À la guerre comme à la guerre! A Monaco, ancora una volta, l’Occidente ha calato la maschera affermando che la guerra è il suo modo di contrastare – o almeno provarci – un declino evidente, riscontrabile già dai dati economici e demografici.
Il problema ora è: la guerra a chi, insieme a chi, il come e il quando.
Una volta saltata la ferrea alleanza euro-atlantica tutte le variabili hanno assunto un peso diverso. Gli Stati Uniti trumpiani hanno rotto gli indugi e ragionano per conto proprio, l’Unione Europea si scopre inadatta ad agire in tempo reale in virtù di un assetto istituzionale tra il barocco e l’assembleare, dove ogni formichina può fermare ogni decisione. Ma la guerra non ammette esitazioni...
Il resto del mondo guarda, registra la rinascita senza veli dell’antico spirito guerrafondaio e colonialista occidentale, si prepara a reagire contando su un assai diverso rapporto di forza rispetto al passato, ma anche consapevole che ogni contrasto frontale è un rischio. L’attacco al Venezuela, la boiata genocida e palazzinara del “Board of peace”, la preparazione dell’assalto all’Iran, l’agognato ritorno in Africa da parte di una Francia a pezzi... Ce n’è abbastanza per sciogliere eventuali dubbi sulle vere intenzioni dell’Occidente.
Se anche le dichiarazioni dei vari primi ministri fossero state un po’ più ambigue, ci ha pensato comunque il meno sveglio di tutti – il britannico Keir Starmer – a sintetizzare il “programma”. Parlando della possibile soluzione del conflitto in Ucraina, per ora voluta soltanto dagli Stati Uniti, interessati ad altri scenari, se n’è uscito affermando che “la pace non ridurrebbe il pericolo, ma lo aumenterebbe”.
Ma se la pace è una “minaccia” allora la guerra diventa una “necessità vitale”. Non ancora la “sola igiene del mondo” – come nelle follie futuriste del protofascismo italico – ma l’unica prospettiva a breve termine.
Il problema è, ripetiamo: la guerra a chi, insieme a chi, il come e il quando.
Avevamo notato subito che se si passa “da un mondo basato sui valori ad un mondo basato sugli interessi” le soluzioni proposte o imposte con la forza non saranno più “tendenzialmente universali” ma esplicitamente particolari. Gli interessi di un paese o di un’area del mondo saranno differenti o addirittura contrapposti quando si tratterà – come sta già avvenendo – di competere per risorse scarse o di cui si è privi. Dal petrolio alle terre rare, a quel che volete...
Non che prima fosse molto diverso, ma il tutto avveniva sotto le apparenze di una “legalità internazionale” astratta, coincidente con la “comunità internazionale” di fatto identificata con l’area euro-atlantica e qualche paese periferico (Giappone, Australia, ecc.).
Gli occidentali – di ogni classe sociale – potevano insomma dormire tranquilli, godersi in prima serata lo spettacolo della guerra ridotta a war game, e accettare lo statu quo. Meglio servi – ma vivi – qui, che finire come i bombardati altrove...
Il nuovo quadro strategico è ancora poco metabolizzato ma già sconvolgente. Per averne la dimensione basta guardare le prime reazioni del “baricentro mediatico” dell’establishment italiano: il Corriere della Sera.
Nell’arco di appena 24 ore due “approfondimenti” autorevoli (di Milena Gabanelli e del tuttologo Federico Fubini) hanno improvvisamente identificato due nuovi potenziali nemici che fino al giorno prima erano “alleati” senza se e senza ma: Stati Uniti e Germania (col Giappone di rincorsa).
La prima ha “scoperto” che il sistema dei pagamenti Swift, controllato da Washington, permette agli Usa di bloccare improvvisamente l’operatività su conti correnti e carte di credito di chiunque nel mondo. Era così da ottant’anni, ma meglio tardi che mai...
L’occasione è stata offerta dalle “sanzioni individuali” che hanno colpito cinque giudici della Corte Penale Internazionale e la “reproba” Francesca Albanese, tutti “rei” di denunciare il genocidio dei palestinesi.
Al Corriere nessuno aveva avuto nulla da eccepire quando Trump aveva monarchicamente disposto quelle “sanzioni”, trovandole magari persino “motivate”, salvo poi accorgersi – magari a cavallo dell’offensiva sulla Groenlandia – che quella stessa paralisi può colpire anche... un giornalista del Corriere.
Da qui al desiderio di avere un “sistema alternativo”, europeo, è un attimo. La frammentazione dei canali di pagamento corrisponde così alla frammentazione degli interessi e del mercato mondiale. Non a caso russi e cinesi avevano provveduto già da tempo, nonostante i lazzi e le maledizioni di via Solferino.
Idem per Fubini, che vede ora con molta preoccupazione – e giustamente! – l’autonomizzazione della Germania rispetto alla stessa Unione Europea e secondo la ben nota logica trumpiana (“se ci state dietro, bene, altrimenti facciamo anche da soli”).
Il che, parlando di armamenti nucleari, non è esattamente tranquillizzante, specie calcolando che i neonazisti dell’AfD – peraltro benedetti dai trumpiani – saranno probabilmente in posizioni di governo nei prossimi anni.
Al dunque. Se “la pace è una minaccia” e “la guerra può essere con chiunque” (anche se al Corriere preferirebbero ancora che fosse contro la Russia, naturalmente), ragione imporrebbe che ci si fermasse prima di finire al di là delle colonne d’Ercole.
Ma il freno non c’è. Il terrore di perdere “la nostra posizione sul mondo” – di supremazia e diritto di rapina – impedisce persino di vedere che “la banda” di rapinatori ha perso coesione, unità di intenti e di interessi, accettazione dei ruoli. “Il capo” si autonomizza, i sottoposti europei restano a metà del guado, incerti tra il compattare i resti o cambiare la formazione.
Un gioco a occhi chiusi, alla spera-in-dio... Ma con l’atomica sul tavolo.
L’unica variabile che il Corriere e ogni establishment non può prendere in considerazione è che le classi e i popoli fin qui silenti, in Occidente, si risveglino dal coma farmacologico riscoprendo che i propri interessi non coincidono affatto – anzi! – con quelli della classe dirigente.
Lavorare a questo e fermare i folli è l’unica possibilità di evitare il disastro generale. Perché l’unica vera minaccia è naturalmente la guerra...
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