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17/02/2026

Il Niger si prepara “alla guerra contro la Francia”. La posta in gioco sull’uranio nigerino

Venerdì scorso, il leader della giunta al potere in Niger, il generale Abdourahamane Tiani, ha rinnovato le accuse secondo cui la Francia sarebbe dietro l’attacco del 29 gennaio all’aeroporto di Niamey, un attacco rivendicato dagli jihadisti dello Stato Islamico nel Sahel.

Ha descritto l’incidente come parte di una “malata agenda di destabilizzazione”, sostenendo che il suo apparente obiettivo di paralizzare il trasporto aereo del Niger fosse infine fallito. Ma ha anche accusato direttamente quelli che ha definito “gli sponsor di questi mercenari” facendo i nomi di Macron e dei presidenti della Costa d’Avorio Quattara e del Benin Patrice Talon. “Li abbiamo sentiti abbaiare abbastanza, ora si preparino a sentirci ruggire” ha dichiarato Tiani in un discorso tenuto durante un raduno allo stadio di Njamey,

Parigi ha ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento attraverso il portavoce delle forze armate francesi, colonnello Guillaume Vernet, il quale ha definito le accuse come parte di una “guerra informativa”.

Il Financial Times titola che in Niger ci sono “Mille tonnellate di uranio nel mirino dell’Isis”. Il riferimento è alla spedizione di circa 1.000 tonnellate di “yellow cake” (concentrato di uranio) bloccato all’aeroporto di Niamey da diverse settimane e oggetto, appunto, delle tensioni tra Francia e Niger.

“Ci troviamo di fronte a persone che, a causa dei nostri beni, della nostra ricchezza, vogliono a tutti i costi riportarci alla situazione che li ha resi prosperi”, ha affermato un altro membro della giunta nigerina, il generale Amadouu Ibro, l’11 febbraio scorso.

Lo stesso Ibro, membro della giunta al potere in Niger dal 2023, ha invitato la popolazione “a prepararsi a una guerra con la Francia”.

Il Niger accusa regolarmente Parigi di voler destabilizzare il paese e il capo della giunta, il generale Aboudrahamane Tiani, ha designato direttamente il presidente francese Emmanuel Macron come “lo sponsor” dei jihadisti dello Stato Islamico che hanno attaccato l’aeroporto internazionale di Niamey alla fine di gennaio.

Gli ultimi soldati francesi della missione Barkhane, hanno lasciato il Niger alla fine del 2023. E la Francia da allora non ha mai smesso di pensare a come rimettere sotto controllo l'ex colonia africana.

Secondo Jeune Afrique, Niamey rivendica una politica di sovranità, in particolare sulle materie prime, ed ha nazionalizzato Somaïr, una sussidiaria del colosso francese Orano (la ex Areva, ndr), che a sua volta ha avviato diverse azioni legali contro il governo. Il Niger ha annunciato alla fine del 2025 la sua intenzione di mettere l’uranio prodotto sul mercato internazionale.

Il giornale francese La Tribune riferisce che il presidente nigerino Abdourahamane Tiani ha riaffermato la posizione di Niamey riguardo all’uranio prodotto ad Arlit prima della nazionalizzazione. “Niamey non torna indietro sulla nazionalizzazione, ma distingue tra l’uranio prodotto prima dell’acquisizione della miniera, che considera rimborsabile in proporzione alla precedente partecipazione di Orano, e quello estratto successivamente, che sostiene essere esclusivamente nigerino”.

Si tratta del 63,4% di 156.231 tonnellate di uranio prodotte prima della nazionalizzazione della francese Orano. Per la nuova giunta nigerino tutto quello prodotto successivamente è di proprietà del Niger.

È bene rammentare che se la Francia ha dovuto ritirare il suo contingente militare dal Niger, l’Italia è ancora presente su quel territorio.

L’Italia infatti dal 2018 ha circa 250 soldati nel paese africano ingaggiati nella cosiddetta Missione bilaterale di supporto in Niger (Misin), una presenza militare ufficialmente finalizzata “all’addestramento e alla formazione delle forze di sicurezza locali, al supporto logistico e alla cooperazione con le autorità nigerine nel contrasto al terrorismo, al traffico illecito e ai flussi migratori”.

È altrettanto utile rammentare che il Niger è il settimo produttore mondiale di uranio – il secondo in Africa, dopo la Namibia – con circa il 5% della produzione mineraria globale nel 2022, pari a circa 2.020 tonnellate di uranio. L’uranio nigerino, tra l’altro, è anche quello di qualità più alta del continente africano. Basta questo per capire quale sia veramente la posta in gioco in questo paese africano.

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