenuto nel corso di proteste finalizzate a destabilizzare la presidenza di Lukashenko, anche se, a suo dire, era lì per partecipare a una gara di corsa a ostacoli.
Soprattutto, ha poi sostenuto la narrazione della giunta di Kiev, accompagnando le truppe ucraine e affibbiandogli l’etichetta di resistenza antifascista. E tuttavia, Locatelli si adopera per “normalizzare” il nazismo del battaglione Azov, e poi rilancia sui suoi social la figura di Yuri Previtali, volontario italiano in Ucraina che sui suoi profili postava foto sotto la statua del collaborazionista Bandera e che, già dieci anni fa, invocava il ritorno delle camicie nere.
Ultimamente, aveva anche allungato ombre sul governo Maduro. Ora è in qualche modo riuscito ad arrivare a Cuba, come sedicente “indipendente” dalle missioni concordate con l’isola, cercando visibilità sulle spalle dell’aggressione che il popolo cubano sta subendo. Bisogna evitare che ci siano strumentalizzazioni come questa, contraria ad una solidarietà internazionalista che serve a promuovere il modello pacifico e popolare di Cuba, e resistere alle bombe dell’imperialismo occidentale.
Fonte
Situazioni del genere, però, diventano sempre l’occasione per strumentalizzazioni che fanno più l’interesse personale o, nel peggiore dei casi, persino l’interesse di schieramenti finti solidali, che rischiano di “annacquare” il messaggio politico del Convoy. Per questo è utile mettere in guardia da un personaggio di nome Claudio Locatelli, che è arrivato il 21 marzo a Cuba, come ha scritto sui suoi social.
Nel post cita anche il Nuestra América Convoy, affermando che ci sarà “come indipendente”. Tentò di fare la stessa cosa con la Global Sumud Flotilla, da cui fu allontanato. Intanto, ha lanciato una raccolta fondi a titolo personale, mentre esistono già campagne sicure e costruite in contatto con le autorità cubane, come quella promossa dalla Federazione Sindacale Mondiale e dall’Unione Sindacale di Base, e anche “Energia per la vita”, i cui estremi si possono trovare anche su questo giornale.
Locatelli si definisce “giornalista combattente”, ma più volte la sua attività “giornalistica” è stata criticata per essere embedded e allineato con l’imperialismo occidentale. Prima è stato a combattere in Siria, poi ha potuto vantare un arresto in Bielorussia, avvenuto nel corso di proteste finalizzate a destabilizzare la presidenza di Lukashenko, anche se, a suo dire, era lì per partecipare a una gara di corsa a ostacoli.
Soprattutto, ha poi sostenuto la narrazione della giunta di Kiev, accompagnando le truppe ucraine e affibbiandogli l’etichetta di resistenza antifascista. E tuttavia, Locatelli si adopera per “normalizzare” il nazismo del battaglione Azov, e poi rilancia sui suoi social la figura di Yuri Previtali, volontario italiano in Ucraina che sui suoi profili postava foto sotto la statua del collaborazionista Bandera e che, già dieci anni fa, invocava il ritorno delle camicie nere.
Ultimamente, aveva anche allungato ombre sul governo Maduro. Ora è in qualche modo riuscito ad arrivare a Cuba, come sedicente “indipendente” dalle missioni concordate con l’isola, cercando visibilità sulle spalle dell’aggressione che il popolo cubano sta subendo. Bisogna evitare che ci siano strumentalizzazioni come questa, contraria ad una solidarietà internazionalista che serve a promuovere il modello pacifico e popolare di Cuba, e resistere alle bombe dell’imperialismo occidentale.
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22/03/2026
Cuba non è sola! Il report della delegazione di USB internazionale a L'Avana
Il report delle ultime ore a Cuba da parte di Stefano Gianandrea De Angelis dell'esecutivo confederale e del dipartimento internazionale di USB.
Giornate importanti e dense di appuntamenti ed eventi qui a L'Avana.
A nome dell'USB ho avuto un incontro con il presidente dei Comitati di Difesa della Rivoluzione, Gerardo Hernandez. Con lui abbiamo messo in cantiere l' idea di costruzione di un progetto di gemellaggio tra i CDR, struttura fondamentale per il collegamento e l'interscambio continuo tra azione di governo e realtà di base, la nostra Federazione del Sociale, l'ASIA e i Movimenti per il Diritto all'Abitare.
Nei prossimi giorni perfezioneremo questo importante accordo, che valorizza il ruolo delle nostre strutture organizzate nei quartieri popolari nel rapporto con le strutture di base cubane.
Successivamente abbiamo partecipato in collegamento on line con la assemblea di Genova organizzata da USB, Calp, Associazione Italia Cuba in preparazione della manifestazione nazionale in solidarietà con Cuba che si svolgerà a Roma il prossimo 11 aprile.
Oltre al mio intervento, importante la testimonianza di José Nivoi che imbarcato sulla flottiglia proveniente dal Messico sta portando a L'Avana via mare tonnellate di aiuti. Sempre qui da Cuba è stato rivolto ai partecipanti dell'assemblea il saluto del compagno Gerardo Hernandez e della compagna Niurka Gonzalez, responsabile delle relazioni internazionali della CTC, sindacato dei lavoratori affiliato insieme a USB alla Federazione Sindacale Mondiale.
Nel pomeriggio l'ampia delegazione di attivisti provenienti da tutto il mondo e facenti parte del convoglio di terra della campagna Nuestra America Convoy è stata ricevuta al palazzo dei congressi de L'Avana dalle rappresentanze istituzionali del Governo Cubano, un incontro che si è concluso con il lungo intervento del Presidente del Consiglio di Stato Diaz Canel.
Il suo intervento ha ricordato le criminali conseguenze del bloqueo degli Usa, giunto oggi alle conseguenze più pesanti per la popolazione cubana, colpendo maggiormente le esigenze dei settori più deboli. La mancanza di petrolio impedisce la maggioranza delle azioni di tutela e di sostegno del sistema sociale, incide sui servizi sanitari mettendo a rischio la possibilità di cura dell'intera popolazione, incide sul sistema di produzione alimentare, sul sistema educativo. Cuba dall'inizio della sua rivoluzione ha speso ogni suo sforzo per migliorare e rendere sostenibile ogni aspetto del proprio sistema sociale, ma non si è fermata a questo, ha lavorato per esportare verso tutti i paesi poveri medici, insegnanti, ricercatori dimostrando solidarietà senza chiedere nulla. Medici non bombe fu la parola d'ordine di Fidel per rappresentare l'essenza del socialismo cubano.
OGGI CUBA HA BISOGNO DI TUTTI NOI PER COMBATTERE CON LE ARMI DELLE IDEE E DELLA SOLIDARIETÀ LA CRIMINALE OFFENSIVA IMPERIALISTA.
Oggi tutti siamo chiamati alla resistenza contro le politiche imperialiste occidentali e siamo chiamati alla massima unità per difendere Cuba e la speranza di un sistema sociale al servizio dei popoli e non del capitalismo.
CONTINUIAMO LA SOLIDARIETÀ POLITICA E CONCRETA IN FAVORE DELLA RIVOLUZIONE CUBANA, LAVORIAMO PER COSTRUZIONE DI UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA L'11 APRILE IN APPOGGIO ALLA RIVOLUZIONE E CONTRO L'IMPERIALISMO.
Domani altre importanti iniziative in attesa dell'arrivo del convoglio via mare, previsto per prossimi giorni.
Unione Sindacale di Base
Fonte
Giornate importanti e dense di appuntamenti ed eventi qui a L'Avana.
A nome dell'USB ho avuto un incontro con il presidente dei Comitati di Difesa della Rivoluzione, Gerardo Hernandez. Con lui abbiamo messo in cantiere l' idea di costruzione di un progetto di gemellaggio tra i CDR, struttura fondamentale per il collegamento e l'interscambio continuo tra azione di governo e realtà di base, la nostra Federazione del Sociale, l'ASIA e i Movimenti per il Diritto all'Abitare.
Nei prossimi giorni perfezioneremo questo importante accordo, che valorizza il ruolo delle nostre strutture organizzate nei quartieri popolari nel rapporto con le strutture di base cubane.
Successivamente abbiamo partecipato in collegamento on line con la assemblea di Genova organizzata da USB, Calp, Associazione Italia Cuba in preparazione della manifestazione nazionale in solidarietà con Cuba che si svolgerà a Roma il prossimo 11 aprile.
Oltre al mio intervento, importante la testimonianza di José Nivoi che imbarcato sulla flottiglia proveniente dal Messico sta portando a L'Avana via mare tonnellate di aiuti. Sempre qui da Cuba è stato rivolto ai partecipanti dell'assemblea il saluto del compagno Gerardo Hernandez e della compagna Niurka Gonzalez, responsabile delle relazioni internazionali della CTC, sindacato dei lavoratori affiliato insieme a USB alla Federazione Sindacale Mondiale.
Nel pomeriggio l'ampia delegazione di attivisti provenienti da tutto il mondo e facenti parte del convoglio di terra della campagna Nuestra America Convoy è stata ricevuta al palazzo dei congressi de L'Avana dalle rappresentanze istituzionali del Governo Cubano, un incontro che si è concluso con il lungo intervento del Presidente del Consiglio di Stato Diaz Canel.
Il suo intervento ha ricordato le criminali conseguenze del bloqueo degli Usa, giunto oggi alle conseguenze più pesanti per la popolazione cubana, colpendo maggiormente le esigenze dei settori più deboli. La mancanza di petrolio impedisce la maggioranza delle azioni di tutela e di sostegno del sistema sociale, incide sui servizi sanitari mettendo a rischio la possibilità di cura dell'intera popolazione, incide sul sistema di produzione alimentare, sul sistema educativo. Cuba dall'inizio della sua rivoluzione ha speso ogni suo sforzo per migliorare e rendere sostenibile ogni aspetto del proprio sistema sociale, ma non si è fermata a questo, ha lavorato per esportare verso tutti i paesi poveri medici, insegnanti, ricercatori dimostrando solidarietà senza chiedere nulla. Medici non bombe fu la parola d'ordine di Fidel per rappresentare l'essenza del socialismo cubano.
OGGI CUBA HA BISOGNO DI TUTTI NOI PER COMBATTERE CON LE ARMI DELLE IDEE E DELLA SOLIDARIETÀ LA CRIMINALE OFFENSIVA IMPERIALISTA.
Oggi tutti siamo chiamati alla resistenza contro le politiche imperialiste occidentali e siamo chiamati alla massima unità per difendere Cuba e la speranza di un sistema sociale al servizio dei popoli e non del capitalismo.
CONTINUIAMO LA SOLIDARIETÀ POLITICA E CONCRETA IN FAVORE DELLA RIVOLUZIONE CUBANA, LAVORIAMO PER COSTRUZIONE DI UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA L'11 APRILE IN APPOGGIO ALLA RIVOLUZIONE E CONTRO L'IMPERIALISMO.
Domani altre importanti iniziative in attesa dell'arrivo del convoglio via mare, previsto per prossimi giorni.
Unione Sindacale di Base
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15/03/2026
Cresce la solidarietà internazionalista con Cuba, ci si prepara all’arrivo del Convoy
Mentre il presidente cubano Diaz-Canel ha annunciato che funzionari cubani sono entrati in contatto con omologhi statunitensi, per discutere i punti di frizione e cercare una risoluzione diplomatica, l’assedio criminale dell’imperialismo statunitense all’isola socialista continua. Di riflesso, però, cresce anche la solidarietà internazionalista in tutto il mondo.
Con l’avvicinarsi del 21 marzo, data prevista per l’arrivo del Nuestra América Convoy a L’Avana, si moltiplicano le dichiarazioni di sostegno pubblico alla missione, che si pone l’obiettivo di rompere il blocco stelle-e-strisce e portare aiuti umanitari al paese caraibico. Di sicuro impatto è il video pubblicato recentemente da Greta Thunberg sui propri profili social.
L’attivista svedese ha ricordato che il bloqueo di Cuba è stato costruito appositamente per essere una punizione collettiva del popolo cubano, che ha sfidato l’imperialismo. Al contrario, l’isola ha esportato solo conoscenze e dottori per affrontare le crisi più disparate, e centinaia dei suoi medici sono ancora oggi in Calabria, ad aiutare una sanità messa in ginocchio da una classe dirigente disinteressata a provvedere al suo popolo.
Greta ha infine esortato a mobilitarsi in concomitanza con l’arrivo del Convoy, per amplificare la solidarietà e fare pressione sui governi affinché si ponga la parola fine allo strozzamento di Cuba. La Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA, in un comunicato del 23 febbraio, avevano già annunciato che avrebbe promosso delle “piazze Nuestra América in prossimità dell’arrivo delle delegazioni del Convoy nella capitale cubana”.
Già da oggi una delegazione della Rete dei Comunisti sarà a Cuba, per seguire direttamente dall’isola l’evoluzione della missione, incontrare altre realtà e organizzazioni, e rafforzare il fronte internazionale di opposizione alle politiche di embargo.
È intanto proseguita anche la raccolta farmaci e fondi (si rimanda qui per i prossimi appuntamenti). Ieri una grande serata di musica latinoamericana e solidarietà si è svolta all’Intifada, a Roma, sempre con lo stesso fine. Anche Giuliano Granato, portavoce di Potere al Popolo, è appena rientrato da Cuba. Sui suoi canali social è possibile seguire i resoconti del suo viaggio, inclusa la visita presso la scuola di medicina ELAM, tra le più all’avanguardia al mondo.
Va inoltre ricordato che è possibile contribuire all’autodeterminazione del popolo cubano attraverso la campagna lanciata dall’Unione Sindacale di Base, dentro la cornice della solidarietà organizzata dalla Federazione Sindacale Mondiale in rapporto con la CTC cubana. Infine, vi è anche la campagna “Energia per la vita – Accendiamo la luce a Cuba”, per fornire pannelli fotovoltaici all’isola e garantire elettricità a ospedali, scuole e spazi comunitari.
Bisogna prepararsi perché i prossimi giorni saranno fondamentali per dare una spallata all’imperialismo, difendere la rivoluzione cubana, e sostenere i percorsi alternativi dell’America Latina, passando anche dalla richiesta di liberazione di Maduro e di Cilia Flores, che affronteranno un’udienza-farsa negli Stati Uniti il prossimo 26 marzo.
Fonte
Con l’avvicinarsi del 21 marzo, data prevista per l’arrivo del Nuestra América Convoy a L’Avana, si moltiplicano le dichiarazioni di sostegno pubblico alla missione, che si pone l’obiettivo di rompere il blocco stelle-e-strisce e portare aiuti umanitari al paese caraibico. Di sicuro impatto è il video pubblicato recentemente da Greta Thunberg sui propri profili social.
L’attivista svedese ha ricordato che il bloqueo di Cuba è stato costruito appositamente per essere una punizione collettiva del popolo cubano, che ha sfidato l’imperialismo. Al contrario, l’isola ha esportato solo conoscenze e dottori per affrontare le crisi più disparate, e centinaia dei suoi medici sono ancora oggi in Calabria, ad aiutare una sanità messa in ginocchio da una classe dirigente disinteressata a provvedere al suo popolo.
Greta ha infine esortato a mobilitarsi in concomitanza con l’arrivo del Convoy, per amplificare la solidarietà e fare pressione sui governi affinché si ponga la parola fine allo strozzamento di Cuba. La Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA, in un comunicato del 23 febbraio, avevano già annunciato che avrebbe promosso delle “piazze Nuestra América in prossimità dell’arrivo delle delegazioni del Convoy nella capitale cubana”.
Già da oggi una delegazione della Rete dei Comunisti sarà a Cuba, per seguire direttamente dall’isola l’evoluzione della missione, incontrare altre realtà e organizzazioni, e rafforzare il fronte internazionale di opposizione alle politiche di embargo.
È intanto proseguita anche la raccolta farmaci e fondi (si rimanda qui per i prossimi appuntamenti). Ieri una grande serata di musica latinoamericana e solidarietà si è svolta all’Intifada, a Roma, sempre con lo stesso fine. Anche Giuliano Granato, portavoce di Potere al Popolo, è appena rientrato da Cuba. Sui suoi canali social è possibile seguire i resoconti del suo viaggio, inclusa la visita presso la scuola di medicina ELAM, tra le più all’avanguardia al mondo.
Va inoltre ricordato che è possibile contribuire all’autodeterminazione del popolo cubano attraverso la campagna lanciata dall’Unione Sindacale di Base, dentro la cornice della solidarietà organizzata dalla Federazione Sindacale Mondiale in rapporto con la CTC cubana. Infine, vi è anche la campagna “Energia per la vita – Accendiamo la luce a Cuba”, per fornire pannelli fotovoltaici all’isola e garantire elettricità a ospedali, scuole e spazi comunitari.
Bisogna prepararsi perché i prossimi giorni saranno fondamentali per dare una spallata all’imperialismo, difendere la rivoluzione cubana, e sostenere i percorsi alternativi dell’America Latina, passando anche dalla richiesta di liberazione di Maduro e di Cilia Flores, che affronteranno un’udienza-farsa negli Stati Uniti il prossimo 26 marzo.
Fonte
10/03/2026
I portuali del CALP partono col Nuestra América Convoy, per rompere l’assedio USA a Cuba
In un video pubblicato ieri sui social del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e dell’Unione Sindacale di Base (che ha lanciato una raccolta fondi per farmaci essenziali), i portuali di Genova hanno annunciato che saranno presenti sulla flotta di navi che prenderà parte al Nuestra América Convoy, la missione che sta venendo organizzata per rompere l’assedio statunitense a Cuba.
Come il Collettivo era stato presente sulla Global Sumud Flotilla, e come quella iniziativa era pensata non solo per portare aiuti umanitari, ma anche e soprattutto come azione politica per rompere il blocco criminale degli imperialisti a un popolo in lotta, anche in questo caso il Convoy si presenta con un fine politico: difendere l’autodeterminazione del popolo cubano contro le ingerenze imperialiste.
Questo è il messaggio che è stato ribadito anche da Thiago Ávila, anch’egli presente sulla Sumud Flotilla e tra gli organizzatori del Convoy. “Da Gaza all’Avana – ha scritto sui suoi social – la lotta è una sola: contro l’imperialismo e il sionismo, e per la dignità dei popoli liberi del mondo. Siamo nel mezzo della più grande battaglia della nostra generazione e dobbiamo affrontare le strutture di oppressione ovunque si manifestino”.
Come ha ricordato sempre Thiago, si prevede che il Convoy dovrebbe arrivare nella capitale cubana il 21 marzo, raggiungendo l’isola con ogni mezzo di trasporto. Sin dal lancio dell’iniziativa, il supporto è aumentato e si è allargato in vari paesi del mondo, dove sono state organizzate raccolte fondi, medicinali e di pannelli fotovoltaici per alleviare lo strozzamento energetico di Cuba.
L’aggressività statunitense va inoltre aumentando in questi giorni, dopo il tentativo di infiltrazione terroristica di fine febbraio. “Cuba è la prossima”, ha detto il senatore Lindsey Graham a Fox News, poco dopo l’inizio dei raid congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo stesso Trump, in un’intervista telefonica alla CNN, ha detto che il governo socialista “sta per cadere”, più come minaccia e auspicio che come dato di realtà.
Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che valuterà licenze per aziende statunitensi (e potenzialmente di paesi terzi) per la vendita di greggio venezuelano a Cuba. Tuttavia, il Dipartimento del Commercio ha imposto un paletto ferreo: il petrolio può essere venduto esclusivamente a privati cubani per attività economiche o fini familiari. È fatto divieto assoluto di fornire carburante alle autorità politiche, alle Forze Armate o a strutture riconducibili allo Stato.
L’obiettivo è chiaro: scavalcare L’Avana, usare le esigenze del popolo cubano come leva contro il governo, favorire lo sviluppo di un mercato nero che destabilizzi il socialismo cubano. Ma il pericolo principale viene in questo momento dai tribunali della Florida. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, FBI, DEA e Dipartimento del Tesoro stanno raccogliendo prove per istruire procedimenti penali contro i leader del Partito Comunista Cubano.
Le accuse spaziano dal traffico di droga alle violazioni delle sanzioni e alle infrazioni in materia di immigrazione. Si tratta, insomma, della strategia già usata per il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della Prima Combattente Cilia Flores, e ciò deve mettere in allerta tutti i solidali con la rivoluzione cubana.
Manca ancora una decina di giorni all’arrivo del Convoy a Cuba, che rappresenta un’importante azione di sostegno a Cuba. Ma solo una mobilitazione larga può creare le condizioni per impedire ulteriori aggressioni imperialiste in America Latina. Non a caso, nel loro video i portuali si dicono pronti a “Bloccare Tutto”, ancora una volta.
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Come il Collettivo era stato presente sulla Global Sumud Flotilla, e come quella iniziativa era pensata non solo per portare aiuti umanitari, ma anche e soprattutto come azione politica per rompere il blocco criminale degli imperialisti a un popolo in lotta, anche in questo caso il Convoy si presenta con un fine politico: difendere l’autodeterminazione del popolo cubano contro le ingerenze imperialiste.
Questo è il messaggio che è stato ribadito anche da Thiago Ávila, anch’egli presente sulla Sumud Flotilla e tra gli organizzatori del Convoy. “Da Gaza all’Avana – ha scritto sui suoi social – la lotta è una sola: contro l’imperialismo e il sionismo, e per la dignità dei popoli liberi del mondo. Siamo nel mezzo della più grande battaglia della nostra generazione e dobbiamo affrontare le strutture di oppressione ovunque si manifestino”.
Come ha ricordato sempre Thiago, si prevede che il Convoy dovrebbe arrivare nella capitale cubana il 21 marzo, raggiungendo l’isola con ogni mezzo di trasporto. Sin dal lancio dell’iniziativa, il supporto è aumentato e si è allargato in vari paesi del mondo, dove sono state organizzate raccolte fondi, medicinali e di pannelli fotovoltaici per alleviare lo strozzamento energetico di Cuba.
L’aggressività statunitense va inoltre aumentando in questi giorni, dopo il tentativo di infiltrazione terroristica di fine febbraio. “Cuba è la prossima”, ha detto il senatore Lindsey Graham a Fox News, poco dopo l’inizio dei raid congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo stesso Trump, in un’intervista telefonica alla CNN, ha detto che il governo socialista “sta per cadere”, più come minaccia e auspicio che come dato di realtà.
Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che valuterà licenze per aziende statunitensi (e potenzialmente di paesi terzi) per la vendita di greggio venezuelano a Cuba. Tuttavia, il Dipartimento del Commercio ha imposto un paletto ferreo: il petrolio può essere venduto esclusivamente a privati cubani per attività economiche o fini familiari. È fatto divieto assoluto di fornire carburante alle autorità politiche, alle Forze Armate o a strutture riconducibili allo Stato.
L’obiettivo è chiaro: scavalcare L’Avana, usare le esigenze del popolo cubano come leva contro il governo, favorire lo sviluppo di un mercato nero che destabilizzi il socialismo cubano. Ma il pericolo principale viene in questo momento dai tribunali della Florida. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, FBI, DEA e Dipartimento del Tesoro stanno raccogliendo prove per istruire procedimenti penali contro i leader del Partito Comunista Cubano.
Le accuse spaziano dal traffico di droga alle violazioni delle sanzioni e alle infrazioni in materia di immigrazione. Si tratta, insomma, della strategia già usata per il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della Prima Combattente Cilia Flores, e ciò deve mettere in allerta tutti i solidali con la rivoluzione cubana.
Manca ancora una decina di giorni all’arrivo del Convoy a Cuba, che rappresenta un’importante azione di sostegno a Cuba. Ma solo una mobilitazione larga può creare le condizioni per impedire ulteriori aggressioni imperialiste in America Latina. Non a caso, nel loro video i portuali si dicono pronti a “Bloccare Tutto”, ancora una volta.
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03/03/2026
Cuba chiama, i comunisti rispondono con una raccolta farmaci e fondi
In seguito al lancio della campagna di solidarietà internazionalista con Cuba, strozzata dall’assedio statunitense, la Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA hanno organizzato vari presidi fissi, oltre a diverse iniziative, per raccogliere medicinali e fondi, dal nord al sud del paese. L’obiettivo è quello di inviare un sostegno concreto alla resistenza antimperialista dell’isola.
Il sostegno a L’Avana cresce giorno dopo giorno a livello internazionale, con la dura condanna della crisi umanitaria che Washington sta creando volontariamente per “punire” la strenua difesa che della propria sovranità e della propria autodeterminazione fa il popolo cubano. Così come per il Venezuela, Cuba rappresenta una concreta alternativa nel pieno di quello che gli States considerano il proprio “cortile di casa”.
Per di più, rappresentano un’alternativa generale di modello, nel pieno della crisi sistemica del capitale. Cuba ha ad esempio mostrato la distanza abissale tra il “capofila” del mondo capitalistico, che ha appena dato avvio a un’ennesima guerra, già esplosa in un conflitto regionale, e il socialismo cubano, che esporta medici invece di bombe, e che ancora oggi sostiene la sanità calabrese.
La consapevolezza del fatto che, intorno alla rottura dell’assedio a cui è sottoposta Cuba, ci si gioca anche un pezzo della battaglia per un Mondo Nuovo, deve caratterizzare le varie forme di solidarietà. E deve preparare il terreno alla sensibilizzazione e al sostegno internazionalista da mettere in campo anche nel nostro paese a ridosso dell’arrivo sull’isola del Nuestra América Convoy, previsto per il 21 marzo.
Qui di seguito trovate la lista delle città (con luoghi e orari) dove potete partecipare alla solidarietà con Cuba. In fondo a questo articolo, trovare anche la lista di medicinali che si stanno raccogliendo.
Fonte
Il sostegno a L’Avana cresce giorno dopo giorno a livello internazionale, con la dura condanna della crisi umanitaria che Washington sta creando volontariamente per “punire” la strenua difesa che della propria sovranità e della propria autodeterminazione fa il popolo cubano. Così come per il Venezuela, Cuba rappresenta una concreta alternativa nel pieno di quello che gli States considerano il proprio “cortile di casa”.
Per di più, rappresentano un’alternativa generale di modello, nel pieno della crisi sistemica del capitale. Cuba ha ad esempio mostrato la distanza abissale tra il “capofila” del mondo capitalistico, che ha appena dato avvio a un’ennesima guerra, già esplosa in un conflitto regionale, e il socialismo cubano, che esporta medici invece di bombe, e che ancora oggi sostiene la sanità calabrese.
La consapevolezza del fatto che, intorno alla rottura dell’assedio a cui è sottoposta Cuba, ci si gioca anche un pezzo della battaglia per un Mondo Nuovo, deve caratterizzare le varie forme di solidarietà. E deve preparare il terreno alla sensibilizzazione e al sostegno internazionalista da mettere in campo anche nel nostro paese a ridosso dell’arrivo sull’isola del Nuestra América Convoy, previsto per il 21 marzo.
Qui di seguito trovate la lista delle città (con luoghi e orari) dove potete partecipare alla solidarietà con Cuba. In fondo a questo articolo, trovare anche la lista di medicinali che si stanno raccogliendo.
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25/02/2026
La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA
L’assedio criminale condotto da Washington contro il socialismo cubano ha
innescato una forte ondata di iniziative e missioni solidali e internazionaliste
in tanti paesi. Quello che Trump e la sua nuova dottrina Monroe cercano di
nascondere sotto il tappeto è che, tra l’altro, sono anche i cittadini
statunitensi a non essere convinti quando si parla di continuare il bloqueo.
Partiamo dal fatto che il sostegno, in Italia, non si è fatto attendere. Accanto alla campagna “Energia per la vita” è stata lanciata dalla Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA anche una raccolta di farmaci e dispositivi medici da inviare a Cuba, oltre alla dichiarazione di sostegno al Nuestra América Convoy e all’indicazione di agitazione e mobilitazione a ridosso del suo arrivo a L’Avana, il prossimo 21 marzo.
Questo pomeriggio, alle 17:30, l’Unione Sindacale di Base incontrerà l’ambasciata cubana presso la sua sede, e trasmetterà l’incontro sui suoi canali social. Da venerdì scorso, è presente a Cuba anche una delegazione solidale del sindacato greco PAME.
Al di là delle Alpi, è stato lo stesso ambasciatore cubano in Francia, Otto Vaillant, a ringraziare per la solidarietà mostrata in alcune iniziative svoltesi nell’Esagono. Circa una settimana fa, è stato lo stesso ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, a confermare che il suo paese avrebbe fornito aiuti umanitari all’isola caraibica, in coordinamento con l’ONU.
Sulla Black Mountain, il rilievo da cui si può osservare Belfast, è comparsa una grande bandiera cubana e la scritta #unblockcuba. L’immagine è stata rilanciata su X anche da No Cold War, una rete nata per opporsi alla nuova guerra fredda promossa dagli USA contro la Cina, che sul proprio sito ha da poco pubblicato anche un’intervista sulla situazione cubana.
Per ora, il sostegno principale a L’Avana è arrivato da Claudia Sheinbaum, presidentessa del Messico, che ha inviato due settimane fa oltre 800 tonnellate di aiuti umanitari, e ha dichiarato di voler istituire un ponte aereo con Cuba. Ci sono state poi varie associazioni della società civile e governi cittadini che si sono mobilitati per raccogliere altri aiuti.
Centri di raccolta sono stati organizzati anche nelle università, e lo stesso partito di maggioranza, il Movimento Rigenerazione Nazionale (MORENA), si è attivato in solidarietà con L’Avana, mettendo a disposizione sedi e competenze. Anche Brasile, Russia e Cina hanno inviato o promesso aiuti, pannelli solari e altre forme di sostegno all’isola.
È bene, infine, osservare quello che è successo anche negli States, riguardo alle politiche punitive della Casa Bianca, e ricordare anche alcuni dati che danno l’idea di quanto l’embargo sia anacronistico, anche per la maggioranza dell’opinione pubblica stelle-e-strisce. Innanzitutto, manifestazioni contro l’assedio statunitense a Cuba sono state segnalate ad Atlanta, Miami e Minneapolis.
Le iniziative hanno visto la presenza di rappresentanti del Socialist Workers Party e dei Democratic Socialists of America. Questi ultimi hanno una vera e propria campagna di solidarietà con l’isola, che va avanti da anni ed è coordinata dal DSA Cuba Solidarity Working Group. Sul suo sito si possono trovare le prossime discussioni e iniziative che promuove al fianco di Cuba.
L’opposizione al blocco dell’isola non è nuova negli USA. Basta cercare online per trovare una quindicina d’anni di sondaggi effettuati tra chi vive negli USA (compresi i cubani) che palesano un sostegno all’embargo a dir poco vacillante. Già nel 2011, il 62% di un campione di mille adulti intervistati per un progetto del Cuban Research Institute della Florida International University aveva dichiarato la volontà di ristabilire le relazioni diplomatiche con l’isola.
All’inizio del 2014, un sondaggio commissionato dall’Atlantic Council ha registrato le risposte degli intervistati a varie dichiarazioni, a favore o contro la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, e ancora una volta la riapertura dei rapporti era in vantaggio. Quando è stato fatto notare che si stimava che l’embargo potesse valere quasi 5 miliardi di dollari in export e produzione annessa, è stato il 56% degli interpellati (il 57% in Florida, dove si trova la più grande comunità di origine cubana, il 63% tra i latinos) a mostrarsi favorevole alla normalizzazione delle relazioni con Cuba.
L’anno successivo, il Chicago Council on Global Affairs ha condotto un’ulteriore indagine, ed è emerso che due statunitensi su tre volevano la fine dell’embargo. Persino il 59% dei repubblicani era d’accordo. Dopo quasi un decennio, ovvero poco più di un anno fa, il sondaggio condotto da Data for Progress segnalava che ancora il 58% degli elettori era favorevole a ristabilire i rapporti diplomatici con l’isola.
Infine, un altro contemporaneo sondaggio effettuato sempre dalla Florida International University ha mostrato che oggi, nel sud della Florida, il 55% dei cubani vuole mantenere il bloqueo, ma la percentuale scende drasticamente al 43% quando la domanda viene posta solo ai cubani nati negli Stati Uniti.
Dopo i sondaggi negativi e i malumori suscitati con il rapimento di Maduro, l’amministrazione Trump si è imbarcata in una nuova operazione criminale che potrebbe in realtà ritorcerglisi contro. Per far sì che questo accada e che venga rafforzato il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano, bisogna moltiplicare la solidarietà, e rendere il Nuestra América Convoy un fatto politico internazionale. Le prossime settimane saranno centrali per la battaglia per un mondo nuovo, libero dall’imperialismo.
Fonte
Partiamo dal fatto che il sostegno, in Italia, non si è fatto attendere. Accanto alla campagna “Energia per la vita” è stata lanciata dalla Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA anche una raccolta di farmaci e dispositivi medici da inviare a Cuba, oltre alla dichiarazione di sostegno al Nuestra América Convoy e all’indicazione di agitazione e mobilitazione a ridosso del suo arrivo a L’Avana, il prossimo 21 marzo.
Questo pomeriggio, alle 17:30, l’Unione Sindacale di Base incontrerà l’ambasciata cubana presso la sua sede, e trasmetterà l’incontro sui suoi canali social. Da venerdì scorso, è presente a Cuba anche una delegazione solidale del sindacato greco PAME.
Al di là delle Alpi, è stato lo stesso ambasciatore cubano in Francia, Otto Vaillant, a ringraziare per la solidarietà mostrata in alcune iniziative svoltesi nell’Esagono. Circa una settimana fa, è stato lo stesso ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, a confermare che il suo paese avrebbe fornito aiuti umanitari all’isola caraibica, in coordinamento con l’ONU.
Sulla Black Mountain, il rilievo da cui si può osservare Belfast, è comparsa una grande bandiera cubana e la scritta #unblockcuba. L’immagine è stata rilanciata su X anche da No Cold War, una rete nata per opporsi alla nuova guerra fredda promossa dagli USA contro la Cina, che sul proprio sito ha da poco pubblicato anche un’intervista sulla situazione cubana.
Per ora, il sostegno principale a L’Avana è arrivato da Claudia Sheinbaum, presidentessa del Messico, che ha inviato due settimane fa oltre 800 tonnellate di aiuti umanitari, e ha dichiarato di voler istituire un ponte aereo con Cuba. Ci sono state poi varie associazioni della società civile e governi cittadini che si sono mobilitati per raccogliere altri aiuti.
Centri di raccolta sono stati organizzati anche nelle università, e lo stesso partito di maggioranza, il Movimento Rigenerazione Nazionale (MORENA), si è attivato in solidarietà con L’Avana, mettendo a disposizione sedi e competenze. Anche Brasile, Russia e Cina hanno inviato o promesso aiuti, pannelli solari e altre forme di sostegno all’isola.
È bene, infine, osservare quello che è successo anche negli States, riguardo alle politiche punitive della Casa Bianca, e ricordare anche alcuni dati che danno l’idea di quanto l’embargo sia anacronistico, anche per la maggioranza dell’opinione pubblica stelle-e-strisce. Innanzitutto, manifestazioni contro l’assedio statunitense a Cuba sono state segnalate ad Atlanta, Miami e Minneapolis.
Le iniziative hanno visto la presenza di rappresentanti del Socialist Workers Party e dei Democratic Socialists of America. Questi ultimi hanno una vera e propria campagna di solidarietà con l’isola, che va avanti da anni ed è coordinata dal DSA Cuba Solidarity Working Group. Sul suo sito si possono trovare le prossime discussioni e iniziative che promuove al fianco di Cuba.
L’opposizione al blocco dell’isola non è nuova negli USA. Basta cercare online per trovare una quindicina d’anni di sondaggi effettuati tra chi vive negli USA (compresi i cubani) che palesano un sostegno all’embargo a dir poco vacillante. Già nel 2011, il 62% di un campione di mille adulti intervistati per un progetto del Cuban Research Institute della Florida International University aveva dichiarato la volontà di ristabilire le relazioni diplomatiche con l’isola.
All’inizio del 2014, un sondaggio commissionato dall’Atlantic Council ha registrato le risposte degli intervistati a varie dichiarazioni, a favore o contro la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, e ancora una volta la riapertura dei rapporti era in vantaggio. Quando è stato fatto notare che si stimava che l’embargo potesse valere quasi 5 miliardi di dollari in export e produzione annessa, è stato il 56% degli interpellati (il 57% in Florida, dove si trova la più grande comunità di origine cubana, il 63% tra i latinos) a mostrarsi favorevole alla normalizzazione delle relazioni con Cuba.
L’anno successivo, il Chicago Council on Global Affairs ha condotto un’ulteriore indagine, ed è emerso che due statunitensi su tre volevano la fine dell’embargo. Persino il 59% dei repubblicani era d’accordo. Dopo quasi un decennio, ovvero poco più di un anno fa, il sondaggio condotto da Data for Progress segnalava che ancora il 58% degli elettori era favorevole a ristabilire i rapporti diplomatici con l’isola.
Infine, un altro contemporaneo sondaggio effettuato sempre dalla Florida International University ha mostrato che oggi, nel sud della Florida, il 55% dei cubani vuole mantenere il bloqueo, ma la percentuale scende drasticamente al 43% quando la domanda viene posta solo ai cubani nati negli Stati Uniti.
Dopo i sondaggi negativi e i malumori suscitati con il rapimento di Maduro, l’amministrazione Trump si è imbarcata in una nuova operazione criminale che potrebbe in realtà ritorcerglisi contro. Per far sì che questo accada e che venga rafforzato il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano, bisogna moltiplicare la solidarietà, e rendere il Nuestra América Convoy un fatto politico internazionale. Le prossime settimane saranno centrali per la battaglia per un mondo nuovo, libero dall’imperialismo.
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24/02/2026
Cuba chiama! Partiamo!
La volontà di strangolamento statunitense nei confronti della popolazione cubana ha come fine l’annichilamento della sua transizione socialista creando una condizione materiale dell’Isola più dura di quella attraversata nel periodo especial dell’inizio Anni Novanta del secolo scorso dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
Per questo Cuba ha bisogno del più largo sostegno politico e del più ampio supporto materiale perché il blocco statunitense sta rendendo ancora più impegnative le condizioni di esistenza in quello che si configura come un assedio di stampo medievale.
Per queste ragioni la Rete dei Comunisti, Cambiare rotta e Osa promuoveranno una raccolta fondi da destinare alla campagna solidale “Energia per la vita – Accendiamo la luce a Cuba” per garantire elettricità a ospedali, scuole e spazi comunitari e invita tutti i singoli, le realtà solidali, le organizzazioni politiche e sindacali ad appoggiare tale campagna che intende contribuire all’acquisto di prodotti, attrezzature e supporti tecnici per il funzionamento dei pannelli solari.
Le donazioni possono essere effettuate sul conto intestato a Nexus Emilia Romagna ETS IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730 Causale del bonifico: “Energia per la vita”.
Allo stesso tempo avvieremo una raccolta di farmaci e dispositivi medici, per cui verranno resi noti nel più breve tempo possibile sia i punti di raccolta permanenti che la tipologia di prodotti necessari. I farmaci saranno portati a Cuba da una nostra delegazione che partirà per l’Havana nelle prossime settimane.
Sosterremo la Nuestra América Convoy, una missione per rompere l’assedio che porterà un Convoglio coordinato via aria, terra e mare che convergerà all’Avana il 21 marzo, sostenuto da organizzazioni e Stati latino-americani e supportato da un ampio fronte internazionale.
Promuoverà in tutt’Italia, insieme a tutti i soggetti interessati, delle piazze Nuestra América in prossimità dell’arrivo delle delegazioni del Convoy nella capitale cubana, che facciano sentire la propria calorosa vicinanza al popolo cubano e latino-americano in genere, e chiedano la liberazione del legittimo presidente venezuelano Nicolás Maduro e della “prima combattente” Cilia Flores che, il 26 marzo, affronteranno la prima udienza del “processo farsa” a cui sono sottoposti dopo il loro rapimento ed incarcerazione da parte degli Stati Uniti.
Fonte
Per questo Cuba ha bisogno del più largo sostegno politico e del più ampio supporto materiale perché il blocco statunitense sta rendendo ancora più impegnative le condizioni di esistenza in quello che si configura come un assedio di stampo medievale.
Per queste ragioni la Rete dei Comunisti, Cambiare rotta e Osa promuoveranno una raccolta fondi da destinare alla campagna solidale “Energia per la vita – Accendiamo la luce a Cuba” per garantire elettricità a ospedali, scuole e spazi comunitari e invita tutti i singoli, le realtà solidali, le organizzazioni politiche e sindacali ad appoggiare tale campagna che intende contribuire all’acquisto di prodotti, attrezzature e supporti tecnici per il funzionamento dei pannelli solari.
Le donazioni possono essere effettuate sul conto intestato a Nexus Emilia Romagna ETS IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730 Causale del bonifico: “Energia per la vita”.
Allo stesso tempo avvieremo una raccolta di farmaci e dispositivi medici, per cui verranno resi noti nel più breve tempo possibile sia i punti di raccolta permanenti che la tipologia di prodotti necessari. I farmaci saranno portati a Cuba da una nostra delegazione che partirà per l’Havana nelle prossime settimane.
Sosterremo la Nuestra América Convoy, una missione per rompere l’assedio che porterà un Convoglio coordinato via aria, terra e mare che convergerà all’Avana il 21 marzo, sostenuto da organizzazioni e Stati latino-americani e supportato da un ampio fronte internazionale.
Promuoverà in tutt’Italia, insieme a tutti i soggetti interessati, delle piazze Nuestra América in prossimità dell’arrivo delle delegazioni del Convoy nella capitale cubana, che facciano sentire la propria calorosa vicinanza al popolo cubano e latino-americano in genere, e chiedano la liberazione del legittimo presidente venezuelano Nicolás Maduro e della “prima combattente” Cilia Flores che, il 26 marzo, affronteranno la prima udienza del “processo farsa” a cui sono sottoposti dopo il loro rapimento ed incarcerazione da parte degli Stati Uniti.
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21/02/2026
Il 21 marzo il “Nuestra América Convoy” romperà l’assedio di Cuba
Sono passati pochi giorni dal lancio della “Nuestra América Flotilla”, una missione per rompere l’assedio criminale portato avanti dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba. L’obiettivo era quello di costruire un movimento di solidarietà intorno a una missione tutta politica, che porterà anche medicinali e altri aiuti al popolo cubano condotto verso la crisi umanitaria dall’imperialismo yankee.
La risposta solidale è stata però così immediata e vasta che i vari promotori hanno annunciato che la Flotilla si è trasformata in un Convoy. “In risposta alla travolgente solidarietà mondiale con Cuba – è stato scritto in un documento inviato ad Agence France-Press – l’idea iniziale della Flotilla è diventata un Convoglio coordinato via aria, terra e mare, che convergerà all’Avana il 21 marzo”.
Manca precisamente un mese, dunque, a quella che si preannuncia una grande missione di solidarietà con il popolo cubano, ispirata dalle Flotille che lo scorso autunno si sono dirette contro l’assedio genocida di Gaza da parte di Israele. E infatti, dopo Thiago Ávila, anche Greta Thunberg ha dichiarato il proprio sostegno pubblico al movimento solidale con Cuba.
“Gli Stati Uniti stanno compiendo in questo momento un atto brutale di punizione collettiva contro il popolo cubano”, ha detto l’attivista svedese. Ha poi aggiunto: “sostengo questo convoglio a Cuba [...] perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu”.
Il riconoscere una continuità tra le politiche imperialiste di Washington in Medio Oriente, attraverso lo stato sionista, e i crimini condotti per oltre 60 anni col bloqueo (o più recentemente con il sequesto di Nicolás Maduro) contro tutte le esperienze alternative latinoamericane è centrale, perché evidenzia tutto il carattere antimperialista di iniziative come quella del Nuestra América Convoy.
Anche in questo caso, come era per Gaza, il nodo è tutto politico. Sul sito del convoglio si legge: “insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana”. Non è solo una missione umanitaria, ma è innanzitutto un tassello di una più larga lotta politica per rompere l’embargo statunitense all’isola, e difendere la sovranità del popolo cubano, impegnato nella propria transizione socialista.
Che la risposta solidale sia stata così ampia fa ben sperare, ma è importante mantenere alta l’attenzione e rendere quanto più possibile “visibile” il movimento intorno alla missione di rottura dell’assedio statunitense. Ovvero, mettere in campo iniziative pubbliche di sostegno, in tutte le forme possibili. È questa la forza di cui ha parlato Greta Thunberg.
Una forza che potrebbe incrinare ulteriormente l’operato dell’amministrazione Trump, che già non sta riscuotendo grandi successi oltre ad alienargli molte delle “simpatie” passate. Alla campagna del Convoy hanno aderito Megan Romer e Ashik Siddique, che co-presiedono il Democratic Socialists of America, e già in passato l’opinione dei cittadini statunitensi ha spesso rivelato che non c’è più un reale sostegno all’embargo, che anzi viene visto persino come dannoso per la stessa economia stelle-e-strisce.
Per far fronte a questa situazione, si è già messa in moto la propaganda di media asserviti e gusanos che oggi vivono negli States (il cui esponente di punta è certamente “Narco” Rubio). Ad esempio, tra i circoli dell’esilio cubano è stata stigmatizzata la presenza di Mariela Castro Espín (figlia di Raúl Castro) nel Consiglio consultivo – in cui è presente anche Gustavo Petro, presidente della Colombia – che deve decidere gli indirizzi strategici della rete di solidarietà. L’operazione, dicono, è tutta “un’opera di propaganda dell’Avana”.
Gli organizzatori sono stati invece chiari sul fatto che l’obiettivo è tutto politico e riguarda anche la difesa dell’autodeterminazione del popolo cubano, che da 67 anni resiste all’imperialismo.
Al momento, i dettagli specifici sui porti e gli aeroporti di partenza rimangono riservati per evitare possibili impedimenti diplomatici o legali, ma nel frattempo è necessario far sì che, da qui al 21 marzo, queste polemiche strumentali vengano fatte sparire sotto il rumore delle piazze solidali con Cuba.
Fonte
La risposta solidale è stata però così immediata e vasta che i vari promotori hanno annunciato che la Flotilla si è trasformata in un Convoy. “In risposta alla travolgente solidarietà mondiale con Cuba – è stato scritto in un documento inviato ad Agence France-Press – l’idea iniziale della Flotilla è diventata un Convoglio coordinato via aria, terra e mare, che convergerà all’Avana il 21 marzo”.
Manca precisamente un mese, dunque, a quella che si preannuncia una grande missione di solidarietà con il popolo cubano, ispirata dalle Flotille che lo scorso autunno si sono dirette contro l’assedio genocida di Gaza da parte di Israele. E infatti, dopo Thiago Ávila, anche Greta Thunberg ha dichiarato il proprio sostegno pubblico al movimento solidale con Cuba.
“Gli Stati Uniti stanno compiendo in questo momento un atto brutale di punizione collettiva contro il popolo cubano”, ha detto l’attivista svedese. Ha poi aggiunto: “sostengo questo convoglio a Cuba [...] perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu”.
Il riconoscere una continuità tra le politiche imperialiste di Washington in Medio Oriente, attraverso lo stato sionista, e i crimini condotti per oltre 60 anni col bloqueo (o più recentemente con il sequesto di Nicolás Maduro) contro tutte le esperienze alternative latinoamericane è centrale, perché evidenzia tutto il carattere antimperialista di iniziative come quella del Nuestra América Convoy.
Anche in questo caso, come era per Gaza, il nodo è tutto politico. Sul sito del convoglio si legge: “insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana”. Non è solo una missione umanitaria, ma è innanzitutto un tassello di una più larga lotta politica per rompere l’embargo statunitense all’isola, e difendere la sovranità del popolo cubano, impegnato nella propria transizione socialista.
Che la risposta solidale sia stata così ampia fa ben sperare, ma è importante mantenere alta l’attenzione e rendere quanto più possibile “visibile” il movimento intorno alla missione di rottura dell’assedio statunitense. Ovvero, mettere in campo iniziative pubbliche di sostegno, in tutte le forme possibili. È questa la forza di cui ha parlato Greta Thunberg.
Una forza che potrebbe incrinare ulteriormente l’operato dell’amministrazione Trump, che già non sta riscuotendo grandi successi oltre ad alienargli molte delle “simpatie” passate. Alla campagna del Convoy hanno aderito Megan Romer e Ashik Siddique, che co-presiedono il Democratic Socialists of America, e già in passato l’opinione dei cittadini statunitensi ha spesso rivelato che non c’è più un reale sostegno all’embargo, che anzi viene visto persino come dannoso per la stessa economia stelle-e-strisce.
Per far fronte a questa situazione, si è già messa in moto la propaganda di media asserviti e gusanos che oggi vivono negli States (il cui esponente di punta è certamente “Narco” Rubio). Ad esempio, tra i circoli dell’esilio cubano è stata stigmatizzata la presenza di Mariela Castro Espín (figlia di Raúl Castro) nel Consiglio consultivo – in cui è presente anche Gustavo Petro, presidente della Colombia – che deve decidere gli indirizzi strategici della rete di solidarietà. L’operazione, dicono, è tutta “un’opera di propaganda dell’Avana”.
Gli organizzatori sono stati invece chiari sul fatto che l’obiettivo è tutto politico e riguarda anche la difesa dell’autodeterminazione del popolo cubano, che da 67 anni resiste all’imperialismo.
Al momento, i dettagli specifici sui porti e gli aeroporti di partenza rimangono riservati per evitare possibili impedimenti diplomatici o legali, ma nel frattempo è necessario far sì che, da qui al 21 marzo, queste polemiche strumentali vengano fatte sparire sotto il rumore delle piazze solidali con Cuba.
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