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21/02/2026

Il 21 marzo il “Nuestra América Convoy” romperà l’assedio di Cuba

Sono passati pochi giorni dal lancio della “Nuestra América Flotilla”, una missione per rompere l’assedio criminale portato avanti dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba. L’obiettivo era quello di costruire un movimento di solidarietà intorno a una missione tutta politica, che porterà anche medicinali e altri aiuti al popolo cubano condotto verso la crisi umanitaria dall’imperialismo yankee.

La risposta solidale è stata però così immediata e vasta che i vari promotori hanno annunciato che la Flotilla si è trasformata in un Convoy. “In risposta alla travolgente solidarietà mondiale con Cuba – è stato scritto in un documento inviato ad Agence France-Press l’idea iniziale della Flotilla è diventata un Convoglio coordinato via aria, terra e mare, che convergerà all’Avana il 21 marzo”.

Manca precisamente un mese, dunque, a quella che si preannuncia una grande missione di solidarietà con il popolo cubano, ispirata dalle Flotille che lo scorso autunno si sono dirette contro l’assedio genocida di Gaza da parte di Israele. E infatti, dopo Thiago Ávila, anche Greta Thunberg ha dichiarato il proprio sostegno pubblico al movimento solidale con Cuba.

“Gli Stati Uniti stanno compiendo in questo momento un atto brutale di punizione collettiva contro il popolo cubano”, ha detto l’attivista svedese. Ha poi aggiunto: “sostengo questo convoglio a Cuba [...] perché la solidarietà internazionale è l’unica forza abbastanza potente da poter affrontare figure imperiali come Trump e Netanyahu”.

Il riconoscere una continuità tra le politiche imperialiste di Washington in Medio Oriente, attraverso lo stato sionista, e i crimini condotti per oltre 60 anni col bloqueo (o più recentemente con il sequesto di Nicolás Maduro) contro tutte le esperienze alternative latinoamericane è centrale, perché evidenzia tutto il carattere antimperialista di iniziative come quella del Nuestra América Convoy.

Anche in questo caso, come era per Gaza, il nodo è tutto politico. Sul sito del convoglio si legge: “insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana”. Non è solo una missione umanitaria, ma è innanzitutto un tassello di una più larga lotta politica per rompere l’embargo statunitense all’isola, e difendere la sovranità del popolo cubano, impegnato nella propria transizione socialista.

Che la risposta solidale sia stata così ampia fa ben sperare, ma è importante mantenere alta l’attenzione e rendere quanto più possibile “visibile” il movimento intorno alla missione di rottura dell’assedio statunitense. Ovvero, mettere in campo iniziative pubbliche di sostegno, in tutte le forme possibili. È questa la forza di cui ha parlato Greta Thunberg.

Una forza che potrebbe incrinare ulteriormente l’operato dell’amministrazione Trump, che già non sta riscuotendo grandi successi oltre ad alienargli molte delle “simpatie” passate. Alla campagna del Convoy hanno aderito Megan Romer e Ashik Siddique, che co-presiedono il Democratic Socialists of America, e già in passato l’opinione dei cittadini statunitensi ha spesso rivelato che non c’è più un reale sostegno all’embargo, che anzi viene visto persino come dannoso per la stessa economia stelle-e-strisce.

Per far fronte a questa situazione, si è già messa in moto la propaganda di media asserviti e gusanos che oggi vivono negli States (il cui esponente di punta è certamente “Narco” Rubio). Ad esempio, tra i circoli dell’esilio cubano è stata stigmatizzata la presenza di Mariela Castro Espín (figlia di Raúl Castro) nel Consiglio consultivo – in cui è presente anche Gustavo Petro, presidente della Colombia – che deve decidere gli indirizzi strategici della rete di solidarietà. L’operazione, dicono, è tutta “un’opera di propaganda dell’Avana”.

Gli organizzatori sono stati invece chiari sul fatto che l’obiettivo è tutto politico e riguarda anche la difesa dell’autodeterminazione del popolo cubano, che da 67 anni resiste all’imperialismo.

Al momento, i dettagli specifici sui porti e gli aeroporti di partenza rimangono riservati per evitare possibili impedimenti diplomatici o legali, ma nel frattempo è necessario far sì che, da qui al 21 marzo, queste polemiche strumentali vengano fatte sparire sotto il rumore delle piazze solidali con Cuba.

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